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Quel disagio dietro e fuori le sbarre

16 May Quel disagio dietro e fuori le sbarre

prison_413Sono 64 le persone detenute morte quest’anno in carcere, con una media di 12 decessi al mese. Ventiquattro i sucidi, di cui l’ultimo ieri mattina a Torino, carcere Lo Russo-Cutugno. Vincenzo Lemmo, 48 anni, di Napoli, si è tolto la vita nella sua cella, quarta sezione del padiglione A del carcere delle Vallette, dove si trovava in attesa del processo di appello per condanne per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e agevolazione dell’attività mafiosa. Il suicidio di Vincenzo Lemmo segue di soli nove giorni quella di un altro detenuto delle Vallette, Luciano, che il 6 maggio scorso, accusato di violenze sessuali con aggravanti, si è soffocato con il lenzuolo della sua branda. Altro carcere, ancora una tragedia lo scorso 10 giugno, all’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, dove un giovane trentenne è morto per soffocamento. Una morte che aggiorna il triste bollettino dell’Opg laziale, che registra così 4 decessi in poco più di 4 mesi, tre dei quali per suicidio. All’indomani di questa ennesima morte, il comitato “Stop Opg”, nato da un folto cartello di associazioni e sindacati che operano nei settori della salute mentale e del penitenziario, ha ribadito la propria richiesta, portata avanti da mesi, perché si applichi la legge vigente e si provveda all’immediata chiusura dei 6 Opg italiani. La situazione è complessa e difficile in tutte le carceri del Paese e non soltanto nelle strutture per malati psichiatrici. Sovraffollamento, carenza di personale, condizioni igieniche ai limiti sono caratteristiche di tutte le strutture carcerarie italiane.

Il segretario generale dell’Osapp, l’organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, Leo Beneduci, oggi denuncia: “Le morti in carcere sono in crescita esponenziale. E le cause dei decessi sono molteplici e terribili: si va dalle condizioni della detenzione, ai tempi della giustizia, al costante calo della consistenza della Polizia penitenziaria in servizio. Basti pensare che al di là di quanto hanno detto sia il ministro della Giustizia Angelino Alfano, sia il capo del Dap Franco Ionta, l’organico del corpo di Polizia penitenziaria è di 5.500 persone inferiore a quello previsto. Quest’anno saranno assunte solo 760 persone e ne andranno via duemila; l’anno prossimo andranno via 2.500 persone e ne saranno assunte 1.150. Chi fa il poliziotto penitenziario e ha il compito di tutelare la vita dei detenuti – conclude Beneduci – è doppiamente frustrato: in primo luogo perché si sente impotente di fronte a situazioni terribili come quelle dei suicidi, e, in secondo luogo, perché chi ha il compito di assumere iniziative rilevanti in sede politica, da anni, non fa nulla”.

E il peso di questa professione, portata avanti in condizioni di estremo disagio, si legge anche nel numero dei suicidi e dei tentati suicidi tra le guardie carcerarie, in aumento negli ultimi anni. L’ultimo oggi a Viterbo, Giuseppe Ledda, di 42 anni, si è tolto la vita durante il turno di servizio presso il carcere “Mammagialla”.

(federica grandis)



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