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Mafia: minacce Riina a don Ciotti, archiviata indagine

14 Jun Mafia: minacce Riina a don Ciotti, archiviata indagine

14.06.2017 | Ansa

Milano – Il gip Magelli nel suo provvedimento di archiviazione, a differenza del pm Bruna Albertini, ha stabilito che le parole pronunciate da Riina nella conversazione con Lorusso durante l’ora d’aria avessero avuto efficacia intimidatoria, sia per la caratura criminale dei personaggi sia per il quadro in cui si inseriscono considerato, in particolare, il paragone tra don Ciotti e don Puglisi ucciso da cosa nostra nel settembre del 1993. In questo caso, però, per il giudice è mancato quel rapporto diretto tra colui che minaccia e il destinatario delle minacce poichè, essendo il boss di Corleone detenuto in regime di 41 bis – come Lorusso – non era in suo potere fare arrivare le sue frasi intimidatorie dirette al fondatore di Libera all’esterno del carcere. In quel dialogo il capomafia, aveva detto “questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi” e poi “Ciotti, Ciotti, putissimo pure ammazzarlo”. Tali intercettazioni nelle quali erano emerse anche intimidazioni al pm Antonino di Matteo e al direttore del carcere di Opera Giacinto Siciliano, furono depositate nel processo sulla trattativa Stato-mafia e poi trasmesse alla procura milanese per competenza. Ma mentre per le minacce a Sicilano è in corso il processo a Riina, per quelle a don Ciotti il pm Albertini aveva chiesto l’archiviazione dell’indagine sostenendo non avessero efficacia intimidatoria. Riina, ora ottantaseienne, é ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma ed è in attesa dell’udienza fissata per il 7 luglio davanti al Tribunale di Sorveglianza che dovrà decidere, anche alla luce della recente pronuncia della Cassazione – non immune da polemiche – sull’istanza della difesa del capo dei capi che da anni chiede il differimento della pena o i domiciliari per motivi di salute.



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