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Omofobia: coltivare il dialogo, sradicare il pregiudizio

17 May Omofobia: coltivare il dialogo, sradicare il pregiudizio

Immagine 5Da sette anni, ogni 17 maggio si festeggia la Giornata internazionale contro l’omofobia. La scelta del giorno è caduta volutamente sulla data in cui, 15 anni fa, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) eliminò la voce “omosessualità” dalla lista dei disturbi mentali, riconosciuti a livello internazionale. Abbiamo chiesto a Maurizio Nicolazzo, segretario amministrativo del Circolo Maurice di Torino e responsabile del gruppo formazione del coordinamento Torino Pride di parlarci dell’importanza di questa giornata e di quali siano le condizioni attuali della lotta contro la discriminazione delle persone omosessuali.

Ogni anno la giornata contro l’omofobia affronta un tema specifico. Quello scelto per il 2012 è l’istruzione. Quali sono in concreto le iniziative legate alla scuola e all’istruzione a cui Idaho (International Day Against Homophobia and Transphobia), e le associazioni che come la vostra vi aderiscono, daranno vita?
Anche quest’anno, il coordinamento Torino Pride lavora ad ampio spettro. Il servizio comunale Lgbt ha il compito di tutelare gay, lesbiche, bisessuali e transessuali da stereotipi e pregiudizi.
La gran parte delle nostre attività sono attività di formazione e si svolgono nelle strutture scolastiche. Soprattutto scuole medie e superiori. Da quattro anni a questa parte siamo entrati nel catalogo Centro Servizi Didattici della Provincia, così che gli insegnanti possono scegliere di proporre questo tipo di formazione agli studenti.
Da quest’anno abbiamo cominciato a lavorare sugli stereotipi di genere anche nelle scuole elementari e materne, sia con i bimbi che con le maestre, affrontando il tema delle differenze anche nei modelli familiari. Si tratta di un tema su cui in Italia non ci si confronta, anche se già esistono coppie omogenitoriali con figli che vanno all’asilo e perciò è necessario dal punto di vista sociale trattare questo argomento e non far finta che non esista.  La nostra idea è quella di ampliare più possibile il campo della discussione su questi temi, compatibilmente con le energie volontarie di cui disponiamo.
Nel concreto, credo che omofobia e transfobia siano inestirpabili, così come lo è il razzismo. Ma un cammino che consenta alle persone di comprendere le differenze passa solo attraverso il dialogo e attraverso una comunicazione più aperta e agevole su questi temi. Sorvolarli è solo controproducente e genera pregiudizi.

Quanto conta lavorare contro il pregiudizio fin dalla giovane età?
Il tema dell’istruzione (che comprende l’educazione e la formazione) è un tema centrale da molti punti di vista. Intanto perché prima riusciamo a creare nuove generazioni con un livello sempre minore di pregiudizio e discriminazione, prima otterremo condizioni di vita più civili.  E poi perché è proprio a scuola che i ragazzi affrontano e si scontrano con i pregiudizi e le visioni stereotipate dei loro pari e questo “incontro-scontro” va accompagnato, perché incide sulla costruzione della loro personalità.
Con le nostre attività scolastiche, che si rivolgono sia agli educatori/insegnanti, sia agli allievi, possiamo essere un punto di riferimento positivo per ragazzi gay, lesbiche, bisessuali che trovano così un appoggio, che spesso manca. Ma ovviamente serve esserci anche per i ragazzi che sono etero, perché partecipando alle nostre attività imparano ad affrontare questi argomenti, a non generalizzare. E ad accogliere le differenze.
I professori invece si sentono, grazie alla nostra presenza, incentivati e più tranquilli a parlare di questi temi: il cui più grande nemico è proprio il silenzio. Siamo anche motivo di supporto per i casi più difficili e specifici, dove alla discriminazione si aggiunge la violenza subita da parte dei coetanei. Infine, la decisione di lavorare sul tema dell’educazione e della formazione nelle scuole vuole anche essere un modo per sensibilizzare i docenti perché prevedano sempre nei loro curricula (e sappiamo che alcuni già lo fanno) il tema della differenza in generale e, in particolare, quello della differenza sessuale.

Dal 1990, anno in cui l’Oms ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, sono passati ormai più di vent’anni. Alcune cose sono cambiate. Come giudichi il livello attuale di riconoscimento dei diritti omosessuali, transessuali e bisessuali in Italia?
In Italia, se la questione è quella dei diritti, la cifra del cambiamento è pressoché uguale a zero.
La normativa sui diritti omosessuali è ferma alla ‘depenalizzazione dell’omosessualità’ sul codice di procedura penale, avvenuta nel 1869: è questa l’ultima e unica discriminazione attiva che sia mai stata annullata dal nostro codice. Dal punto di vista delle discriminazioni passive non si è fatto praticamente nulla. L’unica legge prodotta in decenni è quella che permette il cambio di sesso, nel 1982. E anche questa, frutto di una battaglia lunghissima, evidenzia in realtà la situazione paradossale in cui si trova l’Italia su questo tema: è consentito il cambiamento di sesso, ma manca una legislazione sulla tutela dei diritti ‘quotidiani’, sia individuali che di coppia.
Per il resto, sino a qualche anno fa, nelle leggi non si faceva nemmeno menzione alle parole omosessualità o transessualità. Solo con la direttiva europea contro le discriminazioni sul posto di lavoro, recepita nel 2003 dal governo Berlusconi, queste due parole vengono nominate… peccato che attraverso un comma inserito nel nostre decreto attuativo (che recita “non costituiscono atti di discriminazione […]quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all’handicap, all’età o all’orientamento sessuale di una persona, qualora si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa”) il risultato è stato opposto e ha finito per creare discriminazione verso le persone gay e lesbiche, contrariamente allo spirito della direttiva europea.

Quali esempi virtuosi, in Europa o nel resto del mondo, il nostro Paese dovrebbe seguire affinché la cultura del rispetto delle differenze possa trovare una nuova spinta, contro la discriminazione?
Esempi per migliorare esistono. Ciò che non esiste, ovviamente, sono i paradisi omosessuali. In alcuni Paesi si vive meglio, in altri meno. Le mie esperienze mi portano a dire che i paesi del Nord Europa hanno adottato misure di “vivibilità” notevoli. Esistono spazi di comunicazione che spezzano il silenzio e il tempo sta portando ad usare questi spazi, “abituando” la gente alle diversità. Nel Nord Europa esistono politiche istituzionali favorevoli rispetto alla lotta alle discriminazioni, rispetto ai servizi, rispetto al riconoscimento dei diritti di coppia e individuali. Sicuramente è un modello positivo, ma nessuno può essere sicuro di non venire offeso, discriminato o biasimato…
Per di più, a noi non interessano questi diritti se li otteniamo a scapito di altre minoranze. Non ci interessa avere il diritto al matrimonio in uno stato che poi consente l’esistenza di strutture come i Cie. Non vorrei un Governo che per pressioni lobbistiche omosessuali depriva coloro che hanno un minor peso politico. Noi non guardiamo il nostro orticello, se attorno c’è un deserto.

(toni castellano)

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