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Mafia: don Ciotti alla politica, non ci siano compromessi

26 Mar Mafia: don Ciotti alla politica, non ci siano compromessi

25.03.2015 | Ansa

Roma – “Su prescrizione, autoriciclaggio, falso in bilancio, non ci possono essere compromessi, altrimenti vincono le mafie, è un regalo a loro. I giovani, la società, chiedono questo e il loro grido va ascoltato”. Lo ha detto don Luigi Ciotti intervenendo al convegno sul contrasto alle mafie promosso dalla Commissione Antimafia. Don Ciotti ha chiesto anche di sostenere il disegno di legge che prevede 21 marzo la Giornata della Memoria e dell’Impegno, “è un segno che non costa nulla”. “Io cerco di rappresentare noi: è necessario costruire un noi fatto di tanti contesti, tante realtà, tante persone” per combattere le mafie. “Don Luigi Sturzo – ha proseguito don Ciotti – disse che la mafia era in Sicilia ma forse la testa era a Roma: e disse che sarebbe salita sempre più a nord, oltre le Alpi: una drammatica profezia. La storia ci conferma anche questo: è la realtà. La mafia per combatterla ha bisogno di un impegno per 365 giorni. I ragazzi di oggi hanno capito che loro sono le prime vittime di questo sistema criminale. Questa è la prima generazione che vive l’angoscia del futuro, dell’incertezza, della precarietà. In queto senso la presenza di migliaia di giovani a Bologna non è casuale” Forse, ha proseguito don Ciotti pensano ai familiari delle vittime di mafia, “ci vogliono meno lapidi e più sostanza; le persone chiedono la vicinanza dello Stato”. “Le mafie – ha osservato il leader di Libera – non sono figlie della povertà e dell’ arretratezza ma la povertà è serbatoio favorevole al suo diffondersi. In questi anni di progressi e ricadute, tanti passi sono stati fatti, è cresciuta una lettura culturale e politica ma rimane insufficiente. Ci sono progetti educativi che hanno seminato ma sono insufficienti, credo dobbiamo dirci dopo 20 anni quanta inerzia, quanti passi indietro e quante ricadute ci sono state”. Infine don Ciotti ha invitato a non perdere il senso critico. “Le mafie non hanno bisogno di una nuova definizione ma una nuova comprensione: oggi la parola giusta è occupazione, non più infiltrazione, le mafie non hanno bisogno della porte di servizio, hanno trovato porte aperte e persino comitati di accoglienza”.”La Commissione antimafia ha dichiarato che vuole indagare sull’antimafia. E’ una cosa giusta e importante, oggi più che mai. Certamente ha delle buone ragioni perché credo che si scenda un po’ in profondità nel mondo dell’antimafia. In ambiti diversi ci sono delle fragilità, ci sono e ci sono state delle complicità”. Lo ha detto a margine di un incontro a Bologna, organizzato dall’Unipol e dalla fondazione Unipolis, il presidente e fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, spiegando che “emergeranno grandi fragilità, che sono anche delle ferite”. “Ben venga quindi che la Commissione antimafia faccia un’indagine sull’antimafia in ambiti diversi – ha aggiunto – anche perché è necessario fare un po’ di chiarezza affinché non si facciano generalizzazioni e semplificazioni su tutti. Se si vanno a vedere i siti l’unica realtà che pubblica i bilanci, guarda caso, è Libera, che non è un’associazione ma un coordinamento di associazioni”. “Ben venga – ha ribadito don Ciotti – che la Commissione verifichi e chieda conto al mondo dell’antimafia: è una questione di responsabilità e di coscienza, non può essere una carta di identità che qualcuno tira fuori a seconda delle circostanze”.



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