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Primavera araba. Emergenza finita?

13 Mar Primavera araba. Emergenza finita?

profughi-2Il 28 febbraio è scaduta l’ultima proroga concessa dal governo. Dal 1° marzo i circa 13.000 rifugiati africani sbarcati in Italia nel corso della “Emergenza Nord Africa” di due anni fa – ricorderete la Primavera Araba – e sin qui assistiti dalla nostra Protezione civile, torneranno in piena autonomia.
Il Viminale ha deciso così: emergenza finita, ognun per sé. Il dipartimento per l’immigrazione del Viminale ha inviato a tutte le prefetture interessate una circolare in cui spiega che entro fine mese i documenti atti a consentire agli immigrati la libera circolazione in Italia dovranno essere pronti e consegnati. In modo da favorire i rimpatri volontari e assistiti. Oltre ai documenti un incentivo di 500 euro a testa. E una stretta di mano.
Abbiamo chiesto a Cristina Molfetta, presidente dell’Associazione di secondo livello (di cui Acmos fa parte) Non solo Asilo, cosa succederà ora.

L’emergenza Nord Africa, secondo il nostro Governo, è terminata. Quali sono le possibilità che si aprono a coloro che sono arrivati qui due anni fa, in fuga dalle Primavere arabe? I percorsi di integrazione offerti loro dal nostro Paese saranno sufficienti?
Non c’è stato e non c’è nessun percorso di integrazione, sino ad ora c’è stata solo una lunga e costosa fase di prima accoglienza (22 mesi che hanno fruttato a ogni ente gestore almeno 40 euro al giorno, circa 27.000 euro a persona) e molti degli enti gestori responsabili di questa prima fase di accoglienza non hanno garantito nessuno dei servizi che avrebbero favorito il passaggio da un’accoglienza a una qualche forma di possibile integrazione (quali percorsi linguistici, di orientamento e formazione professionale, di orientamento nella ricerca casa, di conoscenza del contesto italiano etc…) limitandosi a tenere le persone parcheggiate nei loro centri. Gravissime quindi le responsabilità di questi enti gestori in prima persona e non da meno degli enti (Protezione civile, Regioni, prefetture) che avrebbero dovuto vigilare su come venivano spesi i fondi dell’Emergenza Nord Africa e monitorare che una serie di azioni venissero fatte.

Esistono categorie più vulnerabili, all’interno dei quasi 13.000 profughi nordafricani, cui verrà destinato un trattamento differente da quello attualmente previsto dal Governo italiano? E se esistono, quale sarà l’offerta?
Per i vulnerabili dell’Emergenza Nord Africa (ENA) da parecchi mesi nei suoi documenti e circolari il ministero parla di un eventuale passaggio dall’Emergenza Nord Africa al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) ma considerato che i posti SPRAR in Italia sono attualmente 3.700 e sono praticamente tutti pieni non si capisce come le persone vulnerabili dell’ENA, che saranno almeno 2.000, possano transitare nello SPRAR. La stessa circolare del ministero dell’Interno del 1 marzo 2013 dice che i soggetti vulnerabili potranno continuare l’accoglienza nei centri dove si trovavano fino ad ora, cioè quelli dell’Emergenza Nord Africa che è finita, ma che continua!

L’accettazione del denaro (si è parlato di 500 euro ciascuno) da parte dei profughi determina l’uscita dall’accoglienza e quindi una gestione autonoma delle proprie scelte future?
Diciamo che accettare i 500 euro ha significato per queste persone essere cancellati dalle liste dell’Emergenza Nord Africa e uscire da quel sistema, ma si capisce bene che 500 euro non garantiranno proprio a nessuno una reale possibilità di integrazione ed autonomia!E’ stato più che altro una mossa per dare una sforbiciata ai numeri dell’accoglienza e trovarsi quindi una cifra apparentemente più basso, perché il fatto che non siano più in una lista ufficiale di accoglienza certo non vuol dire che smetteranno di esistere, ma evidentemente il ministero e le prefetture pensano che se non li hanno nelle loro liste non ci sono più! Un pò come i bambini che chiudono gli occhi e pensano che le cose, siccome non le vedono, non ci sono più.

In quanto presidente del Coordinamento Non solo Asilo, come prevede si risolverà la situazione di ‘cessata emergenza’? Dove andranno queste 13.000 persone attualmente sparse per l’Italia?
Non lo so di preciso, non ho una sfera di cristallo e servirà sicuramente qualche giorno perché la situazione si stabilizzi e prenda una qualche forma, per ora mi sembra che anche quelli che hanno accettato i 500 euro e siano usciti ufficialmente stiano sul territorio. So che molti hanno dormito per strada nei giorni passati. Forse qualcuno di loro deciderà di provare ad andare in un’altra Regione o in un altro Paese europeo, sperando di non essere riportato indietro dopo i tre mesi legali previsti dal regolamento di Dublino per i rifugiati, per stare in un altro Paese europeo. La stessa circolare che ho citato prima dice però che oltre ai vulnerabili anche le famiglie con figli minori a carico, le donne incinte e le persone che hanno un ricorso in atto ma anche coloro che non hanno ancora ricevuto il permesso umanitario o il documento di viaggio, hanno diritto a essere riaccolti nelle strutture dell’Emergenza Nord Africa a partire dal 2 marzo per cui bisognerà anche capire dei 13.000 che si contavano il 27 febbraio quanti rimarranno in accoglienza e quanti usciranno o partiranno effettivamente.

Il regolamento di Dublino, prevede in materia di rifugiati, che a farsi carico dell’individuo richiedente asilo, salvo rare eccezioni, sia il primo Paese dell’Unione in cui questo mette piede. Ma qual è l’atteggiamento reale dei Paesi europei e quali cambiamenti andrebbero fatti al regolamento?
Quello di Dublino è un regolamento che crea sicuramente sofferenza ai richiedenti asilo e rifugiati che vedono fortemente limitata la loro reale possibilità di elezione e di scelta rispetto a quale Paese europeo vorrebbero diventasse il luogo dove stabilizzarsi. Ma non bisogna dimenticare che questo regolamento nasce dal fatto che alcuni paesi, a lungo, non hanno avuto alcun sistema di accoglienza (vedi Italia, Grecia, Spagna, Malta etc…) riversando sugli altri Paesi europei la responsabilità e i costi dell’accoglienza e dell’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati.
Forse si potrebbe fare una stima delle domande d’asilo europee medie in un anno e stabilire rispetto a due parametri, PIL e popolazione, di ogni paese aderente quale è la quota di richiedenti asilo che dovrebbe toccare ad ogni Paese. L’Italia dovrebbe sicuramente ampliare il numero dei posti di accoglienza, ricordiamo che lo SPRAR che teoricamente è il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati nazionali ha solo 3.700 posti e che per ora il 60, 70% delle persone che arriva ad avere un riconoscimento in Italia come rifugiato politico o titolare di protezione internazionale, dopo una prima fase di accoglienza finisce o in mezzo alla strada o in case occupate.

 

(toni castellano)

 

Acmos.net



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