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Numero verde antitratta, il Governo chiude le postazioni locali

23 Jul Numero verde antitratta, il Governo chiude le postazioni locali

Il Gruppo Abele firma l’appello per salvare le postazioni locali del numero verde antitratta. Uno strumento consolidato che in 8 anni di attività ha assicurato assistenza e integrazione sociale a oltre 14mila persone e prodotto un congruo numero di denunce, arresti e condanne di criminali e sfruttatori

Un durissimo colpo al sistema dei servizi che sostiene, nel nostro paese, le tante vittime della tratta e dello sfruttamento più grave. Gli enti pubblici e del privato sociale impegnati da anni nell’assistenza agli adulti e ai minorenni soggetti a racket e organizzazioni senza scrupoli contestano con forza la decisione del Governo di sopprimere le 14 postazioni locali del Numero Verde Nazionale Antitratta per sostituirle con un’unica postazione centrale.

La gravità di un tale atto è data dal fatto che le postazioni locali non si limitano a una mera funzione di ascolto e di informazione – che potrebbe essere svolta anche a livello centrale – ma costituiscono un elemento essenziale delle reti formate nei diversi territori dalle forze dell’ordine, dal terzo settore e dai servizi sociali. Le postazioni locali sono in grado di attivare una risposta immediata, 24 ore su 24, alle richieste di aiuto che vengono dalle vittime, ma anche dalle forze di polizia e dai servizi sociali, proprio perché sono perfettamente integrate in un sistema territoriale di contrasto e di assistenza.

Gli enti sopra indicati esprimono, poi, il loro sconcerto per il modo in cui si è arrivati, da parte del Governo, a questa decisione: una comunicazione in merito è stata inviata a tutti gli enti 10 giorni prima della scadenza delle convenzioni, non permettendo così la tempestiva attivazione di una soluzione alternativa e facendo perdere il posto di lavoro a 80 operatori altamente specializzati.
Gli enti impegnati nel contrasto della tratta e del grave sfruttamento denunciano, inoltre, una più generale volontà di smantellamento complessivo di un sistema di intervento che è considerato un modello di eccellenza in tutto il mondo.

La decisione di chiudere le postazioni locali del Numero Verde Antitratta, infatti, segue altri due atti altrettanto gravi.
Il primo è quello dell’azzeramento dei fondi destinati all’attività di primo contatto, in strada e indoor, per far emergere i fenomeni della tratta e del grave sfruttamento e alla pronta assistenza di tre mesi per le vittime che decidono di uscire dalla loro condizione di assoggettamento (secondo quanto previsto dall’art. 13 della legge 226/2003, “Misure contro la tratta di persone”). Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha assicurato che i soldi – 2,5 milioni di euro – verranno, alla fine, trovati. Ma, al momento, siamo ancora in attesa di conferma ufficiale.

La seconda decisione è la riduzione di 800mila euro dei fondi destinati, invece, ai progetti di inserimento sociale a favore delle vittime finanziati con l’art. 18 del T.U. sull’immigrazione. Se si considera che l’ammontare totale dei fondi stanziati è stato, negli ultimi anni, pari a circa 4,5 milioni di euro, siamo in presenza di un taglio di quasi il 18%.

Gli enti sopra indicati, in considerazione dell’importanza della questione tratta e –  è bene ricordarlo – delle cifre tutt’altro che generose investite finora nel sistema di aiuto e contrasto, chiedono al Governo di:

reperire, almeno, i 600mila euro necessari per assicurare il funzionamento delle postazioni locali del Numero Verde Antitratta per tutto l’anno 2010;

convocare il tavolo tecnico sulla tratta composto da istituzioni centrali e locali e dal terzo settore – istituito formalmente, ma mai realmente attivato – per ridefinire insieme l’assetto complessivo del sistema di aiuto alle vittime.

Un sistema che ha assicurato assistenza e integrazione sociale a oltre 14mila persone e prodotto un congruo numero di denunce, arresti e condanne di criminali e sfruttatori non può essere liquidato per fare qualche piccolo risparmio di cassa.



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