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Processo Garofalo, prima udienza con ammissone

10 Apr Processo Garofalo, prima udienza con ammissone

“Presidente, voglio rilasciare delle dichiarazioni. Voglio parlare”. La voce ferma, la marcata flessione dialettale: la voce è di Carlo Cosco, uno dei sei imputati per la scomparsa e la morte di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa, secondo la sentenza di
primo grado, il 24 novembre 2009. Anzi, Carlo Cosco è l’ex convivente della giovane donna, padre della loro figlia Denise. Condannato all’ergastolo insieme ai fratelli Giuseppe e Vito Cosco e ai complici Massimo Sabatino, Rosario Curcio e Carmine Venturino.
Ieri, al termine della prima udienza del processo di appello, ha chiesto di parlare. Di rendere delle dichiarazioni spontanee. Sono le 14.30 circa, il Presidente Anna Conforti ha già decretata chiusa l’udienza. La richiesta dell’imputato arriva inaspettata.
Giacca sulle spalle, maglioncino a righe, Carlo Cosco esce dalla gabbia e si siede di fronte alla Corte. Tra le mani un foglietto che legge a fatica ma che riecheggia nell’aula: “Mi assumo tutta la responsabilità per la morte di Lea Garofalo. Volevo farlo già durante il primo processo ma una serie di circostanze me l’hanno impedito. So che Denise vive sotto protezione. Ma deve essere protetta da chi? Guai a chi tocca mia figlia! E spero un giorno che mi perdoni, voglio il suo perdono”.
I presenti rimangono attoniti, ma bisogna uscire dall’aula. Per tutta la durata del processo, Carlo Cosco quel foglietto se l’è rigirato tra
le mani. Ha parlato con i fratelli Vito e Giuseppe Cosco (ma separatamente perché tra loro non dialogano) e con Rosario Curcio. Traspare il suo essere tracotante, sicuro di sé. Ha l’aria del capo branco.
Durante i mesi del processo di primo grado, Carlo Cosco ha professato la propria innocenza, difeso e sostenuto dall’avvocato Daniele Sussman Steinberg. Oggi ammette di aver ucciso l’ex convivente, in qualche modo “scagionando” gli altri imputati. E screditando, in parte, le rivelazioni fatte da Carmine Venturino, che ha raccontato come si sono svolti il sequestro e l’omicidio di Lea Garofalo e come il suo
cadavere sia stato non sciolto nell’acido ma carbonizzato. Venturino però – collegato in video conferenza – parla di complicità, di concorso in omicidio, senza nascondere le proprie colpe, come si evince dai verbali depositati.
E se Carlo Cosco sostiene di essere l’unico responsabile della morte di Lea Garofalo, Carmine Venturino non solo ha, dal luglio 2012, iniziato a collaborare con la giustizia, ma chiede di essere ascoltato in aula giovedì 11, nel corso della seconda udienza. Questo sarà anche il momento in cui la Corte si pronuncerà circa le varie eccezioni che le difese hanno presentato oggi e rispetto alle richieste avanzate dal Procuratore Generale Marcello Tatangelo
(pubblico ministero nel processo di Assise) e dall’avvocato Enza Rando, difensore di Denise Cosco che si è costituita parte civile.

(marika demaria)

Narcomafie.it



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