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Pensavo fosse solo un gioco

05 Jan Pensavo fosse solo un gioco

imagespoker3Un anno da record e un futuro ancora più roseo. Il fatturato del gioco d’azzardo pubblico ha chiuso il 2010 con un bilancio di 61 miliardi circa con un aumento rispetto al 2009 del 12%. I dati di Agipronews dicono che ogni italiano maggiorenne ha giocato nell’ultimo anno all’incirca 100 euro al mese per un totale di 1200 euro a testa.
Una scalata che non si arresta. Per il 2011 l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) prevede un giro di affari totale di circa 80 miliardi di euro, più o meno il quadruplo dell’ultima legge finanziaria italiana. Un balzo in avanti da venti miliardi giustificato dall’esplosione di video lotterie e del poker cash, ultimi ritrovati del settore. Giochi, come il poker hold’em on line, che prevedono una tassazione inferiore rispetto ad altri giochi come Lotto e Superenalotto e che andranno ad incrementare i già lauti profitti dei privati. I veri beneficiare dell’enorme industria del gioco. Un dato per capire:  a fronte di un aumento del 12% di fatturato nel 2010 rispetto al 2009, gli introiti dello Stato sono cresciuti solamente del 2,3%.
L’azienda dei giochi differenzia e rinnova le sue offerte, promuovendole con marketing avvolgente, senza preoccuparsi di alcuna responsabilità sociale d’impresa: il progetto di liberalizzazione dei giochi, cominciato nel 1992 non prevede, infatti, preoccupazioni di natura etica. La gestione dell’impatto sociale del gioco d’azzardo non è stato calcolato. Basti dire che la condizione del giocatore d’azzardo patologico – individuo che non riesce a fermare e gestire la sua necessità di gioco – non è riconosciuta in Italia all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria, che sono poi le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, definiti dal Consiglio dei ministri nel 2001.
Eppure il mondo della dipendenza da gioco nasconde molte sofferenze, che restano perlopiù sconosciute e segrete, dietro lo sfavillio degli spot dell’azzardo. Vi raccontiamo qui la storia di S., che abbiamo incontrato a Torino, ad una riunione dell’associazione giocatori anonimi.

Vuoi presentarti?
Mi chiamo S., ho 54 anni e ho un’esperienza di gioco di oltre 35 anni. Ricordo che quando ero piccolo la domenica, a casa mia, mangiavamo a mezzogiorno. Dopo mezz’ora avevo già finito e volevo uscire, andare dai parenti, dagli zii. Ma mia madre mi faceva: “no, non uscire, facciamoci una scopa”. A 100 lire alla volta. Mi faceva vincere la prima e dopo si raddoppiava. Mi ricordo che ero già compulsivo.

Era un’abitudine di famiglia?
No, non direi, era il mio carattere. Non mi piaceva perdere e ancor di più mi piaceva rispondere alle sfide: sono ancora così.
Il vero gioco però l’ho cominciato a 14 anni. Dentro ai bar, col poker.. bestia.. . La prima volta che sono entrato in un casinò avevo 18 anni: sono arrivato a Torino per lavorare e ho chiesto a mio cognato di portarmi a Saint Vincent.
Mi è piaciuto. E poco per volta abbiamo preso l’abitudine di andare a Saint Vincent due volte alla settimana. Il poker mi piaceva parecchio: giocare con gli amici ma anche senza.
Ricordo che avevo un ottimo stipendio e riuscivo a portarne a casa solamente un quarto. Quando ho provato a conteggiare i soldi che ho dedicato al gioco.. diciamo che quando sono arrivato a due miliardi ho preferito smettere di contare.
Mia moglie mi diceva di smettere. Ero sposato e ora ho divorziato per motivi…

Legati al gioco?
Si, anche. Le ho fatto tanto di quel male…

Vedi ancora tua moglie?
G: Siamo divorziati, ma abbiamo un ottimo rapporto ora che frequento il GA (Giocatori Anonimi). Anche perché abbiamo un figlio di 23 anni. Quando abbiamo deciso di separarci mio figlio mi ha detto: “papà, era ora!”.

Da quanto tempo non giochi più?
Nove mesi…ho smesso di giocare nel febbraio del 2003. Sono riuscito a mantenermi sobrio per 2 anni e sei mesi. Non lo dimenticherò mai: era il primo giugno del 2005. Una giornata in cui non me ne fregò più nulla di nessuno. Passai a trovare mia madre che era rimasta paralizzata, mi chiese se mi volevo fermare a cena ma risposi che dovevo cenare con amici. Lei mi guardò e mi disse: “Si! La tua amica Saint Vincent”. Ho negato. Sai quando sai di dover andare via ma fai fatica ad andare, perché in parte vorresti rimanere? Mia madre mi chiedeva di rimanere ma la voglia mi chiamava. Sono andato e dopo tre quarti d’ora mia madre mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Sei arrivato dalla tua amica Saint Vincent?”. Ho negato di nuovo ma avevo il biglietto in mano per il casinò: stavo entrando!
Quella sera ho fatto una serata che mi è costata 5 anni di pagamenti. 357 euro al mese di debiti per cinque anni. In tasca avevo 7000 euro per il compleanno di mio figlio. Avevo messo via i soldi per la sua festa dei diciotto anni, il regalo, la patente… ma quella sera ho speso tutto. E non mi sono bastati: ho preso 15.000 euro da uno strozzino che mi conosceva.
Solo uscendo dal casinò mi è venuta la tentazione di mollare… a 180 all’ora sull’autostrada ho tolto le mani dal volante e ho chiuso gli occhi. Poi l’ho ripreso e mi son detto: “Che cacchio faccio?”.
Non contento, il giorno dopo ho preso anche i soldi della cassa del GA e sono tornato a Saint Vincent. Ho perso di nuovo tutto.

Come descrivi la sensazione del gioco?
All’inizio era voglia di vincere. Ma è durata poco. Per me il gioco è stato la mia donna, la mia famiglia. Io col gioco ho anche goduto, dico sessualmente. Una volta mi vergognavo a dirlo ma ora lo dico. Per me è stata la prima donna. Per me il gioco ha lo stesso posto, nelle memorie e negli amori. Non mi importava se accanto a me si trovavano due donne nude. Io avrei continuato a giocare senza nemmeno accorgermene.

Parlami del piacere del vincere..
Se pensi che quel piacere sia importante, per quel che miriguarda ti sbagli. Certo vincere mi piaceva, quando succedeva offrivo champagne a tutti, anche a quelli che non conoscevo. Ma non giocavo per vincere. Una volta andai al casinò con 40 milioni. A fine serata ne avevo 90. Il banco doveva chiudere, il casinò doveva rispettare gli orari. Cominciai a puntare velocemente il massimo in tutti i giochi, in tutte le puntate possibili, anche senza sapere quali fossero le regole. Volevo perdere.
Ora ho un’entrata di 600 euro al mese. Una volta ne prendevo 2500. La mia situazione è molto peggiorata. Per fortuna mia moglie non mi ha detto arrangiati. Mi è stata vicina, è stata comprensiva.
Mia moglie un giorno mi ha detto che se non ci fossimo separati sarei rimasto sempre lo stesso. Essere rimasto solo nei momenti peggiori mi ha fatto capire che non voglio che succeda più. Perciò adesso sono disposto a mostrarmi affidabile, ma anche attento e sensibile.

(toni castellano)



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