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Mafia. Allarme per diffusione in Europa

10 Feb Mafia. Allarme per diffusione in Europa

10.02.2011 | Dire
Bruxelles – L’Ue deve smettere di considerare la mafia come un fenomeno quasi folcloristico e limitato alla sola Penisola italiana – o alle sue regioni meridionali – e cominciare a predisporre strumenti anche legislativi e penali a livello comunitario, ispirati al modello italiano, per combatterla su tutto il Continente, prima che si innesti nel suo tessuto socioeconomico falsando il mercato e la concorrenza e riducendoli a dei meri simulacri.
Lo hanno detto con forza, oggi a Bruxelles, gli eurodeputati siciliani del Pd Rita Borsellino e Rosario Crocetta, insieme ai magistrati Giancarlo Caselli, procuratore di Torino, e Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, al presidente di Libera Don Luigi Ciotti e al vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Veneri, durante un seminario organizzato dal gruppo dei Socialisti e Demcratici al Parlamento europeo per “una strategia europea di lotta contro la criminalità organizzata e le mafie”.
Le proposte avanzate al seminario, che saranno seguite da un’azione di pressione nei riguardi della Commissione europea e in seno alle commissioni europarlamentari competenti, sono state indicate con precisione da Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo, e da Crocetta, ex sindaco antimafia di Gela scampato a diversi tentativi di attentato. Borsellino ha chiesto: 1) una direttiva che estenda a tutta l’Ue il dispositivo della legge Rognoni-La Torre del 1996 che confisca e destina a fini sociali i beni appartenenti alle mafie; 2) una definizione europea del reato di traffico illecito dei rifiuti, una delle attività più lucrative e pericolose gestite dalla criminalità organizzata; 3) una legislazione europea per la protezione delle vittime e dei testimoni e collaboratori di giustizia, in modo da tutelarli in tutti gli Stati membri.
Crocetta ha aggiunto una lista complementare di richieste:1) una definizione comunitaria armonizzata del crimine di associazione a delinquere di stampo mafioso, sul modello della legge italiana 416 bis, che dovrebbe diventare “modello standard per tutta l’Ue, come ha sottolineato con particolare forza anche il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, presente al seminario; una normativa Ue per la piena tracciabilità del denaro, in modo da controllare i traffici illeciti e impedire che siano adottate misure come lo ‘scudo fiscale’ italiano, definito dall’eurodeputato “la più gigantesca lavanderia mondiale per il ricilcaggio del denaro sporco”; una legislazione per la protezione dei pentiti e l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali, denunciando chi in Italia vuole rimettere in discussione questo strumento essenziale della lotta alla criminalità organizzata.
Crocetta, inoltre, chiede che venga istituita una commissione europarlamentare di indagine sulle mafie, che sono, ha detto, “il modello criminale del terzo millennio in Italia e nel mondo”.
Don Ciotti, da parte sua, ha annunciato che Libera e la sua associazione internazionale, Flare, raccoglieranno “fra la primavera e l’estate” un milione di firme di cittadini europei per sottoporre alla Commissione Ue come ‘iniziativa cittadina’ (il nuovo strumento previsto dal Trattato di Lisbona), a favore di una normativa che dedichi a fini sociali i beni confiscati alle mafie. Il procuratore Caselli ha spiegato in modo particolarmente efficace la necessità di portare a livello dell’Ue e internazionale la cultura italiana dell’antimafia, e il pericolo che le mafie rappresentano in particolare per il sistema socio-economico europeo, per la sua capacità di far “saltare i parametri del mercato e della concorrenza”, su cui è basata la stessa integrazione europea.
Occorre, ha detto Caselli, un sistema antimafia europeo, con ‘l’esportazione’ a livello Ue del modello italiano, basato “sulla crescente specializzazione degli inquirenti e la centralizzazione delle informazioni”, e con “il coordinamento fra polizie, magistrature e legislazioni degli Stati membri, basandosi sul principio dell’affidamento reciproco, mentre oggi prevale ancora la diffidenza, se non l’ostilità, e si fa così un regalo al crimine organizzato”.
“Il crimine organizzato – ha osservato l’ex procuratore capo di Palermo – vive nel XXI secolo ed è capace di sfruttare tutti gli strumenti che la modernità gli mette a disposizione, mentre l’azione di contrasto (a livello internazionale ed europeo, ndr) è indietro di due secoli. Nell’Ue, c’è la piena libertà di circolazione per persone, merci e capitali, ma per i magistrati e le polizie esistono ancora tutte le frontiere nazionali”.
Oggi, insomma, ha sottolineato Caselli, “la mafia è un problema internazionale e globale, e il suo potere sta diventando sempre di più un potere economico, che rischia di ridurre il mercato e la concorrenza a mere apparenze, simulacri. L’imprenditore mafioso – ha spiegato – è ricco, ha tutti i capitali delle attività illecite da riciclare; non deve farsi prestare i soldi dalle banche, e quindi può godere dell’imponente vantaggio del denaro a costo zero rispetto ai concorrenti”. Inoltre, ha aggiunto, “non ha bisogno che la sua attività economica produca un ritorno subito, e può permettersi perciò di praticare condizioni che i concorrenti non si possono permettere, e li può così eliminare dal mercato. E se ci sono problemi – ha concluso Caselli -, il mafioso li risolve con la violenza, che è nel suo Dna”.



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