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Non per il “no” ma per il “noi”

14 Oct Non per il “no” ma per il “noi”

manif_15_10Il 15 ottobre in tante città d’Europa e del mondo i cittadini sono scesi in piazza per chiedere che alla crisi economica globale si risponda attraverso un rafforzamento dei diritti e delle democrazie. Una grande mobilitazione internazionale, che purtroppo in Italia, a Roma, è stata rovinata dall’azione di gruppi violenti. Nel nostro Paese la cronaca della “guerriglia”, condannata da tutto il variegato movimento di persone che hanno manifestato pacificamente, ha coperto le ragioni profonde della protesta.
Che come Gruppo Abele avevamo così espresso.

«Il 15 ottobre non sarà una giornata del “no”, ma del “noi”. Perché se è vero che alla base della mobilitazione, in Italia e in tanti altri Paesi, c’è l’opposizione a misure che penalizzano i poveri e i popoli, e tutelano i ricchi e i potenti, è anche vero che la maggior parte di quelli che scenderanno in piazza lo faranno con spirito propositivo. Con delle alternative in testa, da discutere e condividere, e la determinazione a spendersi in prima persona per il cambiamento.
Anche quella del Gruppo Abele non vuole essere una presenza “contro”, ma soprattutto “per”. Perché di lamentarsi sono capaci tutti, di protestare, di indignarsi, ma proprio questa parola, “indignazione”, sta rischiando di diventare un po’ una “moda”. Indignarsi oggi non basta più. Bisogna provare disgusto per le ingiustizie sociali e le disuguaglianze sempre più sfacciate; disgusto per l’illegalità che sottrae miliardi alle casse pubbliche; disgusto per le teorie – e le pratiche – economiche che mettono i profitti davanti ai diritti; disgusto verso ogni tentativo di alimentare quelle “guerre fra poveri” che fanno il gioco dei disonesti e dei privilegiati, contrapponendo chi ha poco a chi non ha più nulla, italiani e stranieri, lavoratori “regolari” e precari.
È questo disgusto la molla per agire, a partire dai nostri contesti quotidiani. E capire che ai ritardi, alle assenze e alle inadeguatezze della politica non si risponde con l’antipolitica o la rassegnazione, ma con la coerenza fra parole e fatti, aspirazioni e progetti concreti.
È così che si trasforma il “no” in “noi”, il rifiuto delle ingiustizie in impegno per costruire, insieme, giustizia, il desiderio di libertà per sé in responsabilità a promuoverla per tutti, la disperazione dei singoli nella speranza dei popoli.»

(luigi ciotti e il Gruppo Abele)



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