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Omofobia, le paure sono politiche

20 May Omofobia, le paure sono politiche

lucatrentiniScontro in Parlamento sulla legge contro l’omofobia. Nonostante i richiami dell’Unione europea e l’appello del Capo dello Stato che nella giornata contro le discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali e transessuali ha espresso “preoccupazione per il persistere di discriminazioni nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi”, la commissione Giustizia ha bocciato il progetto di legge della parlamentare Pd Paola Concia, che si è dimessa dal proprio incarico di relatrice. Anche il ministro per le Pari opportunità Carfagna si è dissociata dalla maggioranza, affermando che quando la proposta (in una versione precedente, proposta in commissione dall’Idv) verrà discussa in Parlamento voterà a favore. Abbiamo intervistato al riguardo Luca Trentini, segretario nazionale di Arcigay.

La proposta di legge contro le discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali e transessuali è in discussione in Parlamento da 961 giorni, con toni piuttosto accesi. Come giudica questa situazione?
L’atteggiamento della maggioranza è molto grave, soprattutto davanti al dato evidente della violenza, delle discriminazioni e delle vessazioni a cui spesso sono sottoposte queste persone. Solo ieri un’indagine di un gruppo europarlamentare ha testimoniato come l’Italia sia al secondo posto tra i Paesi dell’Unione per mancanza di tutela per le persone omosessuali e transessuali… e oggi dobbiamo assistere a questo triste balletto ideologico che, nascondendosi dietro la bandiera della “purezza della cattolicità”, nega qualsiasi tipo di tutela alle persone discriminate per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere. Tutto questo in sfregio alle direttive europee e ai richiami delle più alte cariche dello Stato. Alla luce di queste considerazioni, riterremo tutti coloro che voteranno contro questo provvedimento complici morali delle aggressioni di carattere omofonico e transfobico che dovessimo registrare in futuro. Si tratta di una mancanza grave nei confronti dei diritti dei cittadini italiani che vivono questa condizione.

Cosa raccomandano le direttive europee su questo tema e a che punto è l’applicazione in Italia e negli altri Paesi membri?
Le direttive europee sono molto chiare. Il trattato di Nizza, uno dei trattati fondamentali dell’Unione europea, richiama tra le minoranze da tutelare quelle di orientamento sessuale e di identità di genere. L’Europarlamento sta discutendo da alcuni mesi una direttiva orizzontale sulle discriminazioni, che renderebbe obbligatorio per tutti gli Stati membri legiferare per la tutela delle persone omosessuali e transessuali, oltre che per le altre categorie discriminate. Questa direttiva non è ancora stata approvata, ma lo sarà a breve. Vedremo cosa risponderà l’Italia.
Oggi le uniche leggi che si occupano delle persone omosessuali e transessuali sono tre. La prima è relativa alla protezione umanitaria concessa, all’interno della legge Bossi-Fini, a quelle persone straniere immigrate che nei loro Paesi subiscono violente discriminazioni, e in alcuni casi la pena di morte, a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.
La seconda legge è il recepimento di una direttiva europea sulla discriminazione sul posto di lavoro, che però l’Italia ha recepito aggiungendo l’onere della prova, a carico di chi subisce la discriminazione. Questo rende difficile l’applicazione della norma.
La terza è la legge 40, che cita le persone omosessuali e transessuali per escluderle esplicitamente dalla possibilità di accedere alla procreazione assistita. Insomma, il nostro Paese è piuttosto arretrato sull’argomento.

Nella sua lettera, Napolitano scrive che il cammino per la realizzazione dell’uguaglianza e del rispetto nei confronti delle persone omosessuali e transessuali è ancora lungo e difficile. Condividi questa affermazione?
Non solo è un cammino lungo e difficile, ma anche accidentato e pieno di ostacoli. Purtroppo in questo paese viviamo una carenza endemica di laicità dello Stato, per cui, addirittura, c’è chi addirittura è felice della bocciatura di un provvedimento di assoluta civiltà e di semplice rispetto. Mentre all’estero e in altri contesti europei si sta già discutendo di matrimoni, di adozioni, di genitorialità e il dibattito viene velocemente risolto o è in uno stato avanzato, nel nostro paese siamo ancora impegnati a scontrarci sulla costituzionalità o meno della tutela fisica alle persone omosessuali. Ma noi non cederemo a questo arretramento. Continueremo a chiedere la perfetta parità di tutte le persone. Andremo avanti, denunciando l’atteggiamento fuori da qualsiasi logica di civiltà e lontana anni luce dall’Europa che caratterizza una parte maggioritaria della nostra politica.

Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanardi ha detto che la proposta di legge presentata dalla parlamentare del Pd Paola Concia sarebbe discriminatoria per le persone eterosessuali e che a tutela delle persone omosessuali esiste già l’aggravante per futili motivi. Cosa rispondete?
Si tratta di un’affermazione assurda. Purtroppo noi misuriamo ogni giorno sulla nostra pelle violenze, vessazioni e discriminazioni che arrivano anche all’aggressione fisica. Ogni qualvolta una categoria è particolarmente discriminata la civiltà impone che esistano anche delle tutele particolari che aiutino le persone a condurre una vita tranquilla. Questo è quello che dovrebbe fare uno Stato civile. E non solo. Si dovrebbe anche lavorare per fare cultura intorno a questo tema. Noi come Arcigay siamo favorevole all’estensione della Legge Mancino (legge del ’93 che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazi-fascista, ndr.) alle categorie che rappresentiamo.

Arcigay è nata più di 30 anni fa. Com’è cambiata da allora la condizione delle persone omosessuali e transessuali nel nostro Paese?
Sicuramente è cambiata molto. C’è meno timore e una visibilità maggiore delle persone e delle coppie omosessuali. Da parte della società civile riceviamo manifestazioni di solidarietà e di vicinanza. Purtroppo, la politica è lontana dalla società, da quello che è la quotidianità di vita e la realtà che sperimentiamo tutti i giorni. Così, mentre nella cultura complessiva la rappresentazione di noi è cambiata radicalmente e questo ha migliorato la tranquillità di vita delle persone omosessuali e transessuali, questo non accade dal punto di vista giuridico e legale. Mentre il mondo cambia, nel chiuso delle stanze del Parlamento italiano si continua ad avere una rappresentazione distorta della realtà e a non riconoscere quella che è un’evoluzione della società, serena e inarrestabile.

(manuela battista)

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