About Us

Mafia. ‘Usura, tesoro della criminalità’

30 Oct Mafia. ‘Usura, tesoro della criminalità’

30.10.2012 | Redattore Sociale

Roma – In un momento di crisi come quello che sta vivendo il paese, c’e’ chi riesce ad ampliare il suo giro d’affari prestando soldi. E’ l’usura il nuovo tesoro delle mafie in Italia: un “bot” per la criminalita’ organizzata che e’ sempre piu’ “delocalizzato”, e che permette ai clan di entrare silenziosamente in territori vergini dal punto di vista dell’aggressione mafiosa e nello stesso tempo di far confluire nell’economia pulita fiumi di soldi sporchi, da dover riciclare.
Sono ben 54 i clan mafiosi che negli ultimi ventiquattro mesi compaiono nelle Relazioni Antimafia, nelle inchieste e nelle cronache giudiziarie. Molti sono i nomi noti: dai Casalesi al clan D’Alessandro, dai Cordi’ ai Casamonica, dai Cosco alla ‘ndrina dei De Stefano, dal clan Terracciano ai Fasciani, dai Mancuso ai Parisi, dai Mangialupi al clan della Stidda. Lo dice il rapporto presentato oggi a Roma da Libera, nomi e numeri contro le mafie dal titolo “L’usura, il Bot delle mafie”. Il dossier prende in prestito questa immagine dal Pm Vincenzo Luberto che la uso’ all’indomani dell’operazione Star price 2 – nella quale, secondo l’accusa, diverse somme di denaro frutto dei proventi dell’usura sarebbero state utilizzate per finanziare alcune attivita’ commerciali. Il tutto per un giro d’affari vicino ai dieci milioni di euro, gestito da tre potenti gruppi mafiosi del cosentino.
I tassi cambiano da regione a regione: record a Roma. Secondo il rapporto l’ usura mafiosa si mostra stabile nelle grandi metropoli, ma negli ultimi tempi sta penetrando velocemente, e in silenzio, nelle ricche citta’ di provincia. I casalesi fanno affari in Veneto e in Toscana, la ‘Ndrangheta occupa le regioni del Nord Italia – Lombardia, Piemonte ed Emilia -, mentre Cosa nostra rimane legata al suo territorio di origine. E i tassi usurai cambiano di regione in regione. In Puglia, per esempio, i clan hanno raggiunto i 240% di tassi annui; in Calabria, nel vibonese, il tariffario e’ pari al 257% annuo, nel cosentino e nella Locride si scende a 200%. Nelle metropoli si registra il record: a Roma con tassi anche vicino al 1500% annui, che scendono pero’ a 400% a Firenze, e a 150% a Milano. Le cifre sono altalenanti anche nelle province. I clan nel nord est padovano chiedono fino a 180% annuo, nel modenese tra il 120 ed il 150%, mentre ad Aprilia, nel basso Lazio, si e’ raggiunta la cifra record di 1075% di tasso annuo.
Su 18 mila segnalazioni il 46% riguardano usura e abusivismo finanziario. Nonostante l’enorme sommerso, alcuni dati sui sequestri operati dalla magistratura ai danni di alcuni clan mafiosi nel corso di inchieste giudiziarie, offrono uno spaccato sul fenomeno. Oltre 41 milioni di euro al clan Terracciano emigrato in Toscana; 70 milioni di euro il tesoro sequestrato al clan Moccia nel napoletano. E ancora oltre 10 milioni di euro al clan Valle Lampada, che dalla Calabria ha messo radici nell’hinterland milanese; circa 7 milioni di euro, il tesoretto di usura sequestrato a un ex contrabbandiere Mario Potenza, grazie alle dichiarazioni del boss pentito della camorra napoletana Salvatore Lo Russo; oltre 15 milioni al clan Parisi in Puglia, 5 milioni di euro al clan calabrese Facchineri che operava in Lombardia, oltre 50 milioni di euro il tesoretto della famiglia dei Casamonica a Roma. “Che siamo davanti a un fenomeno mafioso di entita’ preoccupante lo dimostrano anche i dati provenienti dalle informazioni Uif della Banca d’Italia su segnalazioni di operazioni sospette – si legge nel rapporto – .
Solo secondo i riferimenti della Guardia di Finanza, a fronte delle oltre 18.000 segnalazioni per le quali nel periodo 2010-2011 si e’ completato l’approfondimento investigativo, 8.365 (circa il 46 %) sono confluite in procedimenti penali aperti presso varie Procure per riciclaggio e reimpiego di proventi criminali: usura, abusivismo finanziario, truffa, reati tributari. Insomma, i clan hanno fatto di questa attivita’ un ramo fondamentale della loro impresa, avendo la possibilita’ di riciclare gli immensi proventi del traffico di droga o del giro delle scommesse, e in tal modo penetrando a fondo nel tessuto dell’economia legale”.
Vittime soprattutto le aziende redditizie e le attivita’ commerciali floride. Nel mirino della criminalita’ organizzata ci sono soprattutto aziende redditizie e attivita’ commerciali floride che in tempo di crisi – anche quelli meglio strutturati – hanno la necessita’ urgente di accedere a crediti per non perdere commesse e di conseguenza essere tagliati fuori dal mercato. “In questi casi solo l’usuraio mafioso puo’ essere in grado di movimentare e rendere disponibili ingenti somme di denaro in breve tempo – continua il rapporto – E con i soldi, accompagnati da una costante violenza psicologica ma anche fisica, il passo successivo e’ inevitabile: il prestito ad usura, che da un lato permette al titolare dell’azienda di salvarla, dall’altro il clan si impossessa di fatto di quell’azienda e di quell’attivita’ economica trasformandola in una propria lavanderia”. E i rischi sono vicini allo zero, perche’ l’usura, e a maggior ragione quella mafiosa, e’ un reato che non si denuncia. “E’ un reato che si basa spesso sulla mancata percezione della vittima di essere stritolato in un affare illecito, si basa sull’omerta’, e su un rapporto vittima-usuraio mafioso che segue la dipendenza psicologica, quasi fisica. E per paura, ma talvolta anche per vergogna, difficilmente qualcuno si presenta dinanzi alle forze dell’ordine per denunciare”.

Mafia, usura. Libera: intera economia viene dopata. Vita dura per strozzini
Roma – Non si tratta solo di un’aggressione alla piccola economia familiare, ma attraverso l’usura mafiosa “un’intera economia viene dopata, con ricadute facilmente immaginabili, nell’era della globalizzazione, sui sistemi produttivi, sui mercati, sulla finanza”. Lo denuncia Libera nel dossier L’usura, il BOT delle mafie”, in cui fotografa un paese strozzato dalla criminalita’ organizzata. “Se a gestire l’usura sono i clan, allora cambia tutto; ogni cosa si amplifica e diventa tutto piu’ difficile – sottolinea Libera – con loro l’usura non cammina mai da sola, e’ sempre crocevia di mille altri affari sporchi, non ultimi il riciclaggio e le scommesse. Con le mafie i soldi scorrono in mille rivoli tra finanziarie, prestanomi e societa’ similari, e piu’ i soldi camminano e piu’ diventa difficile individuarli”. Il dossier sottolinea, inoltre, che con le mafie “hanno vita dura anche gli strozzini, quelli che hanno sempre agito in proprio, e anche le loro vittime: i primi, perche’ in tempi di crisi non disponendo anch’essi di liquidita’, sono costretti a rivolgersi agli unici che danno soldi, tanti e subito, i clan; i secondi perche’ sono costretti a pagare interessi che comprendono anche quelli che i loro carnefici devono pagare al clan finanziatore”. Infine tra le criticita’ c’e’ anche l’ aumento dell’omerta’, perche’ “se comunemente non si denuncia per vergogna, con le mafie non si denuncia per paura, e perche’ dinanzi alle scarcerazioni dei carnefici una cosa e’ incontrare per strada, il giorno dopo, il classico cravattaro, e una cosa e’ incontrare l’affiliato del clan”. Il galateo dell’usuraio. Dalle storie sull’usura mafiosa presenti nel dossier di Libera e’ possibile stilare una sorta di “galateo” dell’usuraio: gentili minacce, violente promesse di morte, ritorsioni su membri della famiglia, in alcuni casi anche “usurai gentiluomini”. Minacce che emergono per esempio dalle intercettazioni telefoniche dell’Operazione “Diamante” con cui il Gico della Guardia di finanza di Firenze ha arrestato cinque persone, due campani legati al clan Bidognetti dei Casalesi, e tre toscani, con le accuse di usura e estorsione. Il dossier parla anche della figura dell’ “usuraio gentiluomo”: le minacce sono infatti destinate solo al debitore, fuori le donne e fuori la famiglia.
E nel galateo c’e’ anche chi fa un corso accelerato per usurai. I consigli arrivano da Mario Potenza, ex contrabbandiere degli anni di Zaza-Mazzarella. Dopo l’arresto dei figli Bruno e Salvatore, che prima lo aiutavano nel “recupero crediti”, Potenza si trova a dover rimpiazzarli. Si rivolge cosi’ a un vicino di casa, Raffaele Terminiello, anch’egli arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia del gennaio 2012. A lui fa addirittura delle lezioni, una sorta di corso accelerato per usurai: gli spiega come terrorizzare le vittime, incitandolo a non mostrare per loro alcuna pieta’.
“Acchiappalo per i capelli come ti dico io! Piglialo malamente a questa latrina. Digli: ha detto lo zio (lo stesso Potenza, ndr) che stanno ridendo sopra i morti… digli che se viene lo zio vi schiatta la faccia!”. E ancora: “ha detto il nonno, ha detto lo zio: se si scoccia si fa 4 anni di carcere, per se viene li’ ti salta addosso”. Nasce la Fondazione nazionale antiusura “Interesse uomo”.Durante la conferenza stampa e’ stata presentata la Fondazione nazionale Antiusura “Interesse Uomo”, che fino a ora aveva operato in provincia di Potenza. Una collaborazione proficua e consolidata con le istituzioni, e un percorso di lavoro da tempo condiviso con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, ha fatto si’ che alla Fondazione di Potenza giungessero, negli ultimi anni, numerose richieste di sostegno da diverse zone d’Italia. Domande di aiuto che la Fondazione ha inteso accogliere riuscendo, dopo un percorso di circa due anni, a estendere il suo raggio d’azione oltre i confini lucani. Grazie al rinnovato impegno della Provincia di Potenza, del Cestrim (Centro Studi e Ricerche sulle realta’ meridionali), dell’ Anci Basilicata e di altri compagni di strada come Libera, Banca Popolare Etica e Comune di Potenza, la Fondazione Antiusura di Potenza lavorera’, come braccio operativo di Libera, sull’intero territorio nazionale al fine di facilitare l’accesso al credito bancario ed agli intermediatori finanziari – anche attraverso la prestazione di idonee garanzie – a privati cittadini e operatori economici che incontrano difficolta’ di accesso al credito e che sono quindi potenziali vittime del fenomeno dell’usura, assistere e sostenere attraverso un supporto di consulenza giuridica, legale oltre che psicologica, i soggetti sopra individuati ma anche quanti gia’ in mano agli usurai chiedono di essere aiutati; sviluppare un’azione di contrasto della pratica usuraria attraverso l’invito alle vittime di usura di denunciare i propri usurai.

Mafia, usura. Don Ciotti: centrale nodo banche
Roma – “L’usura di mafia riguarda le imprese che funzionavano bene ma che per mancanza di liquidi e accesso alla banche sono state costrette a rivolgersi a giri mafiosi. Il nodo delle banche e’ centrale e deve essere affrontato”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, alla presentazione del dossier “L’usura, il Bot delle mafie”. Per il presidente dio Libera “anche le cooperative che danno servizi ai poveri sono sempre piu’ penalizzate dall’ente pubblico, che paga in ritardo, e si rivolgono alle banche per avere anticipi ma trovano saracinesche chiuse”. “Il pubblico – ha detto – deve impegnarsi per evitare di alimentare questo circolo vizioso”.
Don Ciotti ha anche parlato della spirale di silenzio che investe le vittime che non hanno soltanto vergogna ma anche paura nel caso degli usuari mafiosi. “Tutto questo avviene anche attraverso una rete di professionisti senza scrupoli; – aggiunge- l’usura e’ una schiavitu': a essere uccise non solo le sicurezze ma anche le persone. In questo momento di grande fatica ci sono persone e imprenditori che si sono tolte la vita. La politica deve dare dignita’ e liberta’ a queste persone e un contributo per contrastare questa vergognosa piaga sociale”. Ha poi commentato l’elezione in Sicilia di Rosario Crocetta. “E’ un uomo carico di passione e intelligenza che abbiamo conosciuto come sindaco di Gela e che non ha mandato a dire alle mafie come la pensava, ma ha fatto”. Il dato che inquieta in Sicilia secondo don Ciotti “e’ la stanchezza delle persone, un persona su due che non e’ andata a voltare e’ un segnale di una politica in cui la gente non si riconosce piu'”. “Continuiamo – ha aggiunto – ad avere leggi come il dl sulla corruzione, in discussione in questa giorni, che nascono bene ma diventano monchi”.



Facebook

Twitter

YouTube