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Non basta condannare la violenza

07 Jul Non basta condannare la violenza

emmanuel-chidi-namdiSi passa il tempo a discutere di banche, di borse, di conseguenze della Brexit – ed è giusto, gli effetti dell’economia ricadono sulla vita di tutti noi – ma intanto non ci accorgiamo di quanto queste nostre vite, le loro relazioni, siano ammalate, svuotate di senso e di umanità.
L’omicidio di Emmanuel a Fermo – ma voglio ricordare anche la morte violenta di Beau a Roma – sono il segno di un deserto culturale diffuso, di una crescente negazione della dignità della persona. C’è una violenza che cova già nelle parole, nelle etichette, negli appellativi sprezzanti. Troppi in questi anni hanno speculato sul tema della sicurezza. C’è chi ha costruito consenso dipingendo lo “straniero” come un nemico, un violento, un usurpatore. La politica stessa, salvo coraggiose eccezioni, ha assecondato e alimentato la deriva, o si è nascosta dietro distinguo formali come quelli tra “profugo” e “migrante economico”.
beau solomonNon c’è da stupirsi poi se qualcuno – rispolverando magari odiose teorie razziste – si senta autorizzato a passare ai fatti, convinto che il problema non siano la povertà e la disoccupazione, la corruzione e le mafie, ma le persone che arrivano nel nostro Paese nella speranza di trovare una nuova vita.
Non basta condannare la violenza. Occorre bonificare le paludi  d’indifferenza e di egoismo che la rendono possibile, trasformando la sicurezza in un killer. È un impegno che riguarda ciascuno di noi, quale che sia il nostro ruolo e la nostra responsabilità. Perché sicurezza vuol dire costruire una società più giusta, fondata sui diritti e doveri, dove ci riconosciamo diversi come persone e uguali come cittadini. La società che sognavano Beau, Emmanuel e che continua a sognare la sua compagna Chimiary.

 

(luigi ciotti, presidente Gruppo Abele)



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