About Us

Milano: la difficile scommessa di alcuni giovani stranieri

03 Feb Milano: la difficile scommessa di alcuni giovani stranieri

avanti_insieme“Ti regalo un’ora del mio tempo”: questo lo slogan con il quale un gruppo di giovani stranieri ha deciso di fare volontariato a favore degli anziani in un quartiere di Milano. L’idea è nata durante le lezioni di italiano organizzate da “Villa Pallavicini”, un’associazione di promozione sociale attiva nella zona multietnica di via Padova. Peccato però che da giugno dello scorso anno, quando il progetto è partito, nessuno abbia risposto all’iniziativa. I ragazzi e le ragazze che hanno avuto l’idea, tutti giovanissimi, si sono trovati intorno il gelo più totale. Non una persona che abbia telefonato per avere aiuto, o semplicemente chiedere informazioni. Beatriz Manrique, 25 anni, peruviana, è una delle protagoniste del progetto.

Come è nata l’idea di “regalare” parte del vostro tempo agli anziani del quartiere?
Siamo un gruppo di ragazzi davvero composito: arriviamo da Egitto, Marocco, Perù, Bolivia, Senegal, solo per citare i paesi principali. Siamo arrivati in Italia in momenti diversi e abbiamo storie differenti, più o meno difficili o dolorose. Ci siamo incontrati e conosciuti frequentando i corsi di italiano a Villa Pallavicini. E tutti, malgrado le diverse provenienze, avevamo e abbiamo tuttora un comune obiettivo: diventare cittadini italiani a tutti gli effetti. E trovare un modo per fare per primi la nostra parte. Così abbiamo deciso di rovesciare lo stereotipo che di norma caratterizza l’immigrato.

Qual è questo stereotipo?  
Di solito, nel sentire comune, lo straniero arriva in Italia per chiedere aiuto. Ecco, noi abbiamo deciso di fare il contrario, ovvero di metterci a disposizione per dare aiuto a chi ne ha bisogno. Del resto è questo, credo, che significa essere cittadini.

Ovvero? 
Essere cittadini a tutti gli effetti vuol dire partecipare attivamente alla vita della propria città. Significa essere attenti a quello che succede intorno a noi e quindi rendersi utili. Ecco perché, dopo aver notato che nel nostro quartiere c’erano moltissimi anziani soli, abbiamo deciso di rivolgerci a loro. Proponendo un aiuto per fare la spesa, per fare la fila agli uffici del Comune o per sbrigare altre pratiche burocratiche del genere. Abbiamo fatto volantinaggio, organizzato persino una festa per farci conoscere, ma nessuno è venuto a chiedere una mano. Non abbiamo avuto alcun tipo di risposta. Silenzio assoluto.

Perché secondo te questa diffidenza?
Ci stiamo interrogando profondamente su questo. Probabilmente non riusciamo a comunicare bene, forse quella linguistica è una difficoltà da prendere più in considerazione. Ma la paura è certamente l’ostacolo più grande. In realtà il nostro progetto era nato proprio per questo: provare a rovesciare i pregiudizi sugli stranieri, vincere la diffidenza  che spesso li circonda. Ecco perché ci siamo proposti per dare, non per chiedere. Ma questo atteggiamento, evidentemente, appare strano, quasi “una truffa”. Sembra che tutti si chiedano “dove stia la fregatura”. È come se fosse troppo difficile da concepire l’idea che un immigrato possa dare una mano a chi è in difficoltà, a chi è ultimo come lui, o, magari, è persino “più ultimo” di lui.

Come vivi questi silenzi? Continuerete a provarci?
Io vivo in questo Paese da 15 anni: mi sento più italiana che peruviana. Ma essere cittadini italiani non sta tanto nell’avere un certificato o nel “sentirsi italiani nel cuore”, ma nell’essere riconosciuti come tali. È questo che fa la differenza. Ecco perché il fatto che nessuno ci cerchi ci fa star male.  Significa che la strada da fare è lunga, lunghissima, specie per chi è in Italia da poco e magari non ha il permesso di soggiorno o un lavoro sicuro. L’equazione straniero uguale “persona di cui diffidare” è talmente forte da oscurare tutto ciò che di bello nelle nostre comunità nasce e si crea, anche a favore degli italiani, della terra della quale vorremmo diventare parte. Ma certamente non molliamo, rimaniamo a disposizione di chi ha bisogno. E certi del fatto che i grandi cambiamenti possano partire anche da una piccola cosa, come dare una mano a una signora anziana per la spesa. Dateci fiducia e vi stupiremo.


(federica grandis)



Facebook

Twitter

YouTube