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L’Ue manda in cantina la legge Bossi-Fini sul reato di clandestinità

27 Jan L’Ue manda in cantina la legge Bossi-Fini sul reato di clandestinità

Le carceri italiane sono colme per più di 20mila persone oltre il limite di tolleranza. L’associazione Antigone denuncia però che oltre 3mila detenuti si trovano negli istituti di pena per il reato di clandestinità, punito col carcere da 1 a 5 anni secondo le disposizioni della legge Bossi-Fini. Una norma, quella italiana, in palese contrasto con la direttiva europea 115 del 2008, che gli stati membri avrebbero dovuto recepire entro il 24 dicembre 2010 e in cui si stabilisce che lo straniero “non può essere privato della propria libertà personale”. In carcere per il reato di clandestinità si trovano prevalentemente uomini (le donne sono 51) che provengono da Marocco (916 persone), Tunisia (775), Algeria (256), Senegal (134), Albania (124) e Nigeria (102). In base alla direttiva europea sono già molti i tribunali che in tutta Italia hanno sospeso l’applicazione della Bossi-Fini, chiedendo alla Corte Ue di chiarire se questa interpretazione sia corretta. E per chi è già in carcere? Secondo Antigone, tutti coloro che sono stati arrestati dopo il 24 dicembre dello scorso anno dovrebbero essere rilasciati. In termini numerici, sono i dati del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) a consentire una stima delle persone scarcerabili: dei 3.118 detenuti che hanno come capo di imputazione il reato di clandestinità, 2.438 hanno commesso anche altre infrazioni, ma 680 hanno a carico solamente questo reato.

(manuela battista)



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