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“Per ridurre disuguaglianze e contrastare le mafie”

13 Mar “Per ridurre disuguaglianze e contrastare le mafie”

13.03.2015 | Adnkronos

Roma – Un reddito minimo, o di cittadinanza che dir si voglia, per ridurre la povertà, le disuguaglianze e contrastare le mafie. La proposta è di Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti, insieme a Basic Income Network e all’European Antipoverty Network, che promuovono la campagna “100 giorni per un reddito di dignità“, contro la povertà e le mafie per chiedere al Parlamento di prendere una decisione importante, una misura prevista già da tutti i paesi europei, con l’esclusione di Italia, Grecia e Bulgaria. “E’ dal 16 ottobre 2010 che il Parlamento Europeo ci chiede di varare una legge che introduca un reddito minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva -si legge in una nota-. Sono passati cinque anni e nulla è successo. Una grande mobilitazione, una firma www.campagnareddito.eu per chiedere al Parlamento di fare presto: entro 100 giorni una buona legge sul reddito di dignità arrivi in aula al Senato per essere discussa e approvata”.
“La povertà – prosegue Libera – è la peggiore delle malattie in senso sociale, economico, ambientale e sanitario. che colpiscono il paese. E’ necessario rimettere lotta alle povertà e welfare al centro dell’agenda politica per costruire una risposta a problemi che riguardano la dignità e la libertà delle persone, di fronte alle diseguaglianze che aumentano, a una povertà fuori controllo, con milioni di cittadini coinvolti, una crisi economica che vede il rafforzamento dell’economia criminale e del potere delle mafie”. I numeri sono drammatici, secondo Libera: dal 2008 al 2014 la crisi in Italia secondo i dati Istat, ha raddoppiato e quasi triplicato i numeri della povertà relativa ed assoluta. Sono 10 milioni quelli in povertà relativa, il 16,6% della popolazione complessiva, ed oltre 6 milioni, il 9,9% della popolazione, in povertà assoluta. “Ma oltre i dati relativi alla condizione specifica della povertà, dobbiamo comprendere nel computo finale tutte quelle fasce sociali a rischio povertà: dai working poor (oltre 3,2 milioni di lavoratori e lavoratrici) ai precari, dagli over 50 senza alcun lavoro alle donne, dai migranti ai giovani, dagli anziani a coloro che hanno difficoltà abitative il numero dei soggetti a rischio potrebbe aumentare in maniera esponenziale”.



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