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Mafie. Don Ciotti: “Modena ha gli anticorpi per reagire”

28 Jan Mafie. Don Ciotti: “Modena ha gli anticorpi per reagire”

28.01.2011 | Dire

Modena – “Non c’e’ territorio d’Italia in cui le mafie non abbiano cercato di infiltrarsi, nessuno deve stupirsene, ma questa terra ha sempre avuto gli anticorpi e oggi come non mai deve reagire alla Mafia”. Cosi’ Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera, intervenuto oggi pomeriggio a Modena nell’Auditorium Marco Biagi per il convegno “Carte in regola: i professionisti modenesi sfidano con l’etica le mafie e la corruzione”. Il sacerdote ha apprezzato l’iniziativa del consiglio comunale tematico sulla Mafia a Modena: “Molto positiva e’ la partecipazione del pm Vito Zincani – ha detto – Senz’altro si tratta di un’esperienza da ripetere non solo qui ma in tutta Italia”.
“E’ importante parlare in tutto il paese di lotta alla Mafia, all’illegalità e alla corruzione- ha aggiunto don Ciotti appena arrivato all’Auditorium – Qui a Modena avviene un fatto importante: sono stati gli stessi ordini professionali che, per la prima volta in Italia, si uniscono e vogliono affermare la chiarezza e la trasparenza con una carta etica”. Professionisti che, talvolta, vengono usati dalla criminalità organizzata per radicarsi in un territorio: “Le mafie si sono sempre avvalse di parte del corpo sociale, di persone con grandi professionalità e si sono sempre avvalse della loro compiacenza- ha spiegato don Ciotti- Alcuni di
questi professionisti hanno portato un contributo di grande negatività al Paese e ai loro territori perchè hanno permesso ai grandi boss e alle mafie di commettere i loro crimini e di perseguire i loro affari illeciti”.

L’associazione Libera non rimane con le mani in mano: “Stiamo raccogliendo un milione e mezzo di firme perché l’Italia ratifichi concretamente la Convenzione di Strasburgo del 1999: il testo prevede l’inserimento nel Codice Penale dei reati di corruzione. Il fatto grave – ha ricordato don Ciotti – è che nel
frattempo, però, si sono fatti meccanismi legislativi che hanno tolto gli strumenti per risalire e dimostrare la corruzione. Alcuni esempi? Sono i casi del falso in bilancio, dell’abuso di atti d’ufficio e
dell’ex Cirielli. E’ sufficiente questo per dire che deve crescere dentro di noi la coscienza di chiedere conto a chi governa di fare le cose fino in fondo contro la corruzione”.



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