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Povertà in Italia, ancora brutte notizie dall’Istat

24 Apr Povertà in Italia, ancora brutte notizie dall’Istat

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Nel 2015 la povertà assoluta in Italia ha coinvolto 4 milioni 598mila individui, pari al 6.1% delle famiglie. Le persone relativamente povere sono invece 8 milioni e 307mila, pari al 13.7% della popolazione. A dirlo è l’Istat nel rapporto Noi Italia.
Ma le brutte notizie non finiscono qui: il Pil pro capite risulta inferiore del 4.5% rispetto a quello medio dell’Ue, più basso di quello di Germania e Francia rispettivamente del 23.6 e 9.2%. Un dato che appare inevitabile poiché nel nostro Paese sono occupate poco più di 6 persone su 10 tra i 20 e i 64 anni, il dato peggiore nell’Unione europea ad eccezione della Grecia. Persiste il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno (69.4% contro il 47%) e quello di genere (71.7% gli uomini occupati, 51.6% le donne).
E non va meglio ai giovani che siedono ancora tra i banchi di scuola: l’Italia occupa il quartultimo posto per spesa pubblica in istruzione (4.1% contro il 4.9 della media europea). Un primato però l’Italia lo detiene: per numero di Neet siamo i primi in Europa con oltre 2.2 milioni i giovani tra i 15-29 anni che nel 2016 non studiano e non lavorano.
Passando dall’istruzione al Welfare la situazione non migliora: nel 2014 la spesa sanitaria pubblica è stata pari a 2.400 dollari procapite, a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e dei 4.000 in Germania. Inoltre, le famiglie hanno contribuito alla spesa sanitaria complessiva per il 23.3%, e la quota è in leggero aumento.
Questo quadro ha reso meno attrattivo il nostro Paese anche per gli stranieri: il flusso di ingresso di cittadini comunitari sta facendo segnare una flessione dal 2011, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud. Nel 2015, infatti, i nuovi permessi rilasciati sono stati il 3.8% in meno rispetto all’anno precedente.

Nonostante i numeri siano allarmanti, la lotta alla povertà non sembra ancora essere entrata nell’agenda istituzionale: il governo ha stanziato 1.2 miliardi di euro per il 2017 e 1.7 per il 2018. Cifre assolutamente insufficienti, come avevano già sottolineato il presidente onorario del Gruppo Abele, Leopoldo Grosso, e il presidente di CNCA, don Armando Zappolini sulle pagine de Il manifesto: “I venti miliardi del decreto salva banche hanno dimostrato che, quando c’è la volontà politica, le risorse finanziarie sono reperibili. In 18 miliardi è stata stimata la spesa per il reddito di cittadinanza, la misura di contrasto alla povertà e di inclusione sociale di cui tutti i paesi europei sono dotati tranne Italia e Grecia”. La nostra associazione crede che la povertà privi le persone del diritto a una vita dignitosa, per questo siamo tra i promotori di Numeri Pari, una rete contro la povertà e le disuguaglianze diffusa in tutta Italia.

(valentina casciaroli)



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