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Migranti e italiani in piazza contro il “razzismo istituzionale”

01 Mar Migranti e italiani in piazza contro il “razzismo istituzionale”

Immagine 23Per il terzo anno consecutivo, i lavoratori migranti hanno scelto il 1° marzo per uno sciopero simbolico. Una grande manifestazione di piazza, trasversale a tutte le nazionalità e le categorie professionali, per far capire all’Italia quanto sia fondamentale, eppure in varie forme “osteggiato”, il contributo offerto dagli stranieri allo sviluppo del Paese.
Molti i messaggi che gli organizzatori si proponevano di lanciare. Da un lato, certo, la difesa dei diritti del lavoro: i migranti, già penalizzati da condizioni lavorative svantaggiose – salari mediamente più bassi, un’altissima quota di assunzioni in nero, minore sicurezza – stanno pagando un prezzo particolarmente salato alla crisi economica. Perdere il posto vuol dire, per la maggior parte di loro, perdere la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno, quindi rischiare l’espulsione o la detenzione amministrativa. Proprio a questo s’è agganciato il secondo, grande tema della giornata. Le norme che regolano la presenza degli immigrati in Italia sono, secondo i promotori dello sciopero, espressione di un “razzismo istituzionale” non meno grave del “razzismo culturale” che scatena episodi di aggressione contro gli stranieri, come quelli recenti di Firenze e Torino – l’omicidio dei cittadini senegalesi Samb Modou e Diop Mor e l’incendio di un campo rom. Leggi e provvedimenti amministrativi discriminatori “che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere” hanno un impatto altrettanto drammatico sulla vita di tante persone che vivono e lavorano nel nostro Paese. “È così – si leggeva nell’appello alla partecipazione diffuso qualche giorno fa – nel contratto di soggiorno per lavoro e nella presenza dei Cie (ex-Cpt). È stato così nella sanatoria truffa del 2009 e nella logica dei flussi. È stato così nella creazione dell’emergenza profughi dopo le rivoluzioni in Nord Africa e nel mancato riconoscimento di fatto del diritto d’asilo”. Mossi dalla stessa logica appaiono anche la pratica del permesso di soggiorno “a punti” e l’aumento della tassa per rinnovare il permesso stesso. E un forte richiamo riguarda l’arretratezza delle leggi sulla cittadinanza per i figli nati in Italia da genitori stranieri, questione tornata al centro del dibattito anche grazie alla campagna “L’Italia sono anch’io”.
“Se non si punta a cambiare radicalmente questo stato di cose – concludeva il manifesto – che produce gerarchie e clandestinità, denunciare il razzismo diventa un gesto ipocrita”. Per questo la protesta ha voluto coinvolgere anche i cittadini italiani solidali con le ragioni dei migranti, e consapevoli che – come ci aveva detto lo scorso anno Cécile Kyenge Kashetu, portavoce del movimento – la battaglia per i loro diritti è in realtà una battaglia per i diritti di tutti. In piazza si sono così incontrati tutti coloro che si sentono “stranieri non dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà”.



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