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Migranti in Italia. Non sono numeri

02 Nov Migranti in Italia. Non sono numeri

Immagine 6Pochi giorni fa è stato presentato dalla Caritas/Migrantes l’annuale Dossier Statistico Immigrazione, il quale ha scattato un’istantanea del fenomeno migratorio nell’anno 2011 relativamente al nostro Paese.
I dati emersi, che comprendono sia statiche a livello mondiale, regionale europeo che a livello italiano, aggiornano la situazione dell’immigrazione in Italia nei suoi vari aspetti, da quelli socio-economici a quelli culturali, giuridici e religiosi.
I punti salienti del rapporto consentono di farsi un’idea completa del quadro italiano.
Possiamo infatti dire con certezza che i cittadini stranieri regolarmente presenti sono poco più di cinque milioni, che provengono prevalentemente dal continente Europeo (Romania in primis, con quasi un milione di presenze) e che sono distribuiti per la maggior parte nel Nord Italia.
Tra i non-comunitari, la nazionalità più presente è quella marocchina con oltre mezzo milione di persone. I permessi di soggiorno scaduti e non rinnovati sono meno di 300 mila. Gli occupati sono due milioni e mezzo e il bilancio tra costi e benefici indica che la loro presenza ha portato in Italia un surplus nelle casse statali di quasi due miliardi di euro.
Le comunità di persone immigrate in Italia ha dato luce nel 2011 a quasi 80mila bambini, portando a quasi 600 mila il numero di minori nati lo scorso anno nel nostro paese. Quasi 800 mila sono i minori stranieri iscritti a scuola (il 44% di loro è nato in Italia, parla e studia l’italiano… ma per richiedere la cittadinanza, data la legge attuale italiana, dovrà attendere i 18 anni).
La religione professata è prevalentemente quella cristiana (in ordine di prevalenza: ortodossi, cattolici, protestanti). Segue quella musulmana.
Il comportamento degli “autoctoni” nei confronti delle persone migranti presenti in Italia è ambivalente: c’è chi pensa che siano troppi, c’è chi pensa che siano trattati male.
Un dato certo è che l’immigrazione continuerà a crescere: entro il 2065 infatti, si prevede una diminuzione degli italiani di 11 milioni e mezzo (28,5 milioni di nascite e 40 milioni di decessi) e un aumento delle comunità non italiane che porteranno la presenza di migranti in Italia a 14 milioni (17,9 milioni di ingressi contro 5,9 milioni di uscite).
Premesso ciò, Caritas e Migrantes auspicano che vengano poste in essere adeguate politiche di accoglienza e allo stesso tempo un’assistenza sociale più permeante, che recuperi il lavoro sommerso a cui molti immigrati sono destinati, che faccia emergere le presenze non registrate e che accompagni un cambiamento culturale all’insegna della condivisione, dello scambio e dell’incontro tra culture diverse.
Nonostante il dossier sia (necessariamente) ricco di cifre e statistiche, ciò che contraddistingue il lavoro di Caritas/Migrantes nella raccolta dei dati sull’immigrazione è la lettura del contesto in cui il fenomeno migratorio si sviluppa, l’attenzione alle difficoltà che i migranti incontrano nella ricerca di un’integrazione possibile col territorio di arrivo, i nodi critici su cui è indispensabile lavorare per comporre i contrasti che nascono inevitabilmente dalla convivenza: le persone non sono numeri e forse anche per questo, fin dalla copertina del dossier, sono presentati alcuni di quei volti he hanno intrapreso un percorso migratorio per migliorare il futuro proprio e dei propri figli.
Alcune schede di sintesi del Rapporto Caritas/Migrantes sono on line sul sito dossierimmigrazione.it



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