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Ludopatie. Dopo l’osservatorio, una vera legge

04 Apr Ludopatie. Dopo l’osservatorio, una vera legge

leopoldogrosso2013Leopoldo Grosso intervistato da Valeria Cucinieri, capo redattore dell’agenzia stampa Agicos (Agenzia Giornalistica Concorsi e Scommesse)

Un Osservatorio ad hoc per contrastare il gioco d’azzardo e le gravi ludopatie. Lo ha annunciato ieri l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che ha dato il via libera al provvedimento con cui viene istituito questo organismo, come previsto dal decreto Balduzzi, presieduto dallo stesso Vicedirettore dell’Aams, Luigi Magistro, con il supporto per il coordinamento tecnico scientifico del Capo Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giovanni Serpelloni. “Un passo assolutamente necessario da fare”, come ha spiegato Leopoldo Grosso – vicepresidente del Gruppo Abele – in un’intervista rilasciata in esclusiva ad Agicos.

Istituito l’Osservatorio sui rischi legati alla dipendenza da gioco. Era un passo che si poteva fare prima?
La creazione di uno strumento che offrisse la possibilità di capire meglio il fenomeno era un passo assolutamente necessario da fare. L’Italia è uno tra i pochi Stati europei che non ha ancora uno studio epidemiologico della dipendenza da gioco d’azzardo patologico quindi le stime che noi abbiamo, non solo sulla diffusione del fenomeno ma soprattutto sulle vittime del fenomeno stesso, sono stime molto indiziarie che vengono desunte o da altri studi europei – o addirittura nord americani – oppure semplicemente da coloro che poi portano la domanda d’aiuto che sono però poi solo la piccola punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso. Uno strumento che unisce gli elementi di ricerca rispetto al fenomeno con la valutazione rispetto agli interventi che vengono effettuati, è benvenuto anche perché è da tanto tempo che viene richiesto.

Pensate sia sufficiente a limitare il problema o addirittura a risolverlo?
L’istituzione dell’Osservatorio è un contentino nel senso che non riteniamo sia assolutamente decisivo nella lotta alle dipendenze da gioco d’azzardo. La partita si gioca a un alto livello, si gioca su un regime di deregulation che dagli inizi degli anni 2000 ad oggi vari governi hanno prodotto in materia. Il gioco d’azzardo è ancora ufficialmente vietato da un articolo del codice penale, ma il Governo può istituire progressivi interventi che lo consentono all’interno del proprio monopolio di stato. C’è stata in questi dieci anni un’esagerazione, nel senso che l’Italia è diventato uno dei Paesi al mondo dove si gioca di più d’azzardo. Pensare di intervenire solo con strumenti riparativi non è sufficiente. Lo strumento riparativo più interessante che abbiamo proposto alle istituzioni come coordinamento di associazioni che si occupano di questo tema, che va sotto il titolo “Mettiamoci in Gioco”, è stato quello di dedicare il 3% del fatturato – o quanto meno quanto incamera l’Erario, dato che sono 9 miliardi sui 70 miliardi di fatturato, agli interventi riparativi. Perché nel contentino non ci sta solo l’istituzione dell’Osservatorio, ci sta anche il fatto che il trattamento dei giocatori d’azzardo in cura è stato messo nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e quindi nei livelli minimi di intervento da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Il problema è che non è stato finanziato, è stato inserito nei Lea ma non è stato finanziato. Per quanto riguarda l’Osservatorio, bisogna vedere poi dove si trovano i soldi per farlo funzionare, per fare le ricerche adeguate e le analisi del caso. Riteniamo comunque che sia uno strumento di per se sufficiente, sicuramente utile e da tanto tempo richiesto ma non risolutivo.

Quale potrebbe essere una soluzione alternativa al problema?
C’è bisogno di vera legge quadro che limiti ulteriormente il crescente proliferare dell’offerta e in qualche modo ritorni su qualche decisione. Ad esempio noi abbiamo chiesto che l’Ente locale, quindi il Comune, potesse far valere la propria autorità nel decidere se aprire nuove sale giochi sul proprio territorio, invece nel decreto Balduzzi dopo la prima formulazione che aveva recepito le indicazioni delle Associazioni, è stata fatta una clamorosa marcia indietro su questo tema lasciando tutto il potere allo Stato e alle Prefetture. Riteniamo che la partita si debba giocare soprattutto sul piano anche del contenimento dell’offerta, perché come sempre le azioni di prevenzione vanno svolte da una parte, sull’educazione della persona, sui programmi di promozione della salute, sulla consapevolezza dei rischi, però dall’altra parte anche sulla limitazione dell’offerta.

Pensate di collaborare in futuro con l’Osservatorio?
Non abbiamo preclusioni aprioristiche. Si tratta di vedere due questioni: intanto la composizione di coloro che ne faranno parte, capire anche quali sono le persone a livello di esperti delle istituzioni che verranno in qualche modo scelte, poi quanto questo Comitato di appoggio all’Ossservatorio – in cui dovrebbero entrare anche le Associazioni – risponde a quello che è stato in questi ultimi anni il vero movimento della società civile che si è opposta a questa eccessiva deregulation del gioco d’azzardo. Bisogna vedere la partecipazione e l’effettiva capacità di funzionamento e di finanziamento che avrà questo strumento.

(valeria cucinieri, Agicos)



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