About Us

Mafia: 29 anni fa la strage di Pizzolungo, ricordate le vittime

02 Apr Mafia: 29 anni fa la strage di Pizzolungo, ricordate le vittime

02.04.2014 | Agenzie varie

Ansa
Trapani – Sono state ricordate stamane, nel corso di una cerimonia a Pizzolungo, le vittime della strage del 2 aprile 1985: Barbara Rizzo Asta e i due figlioletti gemelli Giuseppe e Salvatore. L’attentato era diretto all’ex sostituto procuratore Carlo Palermo rimasto illeso. Nella strage rimasero gravemente feriti gli agenti di scorta, Salvatore La Porta e Nino Ruggirello. “Non posso sopportare di non conoscere la verità dopo 29 anni”, ha detto dopo la deposizione di una corona di fiori sul luogo della strage, Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime. “Non c’è una strage in Italia di cui si conosca la verità” gli fa eco don Luigi Ciotti presidente di Libera: “Oggi non basta più commuoversi, bisogna muoversi”. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il procuratore capo di Trapani Marcello Viola e il commissario straorinario alla Provincia di Trapani Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo.

Agi
Trapani – Una commissione parlamentare d’indagine sulla strage mafiosa di Pizzolungo (Trapani) del 2 aprile 1985 in cui morirono Barbara Rizzo e i suoi gemellini Salvatore e Giuseppe Asta. E’ quanto ha chiesto l’associazione Libera per far luce sull’eccidio di cui oggi ricorre il ventinovesimo anniversario. Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime, ha preso parte insieme a don Luigi Ciotti alla commemorazione che si è svolta questa mattina sul luogo dell’attentato. “Auspico che emerga la verità -ha detto Asta – per conoscere il motivo per cui sono stata privata degli affetti più cari e per dare dignità alla loro morte”. La familiare delle vittime ha chiesto giustizia: “Non posso sopportare – ha proseguito – di vivere in un Paese democratico e, dopo 29 anni, non sapere ancora perché sono dovuta crescere senza mia madre ed i miei fratelli. C’è una parte di istituzioni e segmenti della politica che non vogliono vincere la battaglia contro la mafia e finché sarà così ci saranno dei morti”. Asta ha voluto ricordare anche il giudice Carlo Palermo, all’epoca sostituto procuratore di Trapani, vero bersaglio dell’agguato a cui però è scampato. “Palermo – ha concluso – è stato ucciso dal punto di vista psicologico e professionale”. Presenti alla cerimonia anche due degli uomini della scorta di Palermo, Salvatore La Porta e Nino Ruggirello, oltre al procuratore capo di Trapani Marcello Viola, al commissario straordinario della Provincia Antonio Ingroia e ad altre autorità militari, civili e religiose.

Agi
Trapani – “Come il Papa, io, che sono nessuno, mi metto in ginocchio e chiedo a Matteo Messina Denaro e a chi ha scelto il male di convertirsi e cambiare vita”. E’ l’appello rivolto al boss latitante di Castelvetrano da don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’associazione Libera, questa mattina a Trapani per la commemorazione del ventinovesimo anniversario della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 aprile 1985 in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi gemellini Salvatore e Giuseppe Asta, di 6 anni. “Piangete e convertitevi perchè vincerà il bene nonostante tutto”, ha aggiunto il prete, che parlando con i cronisti della ventennale latitanza del capomafia ha detto: “I dubbi sono più sani delle certezze e a me i dubbi non mancano. C’è stata da parte di qualcuno la volontà di catturarlo ma ho l’impressione che da parte di altri si sia fatto di tutto per non permettere di incontrarlo”. Per il fondatore di Libera “c’è chi lavora perché la verità su tante stragi irrisolte non venga fuori. Ed è questa la nostra amarezza. Chiederemo a Dio – ha proseguito – che ci dia una bella pedata perché nessuno si senta arrivato in quel che fa. Impegnamoci per il cambiamento vero, perché la legge sulla corruzione in Italia non riesce a passare, le leggi sull’ambiente sono bloccate, le riforme sulla giustizia non vanno avanti, le politiche sociali sono mortificate e ci sono tanti cittadini a intermittenza”.

 

 

 



Facebook

Twitter

YouTube