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Non vogliamo mica la luna! Per adesso ci accontentiamo di Torino

15 Jun Non vogliamo mica la luna! Per adesso ci accontentiamo di Torino

Immagine 27“Non vogliamo mica la luna!”. È questo lo slogan della parata che si terrà nella città di Torino il 16 Giugno. Il Pride. Un’esclamazione che lascia margine a poca interpretazione, esprimendo la necessità di un rinnovamento nel tessuto sociale e un grido alle istituzioni che, come ha ripetutamente sostenuto il Coordinamento Torino Pride GLBT, hanno sempre disatteso le aspettative della semplicemente denominata “Europa”. Dietro questa parola, infatti, non c’è solo una grande organizzazione internazionale, ma anche organi politici e giurisdizionali che attraverso atti vincolanti o meno e fiumi di inchiostro gettati su sentenze passate in giudicato (dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea concernente in materia di Uguaglianza, l’impegno del Parlamento Europeo nei riguardi di una ricerca e monitoraggio sulla situazione sociale degli individui GLBT nonché  raccomandazioni del Consiglio d’Europa e sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee) hanno cercato di livellare a livello comunitario una questione rimasta irrisolta per troppo tempo, ovvero il riconoscimento degli stessi diritti – e del dovere – a non discriminare la comunità GBLT.  Quell’esclamazione prima citata è quasi banale, semplicistica; e il coordinamento, puntualizzando nella sua propaganda tinta di fucsia, aggiunge un’altra imbarazzante esclamazione: “È l’Europa che ce lo chiede!”. Imbarazzante perché l’Europa non ce l’ha solo chiesto, l’ha rivendicato. E non solo con articoli di norme e paragrafi di sentenze, ma anche con un atteggiamento (da parte degli altri Stati membri) volto ad assicurare eguali diritti e doveri a tutti i cittadini. Ma proprio tutti.
Il Pride di Torino, così come gli altri organizzati precedentemente in Italia e altrove, assolve a quel compito di denunciare lo sdegno e testimoniare il malcontento da parte del mondo GLBT che inizia laddove la propria cittadinanza ha un valore dimezzato, amputato nella sua essenza. Non vogliamo mica la luna, solo un trattamento egualitario.
Il Pride è solo il culmine di un ventaglio di eventi, avuti luogo proprio a Torino, che hanno scandito il ritmo delle vite di tutti gli individui GLBT piemontesi e non solo: eventi come “Da Sodoma a Hollywood” Torino GLBT Film Festival, la Giornata Mondiale contro l’Omofobia (17 Maggio) o la Giornata Mondiale contro la Transfobia (20 Novembre) sono solo un esempio di questo impegno e della tenacia non solo delle 17 associazioni che ruotano attorno al Coordinamento del Pride, ma dell’intera comunità Torinese, Piemontese e Italiana.
Tutto ciò nello stile che ha sempre contraddistinto, da Stonewall Inn ad oggi, la comunità GLBT che, per rivendicare i propri diritti, non ha mai usato la violenza per dar voce al suo dissenso, ma ha sempre lottato pacificamente per i suoi diritti attraverso una parata: una giornata di divertimento e parodia. Perché, la presunta volgarità del Pride osteggiata da molti non è nient’altro che un modo per lottare ulteriormente (e non diversamente, essendo la buona terminologia qui un obbligo) per ottenere dei diritti e di non essere considerati né alieni o “diversi” né peccatori. Bensì, ulteriori.
Dando uno sguardo specificatamente all’evento torinese, che lo ricordiamo, avverrà il 16 giugno, il Coordinamento ha organizzato dalle ore 16 una Parata Cittadina in Piazza Arbarello che continuerà alle ore 19, nei pressi dei Murazzi (sinistra) nel Pride Party.
Il flyer pubblicitario del Pride ha un secondo uso: si possono infatti scrivere pensieri, consigli o critiche nella luna raffigurata e riconsegnarlo al Coordinamento che lo userà come feedback. Curioso come in prossimità di questa “luna” si stia avvicinando uno shuttle, bianco e fucsia: forse a voler raffigurare il quasi raggiungimento degli obiettivi prefissati, ma non abbastanza vicino da atterrare e portate quel vento di democrazia che molti attendono arrivare. Forse anche a voler dare un monito alle istituzioni italiane, con quel goliardico shuttle, le quali rischiano di emarginare individui che, se avessero piena cittadinanza, potrebbero contribuire a migliorare questo Paese.

(roberto de mitry)



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