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Muro nostrum, un murale per non dimenticare

24 Nov Muro nostrum, un murale per non dimenticare

Ricordare le storie di chi non ce l’ha fatta. E sottolineare che il mare non è una piattaforma di sterminio, un cimitero liquido, bensì un ponte d’acqua che unisce popoli, lambisce terre, mette in relazione culture, pensieri e fedi. Con questo scopo, la scorsa estate, il Filo d’Erba ha lanciato, dalla sua pagina facebook, il concorso “Muro Nostrum”. Una prima edizione, nelle intenzioni degli organizzatori. Il bozzetto scelto – e realizzato sul muro di cinta della sede della Comunità, a Rivalta – è stato quello di Francesco Isgrò, in arte Skià. Writer per passione dall’adolescenza. A 14 anni già univa arte e impegno. Il suo primo lavoro fu dedicato a un calciatore che oppose il suo rifiuto di fronte al saluto di Adolf Hitler. Di anni, da allora, ne sono passati 13, ma la passione di Skià è immutata. Nell’opera che ha realizzato per “Muro Nostrum” rappresenta tutta la disperazione dei migranti, un mare di anime in pena, un mare rosso sangue fatto di sguardi persi nel vuoto o pieni di dolore. “Fantasmi del mare”, come recita l’inizio di una scritta in alto a destra del murale.

Qual è il senso del graffito, Francesco?
Il significato del graffito era ricordare la memoria delle persone clandestine, che hanno lasciato i loro villaggi, per raggiungere il nostro paese alla ricerca di una vita migliore, ma che sono morti lungo la strada, senza mai arrivare a destinazione.

Come hai saputo del concorso?
Grazie a una mia amica, che lavora presso il Centro Giovani di Rivalta, informata di questo evento.

Hai fatto altri lavori che uniscono l’ambito “sociale” oltre quello artistico?
Mi è capitato spesso e in varie zone d’Italia, dal Piemonte alla Lombardia, fino al Trentino. Il mio primo murales risale a quando avevo 14 anni. Ho raffigurato un calciatore che durante gli anni Quaranta aveva rifiutato di salutare Adolf Hitler. L’anno scorso, invece, ho disegnato un altro murale in un ex carcere, nella provincia di Sondrio. Ho creato uno spirito sul muro della prigione, alta due metri. Il messaggio di questa iniziativa era quello di dare speranza e augurio alle persone, simile a quello dedicato alle vittime di “Muro Nostrum”.

Hai già realizzato delle mostre, o ne hai qualcuna in corso?
Attualmente, a Torino, mi sto occupando della mia prima mostra che si terrà alla Square 23 Art Gallery Torino, dal 15 novembre al 3 dicembre. È una galleria di piccole dimensioni, che può ospitare una decina di lavori. Devo ammettere che ho avuto una grande emozione nel presentare le mie opere al pubblico, ma è una delle mie prime grandi soddisfazioni. Filo rosso della mostra è la “Vertigine”, dalla quale ho sviluppato i miei lavori. Ho rappresentato quattro quadri a pennello, illustrazioni e altri disegni di Rivalta.

Come e quando è avvenuto l’incontro con l’ambito dei murales?
Amo il disegno da sempre, sin da piccolo. La mia visione dell’arte, però, non coincideva con quella scolastica. Ho una visione più intima del disegno. La passione vera è nata per puro caso, a vent’anni. Ho iniziato a disegnare murales da solo, per strada. Solo successivamente ho incontrato altri writers, più grandi di me, e ho cercato di inserirmi, una cosa non molto semplice. Anche in famiglia la mia passione non è stata salutata proprio con entusiasmo, ma credo che questo tipo di iniziative in cui si uniscono arte e impegno sociale consentano anche a loro di apprezzare le mie scelte in campo artistico.

(deborah ferrara)



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