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Nucleare: una protesta per dimostrarne la “follia”

18 May Nucleare: una protesta per dimostrarne la “follia”

i_pazziSono sette ragazzi tra i 20 e i 33 anni, si chiamano Alessandra, Pierpaolo, Luca, Giorgio, Marco, Alice e Silvio, e dal 12 maggio vivono in condizioni da day after.
Si sono rinchiusi in un improvvisato bunker anti-radiazioni per sperimentare sulla propria pelle e mostrare all’esterno la quotidianità dell’incubo post-atomico. Usciranno dal loro rifugio solo il 12 giugno per andare a votare “Sì” al referendum sul nucleare. Rimarranno segregati per un mese intero seguendo le regole del protocollo di radioprotezione previsto in caso di incidente nucleare: porte e finestre sigillate, niente insalata, niente latte, formaggio, carne o pesce freschi. Internet come unico canale di contatto esterno.
La loro protesta, sostenuta da Greenpeace, ha per slogan “I pazzi siete voi” e il gruppo documenta e condivide la convivenza sul web, attraverso il sito dedicato all’iniziativa www.ipazzisietevoi.org, Facebook, Youtube, Twitter, e uno streaming video 24 ore su 24 segue la loro esperienza: divisione dei compiti, problemi, paure, discussioni.
L’obiettivo è soprattutto quello di tenere alta l’attenzione sul referendum contro il nucleare che, a differenza di quelli su “acqua pubblica” e “legittimo impedimento”, rischia una seria battuta d’arresto dopo la decisione del Governo di applicare una moratoria sul decreto nucleare in seguito agli incidenti di Fukushima. Da una sezione del loro sito si può firmare per tutto il mese il proprio impegno contro l’attuazione del piano energetico nucleare in Italia. In soli sei giorni lo hanno già fatto in 25.752, e l’adesione continua a crescere.
Il tipo di campagna e i mezzi di comunicazione scelti sfruttano l’immediatezza e la schiettezza dei linguaggi moderni, e puntano soprattutto a un target giovanile.
Li abbiamo contattati telefonicamente all’alba del settimo giorno.
Ci ha risposto Alessandra, 22 anni, studentessa a Bari di Scienze e tecniche psicologiche.

Come è nata l’idea di questa protesta? E come si vive dentro a un bunker, qual è la prima cosa  concreta che manca?
L’idea è nata dopo la moratoria del governo al decreto sul nucleare, che a noi è sembrato un chiaro espediente per toglierci la possibilità di votare su questo tema. Tema che invece sta a cuore a molta gente. Alcuni di noi hanno semplicemente contattato le persone giuste nei tempi giusti e abbiamo organizzato questa protesta.
Viviamo in un rifugio che abbiamo riempito di provviste che dovrebbero bastare fino al referendum del 12 giugno.
La cosa che ci manca di più è ovviamente la possibilità di uscire, ma la consapevolezza di averlo scelto noi, e la forza che ci danno coloro che, da fuori, confermano di pensarla come noi, rende tutto più sopportabile, anche la mancanza d’aria, che poi è l’altro aspetto che concretamente impressiona. Ora siamo in sette qui dentro e le regole del protocollo permettono di tenere le finestre aperte solo due ore al giorno, distribuite per il numero di finestre che abbiamo, senza per giunta poterle spalancare: apriamo solo 10 cm.
Stare rinchiusi causa ovviamente un po’ di stress ma per il momento riusciamo ad assorbirlo.

Coma funziona la vostra convivenza da Day after?
Ci siamo organizzati: ci sono dei turni per le pulizie, la preparazione dei pasti, il lavaggio dei piatti e altre cose ancora. In questi turni cerchiamo di essere il più rigorosi possibile. Abbiamo poi tutte le classiche regole portate da una convivenza numerosa.
La regola fondamentale per tutti è “nessuno spreco”. Sarebbe scomodo ritrovarsi con qualcosa in meno perché mal utilizzata precedentemente. Sono piccole cose che in condizioni normali non si notano ma che qui dentro diventano importantissime.

Lo slogan scelto, che dà il nome alla protesta, è molto suggestivo…
“I pazzi siete voi”, cioè tutti quelli che sostenendo l’opzione nucleare, o semplicemente restando indifferenti potrebbero contribuire a esporre tutti gli italiani a vivere quello che noi stiamo simulando adesso. Se non andiamo a votare, se non ci facciamo sentire nel nostro “Sì” contro il nucleare, potremmo ritrovarci a vivere veramente quello che noi oggi stiamo soltanto simulando. I pazzi dunque sono quelli che non si espongono, quelli che non sanno che c’è un referendum, quelli che non si informano su quali siano i veri rischi di questa tecnologia.

Cosa pensate degli altri due quesiti referendari?
Per noi sono fondamentali anche gli altri. L’acqua pubblica ha poi un peso particolare per noi che da qui dentro siamo costretti a razionarla attentamente. Questa campagna che portiamo avanti è incentrata sul nucleare, ma io personalmente so che per gli altri quesiti voterò ugualmente “Sì”.

In pochi giorni la vostra protesta ha ottenuto una risonanza notevole. Di cosa vi parlano e cosa vi domandano le persone che si mettono in contatto con voi?
Molti ci scambiano per un reality e questo ci stupisce molto. La gente che ci scrive nei commenti spesso sostiene che finalmente qualcuno è riuscito a ideare un reality veramente utile.
La nostra in realtà è una protesta. Le cose che più incuriosiscono coloro che ci osservano riguardano questioni di natura pratica. Ci domandano per esempio come riusciamo a gestire lo smaltimento della nostra spazzatura oppure il razionamento dell’acqua. Insomma cose difficili da affrontare se ci si trova in una condizione come la nostra: chiusi in casa. La spazzatura per esempio viene accumulata sul balcone dentro a dei sacchetti, solo che prima di farlo colui che la trasporterà si deve vestire con una tuta antiradiazioni. Una volta depositata, poi deve accertarsi che il sacchetto sia protetto per evitare che venga colpito da pioggia o sole e sviluppi delle muffe. Sono piccoli particolari cui prima non si sarebbe fatta alcuna attenzione, ora invece sembrano vitali.
Oltre alle domande pratiche arrivano anche parole di conforto e commenti positivi che ci aiutano a non pensare che fuori ci sia stato un vero e proprio disastro nucleare.

(toni castellano)



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