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Per una nuova politica sulle droghe

14 Apr Per una nuova politica sulle droghe

Il Gruppo Abele aderisce all’appello fatto alle istituzioni da ITARDD, Rete italiana per la Riduzione del Danno, avente per temi le politiche governative sulle droghe e l’operato del Dipartimento per le Politiche Antidroga.

È tempo che in Italia il dibattito sulle politiche sulle droghe riparta, e questa volta ispirato alle linee guida europee e libero da tensioni moraliste o ideologiche. In questi anni il DPA si è mosso in maniera totalmente scollegata dalla base, ossia da operatori e studiosi dei fenomeni sociali legati al consumo di droghe in Italia, disegnando una traiettoria oltranzista e giudicante che si fregia di presentare come “verità scientifica”. Da anni non viene convocata la Conferenza Nazionale sulle droghe che, come detta la legge 309/90, è la sede dove dovrebbero essere valutati sia il lavoro degli operatori e dei servizi sia le politiche nazionali, né vengono elaborate le linee guida che potrebbero costruire un sistema di assistenza e cura coordinato sull’intero territorio nazionale.
Da ormai troppi anni non registriamo un’ idonea campagna informativa su effetti ricercati ed effetti collaterali delle sostanze stupefacenti, nonostante siano state molte le campagne fallimentari del passato, impostate con approccio deterrente e moralistico, cui si sono accompagnati i silenzi colpevoli dell’intero mondo dei media, sempre pronto a buttarsi sul sensazionalismo del singoli casi estremi più che su una informazione laica e documentata. Stesso destino per le campagne sull’AIDS, comparse solo estemporaneamente e quasi limitatamente alla scadenza mondiale del 1 dicembre.

Mentre il sistema dei servizi viene smantellato e le politiche di RDD osteggiate, la legge Fini-Giovanardi, così come la Bossi-Fini sull’immigrazione, hanno riempito le carceri italiane al punto da richiedere un intervento dell’UE per sanzionare l’Italia a causa del sovraffollamento e della violazione dei diritti nelle carceri. Questo perché la legge persegue e penalizza i comportamenti che sono la quotidianità dei consumatori, come il possesso di sostanze, e così in carcere ci finiscono consumatori o piccoli spacciatori, magari migranti. Data la situazione di sovraffollamento e la mancanza di risorse, le condizioni di salute dei detenuti si aggravano ed è impossibile qualsiasi percorso terapeutico, anche già iniziato all’esterno.
Più volte abbiamo rivolto appelli su questi temi, ma il DPA per tutta risposta ha cercato di cancellare le politiche di RDD nei documenti nazionali, europei e addirittura in sedi ONU, facendo dell’Italia l’anacronistico paladino di una strategia fallimentare.

Per questi e altri motivi la Rete ITARDD chiede:
* che sia convocata urgentemente la Conferenza Nazionale come previsto dalla Legge, allaquale devono tornare l’elaborazione delle politiche nazionali, la valutazione degli effetti della Legge e la definizione delle linee guida per la prevenzione, la riduzione del danno e il trattamento;

* che il governo del fenomeno ritorni ai Ministeri competenti, principalmente Welfare eSalute, perché il modello emergenziale del Dipartimento unico sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve essere superato; chiediamo comunque le dimissioni del Dr. Serpelloni, capo del DPA, per gli evidenti fallimenti e i danni inflitti dall’approccio del DPA, ai soggetti consumatori di sostanze, alle loro famiglie, ai detenuti, al sistema dei Servizi, alle politiche delle città, agli operatori;

* che qualsiasi politica sui territori, siano essi Comuni o Regioni, tenga in considerazione iprincipi della RDD utili alla polis per un pragmatico governo del fenomeno, e torni ad essere, come in passato in tutta Europa, la sede dell’innovazione possibile, per una molteplicità di fattori: entrare in contatto con tutte le persone che usano sostanze in maniera problematica; monitorare il fenomeno; effettuare attività di prevenzione della diffusione di malattie infettive; facilitare l’accesso ai servizi di assistenza e cura; rompere l’isolamento sociale di cui soffrono le persone tossicodipendenti che vivono in strada; avviare percorsi di miglioramento della qualità della vita di chi consuma; garantire i diritti dei consumatori e dei soggetti dipendenti da droghe; garantire il protagonismo dei consumatori, la loro partecipazione alle scelte che li riguardano e favorirne in ogni modo i meccanismi di autoregolazione, senza avere come unico orizzonte l’astinenza;

* che la Legge Fini-Giovanardi sia abrogata, non solo per la sua presunta incostituzionalità. Dopo 8 anni di drammi, dati alla mano, riteniamo sia ora di rivedere le politiche di un paese che necessita di cambiamenti in una prospettiva europea e di depenalizzare l’uso di sostanze; una nuova legge deve riconoscere in pieno la prospettiva della RDD per la riorganizzazione e per l’ampliamento dei modelli di intervento dei servizi;

* che siano approvate norme per la legalizzazione almeno dei derivati della cannabis, perliberare i consumatori, prevalentemente giovani, dai rischi che derivano dal mercato illegale;

* che le risorse destinate al sistema di welfare, siano aumentate e redistribuite a progetti eservizi che abbiano effettive ricadute positive nei territori anziché essere assegnate esclusivamente al DPA. Da anni, dati i tagli agli Enti Locali e il non rifinanziamento del Fondo Nazionale Lotta alla Droga, un intero sistema di servizi è in sofferenza e quindi inadeguato ad affrontare una situazione in continua evoluzione.

 Scarica l’appello



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