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Pronti al decollo i nuovi F35

12 Dec Pronti al decollo i nuovi F35

LuigiF35Nonostante l’appello della società civile la legge di revisione delle Forze armate, che prevede l’acquisto di 90 cacciabombardieri F35, è passata ieri con 294 sì, 25 no e 53 astenuti.
In piazza Montecitorio, a Roma risuonava come un mantra la frase “Abbiate coraggio, non votate quella riforma!”. Sotto, a ripetere quella frase stavano gli esponenti della Rete Disarmo, della Tavola per la Pace, e di Sbilanciamoci. Con loro, numerose associazioni pacifiste italiane, Arci, Movimento nonviolento, Obiettori Nonviolenti, Archivio Disarmo, studenti medi e universitari, ma anche Cgil e Cisl con alcuni parlamentari. Tutti insieme hanno firmato il documento che chiedeva alla Camera dei deputati di votare no, in chiusura di legislatura, alla legge delega sulla Difesa.
Così ha fatto anche il Gruppo Abele e il suo fondatore, don Luigi Ciotti, che a questa campagna ha “prestato la faccia”.

In un momento come questo, di crisi, l’acquisto di armi sembra superfluo. A maggior ragione se si considera che la legge sul pareggio di bilancio impone che entrate e spese, nel nostro Paese, debbano essere calibrate, per l’una o l’altra “voce”, a seconda del momento economico.
La discussione sull’acquisto dei cacciabombardieri, sebbene duri da quasi un anno, non è ancora chiara. Tanto per cominciare, non è chiaro il dato più importante, ossia il costo definitivo di ogni aereo: i produttori dell’azienda americana Lockheed parlavano inizialmente di 65 milioni di dollari per ciascun esemplare. Si è scoperto dopo che tale cifra equivaleva all’aereo privo di motore e armamenti. Quando il ministro della Difesa, Di Paola, ha annunciato che il prezzo era lievitato a circa 80 milioni di dollari, il governo ha deciso di ridurre, da 131 a 90, il numero degli apparecchi da comprare. Non basta: in soli 10 mesi, dal 1 febbraio al 5 dicembre 2012 – date della prima e della seconda audizione del generale Debertolis, organizzate dalla Commissione Difesa – il costo di un F35 è passato da 80 a 90 milioni di euro.
E le stime si alzano quasi al raddoppio se si confrontano i dati di alcune società di servizi professionali specializzate nel settore, che parlano di circa 140 milioni di euro per aereo, cui andrebbero ancora aggiunte le spese operative e di manutenzione.
Di fronte a questo balletto di cifre e alla crisi di risorse economiche in cui si trova il Paese, anche volendo fare chiarezza, diventa difficile prevedere un acquisto, comunque ingente, basato su una logica di bilanciamento di entrate e uscite quando il costo del “bene” da acquistare risulta indefinito.
A patto che un aereo da guerra possa essere considerato un “bene”, appunto.
Dal 5 dicembre scorso (audizione del generale Debertolis) sappiamo che nel corso del 2012 le  Forze armate hanno speso per gli armamenti circa 1.300 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente, portando il budget dei sistemi d’arma dal 18 al 28% del totale della “funzione difesa” messa a bilancio.
Dall’approvazione della legge deriva anche che il bilancio della Difesa non potrà diminuire fino al 2024. Ciò nonostante la legge taglierà, a partire dall’anno prossimo, 40.000 soldati e 3.000 civili.
La novità della riforma sta nel fatto che il ministero potrà gestire i fondi destinatigli nei diversi capitoli di spesa (personale, armamenti, esercizio e spesa corrente) senza fornire spiegazioni: il Parlamento potrà dare al massimo pareri non vincolanti entro 60 giorni.
Per finire. Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha già ordinato l’acquisto di tre cacciabombardieri F-35 impegnando altri 270 milioni. Il primo dei tre caccia sarà consegnato all’Italia nel gennaio 2015 e l’ultimo, il 90°, sarà consegnato nel 2027.

(toni castellano)



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