About Us

Luci e ombre della Conferenza di Trieste

17 Mar Luci e ombre della Conferenza di Trieste

Il Gruppo Abele traccia un bilancio della Conferenza sulle droghe che si è appena conclusa a Trieste

Pur tra molte criticità, il Gruppo Abele ha deciso di partecipare alla V Conferenza Nazionale con lo scopo di non sottrarsi al confronto con il governo e nel cercare di far valere le posizioni su cui gran parte degli operatori si sono espressi in tutti questi anni.
Il confronto non è stato sempre facile, per molte ragioni. Ad esempio, alcune delle sessioni di lavoro non hanno consentito il dibattito al di là delle presentazioni dei relatori, per ragioni di tempo, ma anche di scelte ben precise quali: l’individuazione dei relatori che non è stata sufficientemente rappresentativa di tutte le realtà del sistema dei servizi; alcuni temi di particolare rilevanza sono stati esclusi dalle sessioni di lavoro e rimandati a un periodo successivo di confronto.
Nonostante ciò, vogliamo cogliere elementi di apertura, quali la disponibilità al rifinanziamento del Fondo Nazionale; al dare una risposta definitiva all’annoso problema dei crediti che vantano le Comunità nei confronti di molte Regioni. Ed anche sulla Riduzione del Danno la parziale apertura sugli interventi che concernono la prevenzione dell’Aids e la legittimazione degli interventi a bassa soglia che quindi dovrebbero passare da progetti a servizi. Ci attendiamo che la richiesta giunta a gran voce dal mondo degli operatori in merito al ritiro dell’emendamento presentato dalla Lega sull’obbligo di denuncia degli immigrati non regolari da parte del personale sociosanitario e ripresa dalle dichiarazioni del Presidente della Camera e poi da Giovanardi si concretizzi nell’isolamento della forza politica che l’ha formulato.
Il Gruppo Abele non si sottrae alle responsabilità che ha assunto in questi mesi, ma questo non significa che rinuncerà a segnalare le eventuali inadempienze alle aperture su citate.
Rimaniamo in attesa di maggiori approfondimenti rispetto a tutto ciò ed in particolare alla realizzazione di un processo di valutazione dei reali effetti della legge Fini-Giovanardi e dei suoi temuti effetti iatrogeni, come già sembrerebbe apparire nonostante la confusione prodotta dall’effetto indulto. La ricadute negative riguardano sia la riformulazione dell’art. 75 (è già stato segnalato l’effetto di rinuncia al percorso di cura nel permanere della sanzione) sia soprattutto dell’art. 73.
Rimane una netta chiusura rispetto a tutte le pratiche di Riduzione del Danno di tipo innovativo ampiamente esercitate in Europa e già sottoposte a valutazione anche da parte dell’Oms. Ciò ci vede fortemente contrari se si considera che la stessa UNODC, pur rimanendo contraria alle sale di iniezione, ha aperto invece alla somministrazione controllata di eroina da parte medica.
Inoltre, la posizione recentemente assunta dall’Italia in ambito europeo e che ha avuto la sua ricaduta sulla Conferenza di Vienna nella valutazione di un decennio di contrasto alle sostanze psicoattive, ha di fatto incrinato il fronte dell’Unione Europea che ha fatto della politica dei 4 pilastri una strategia equilibrata e lentamente maturata nel tempo.
Infine, si nutrono dubbi sulle modalità con cui il Dipartimento per le politiche anti-droga intende portare avanti la collaborazione con le Regioni alle quali la riforma dell’articolo V della Costituzione concede ampia autonomia. La costruzione di un Piano d’azione nazionale è materia molto delicata, considerati i tanti partner chiamati a costruirlo (Dipartimento, Ministeri di competenza, Regioni, Servizi pubblici e Società scientifiche, Privato sociale e altre rappresentanze significative), per cui il metodo di un’efficace concertazione non può che essere l’unica strada praticabile.



Facebook

Twitter

YouTube