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Papa: don Ciotti, contropiede intelligente e segno profetico

11 Feb Papa: don Ciotti, contropiede intelligente e segno profetico

11.02.2013 | Ansa

Napoli – “Un contropiede intelligente ed un segno profetico perché cambia e annuncia cambiamenti. Gesto di grande coraggio, ma soprattutto di grande libertà”. Così don Luigi Ciotti commenta le dimissioni di Benedetto XVI. “Per chi fosse distratto – aggiunge il sacerdote – quello del Papa è un richiamo forte alla responsabilità intesa come servizio e mai gestita come potere da conservare. Suonano ancora forti le sue parole per gli ultimi, i poveri, sulla corruzione ed usura e il richiamo ancora più forte pronunciato a Palermo, in Piazza Politeama, dove sottolineava: “mafia strada di morte incompatibile con il Vangelo”, dice don Ciotti.

Napoli – “E’ stato un atto di grande generosità, di grande umiltà, un atto d’amore per la Chiesa”. Così don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha commentato da Napoli le dimissioni di Papa Benedetto XVI. 
Secondo don Ciotti, il gesto “inatteso” del Pontefice va interpretato come gesto di “presa di coscienza della mancanza delle forze necessarie per servire la Chiesa perché – ha affermato il presidente di Libera – per farlo bisogna avere le condizioni fisiche, mentali e spirituali per poterlo fare”. Don Ciotti ha raccontato di essere rimasto “particolarmente colpito” dalla richiesta “di perdono” avanzata dal Papa “per i suoi tanti difetti”. “Questo – ha concluso il sacerdote – è un atto di profonda umiltà che credo tutti dovremmo fare un po’ nostro”.

Napoli – Una Chiesa “libera, povera, pastore in mezzo alla gente”. E’ questa la Chiesa di cui, secondo don Luigi Ciotti presidente di Libera, il mondo ha bisogno. “C’é bisogno – ha detto don Ciotti da Napoli – di una Chiesa profetica perché o lo è o non è Chiesa”. Secondo il sacerdote, “oggi più’ che mai la Chiesa deve fermarsi, interrogarsi perché c’é bisogno di una Chiesa libera da tutte le forme di potere, di relazione”.
Ma non solo. Don Ciotti ritiene che la Chiesa debba tornare “alla sua sobrietà, alla sua vicinanza con gli ultimi, alla sua radicalità al Vangelo, scegliendo di costruire percorsi – ha spiegato – che vadano veramente incontro alle storie delle persone”. Un cambiamento che riporti nella Chiesa “il vento di quell’aria fresca che – ha concluso – il Concilio, 50 anni fa, ci aveva consegnato, che vide fra i protagonisti lo stesso Ratzinger, e che nel tempo si è un po’ perso”.



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