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Rapporto Istat 2014: i numeri che ci hanno cambiati

01 Jun Rapporto Istat 2014: i numeri che ci hanno cambiati

Immagine 13L’istituto nazionale di statistica ha pubblicato il Rapporto annuale 2014 sulla situazione del nostro Paese. I dati fanno riferimento al 2013 e illustrano gli effetti economici e sociali della crisi sulla società italiana. Con forti contraddizioni rispetto al contesto dei Paesi occidentali: la recessione globale è finita, ma la disoccupazione italiana è ai massimi storici dagli anni Settanta; la durata media della vita nel nostro Paese si è allungata, ma è record minimo di natalità.

Il mondo torna a crescere, l’Italia frena
Nel 2013 la crescita economica mondiale è debolmente aumentata facendo registrare (dati Fmi) un + 3% di Pil e confermando il trend del 2012 (+3,2%). In Italia, al contrario, il prodotto interno lordo ha segnato un – 1,9%. Questa voce, affiancata alla forte contrazione di consumi e investimenti nel nostro Paese (rispettivamente – 2,2 e – 4,7% nel 2013) sposta l’attenzione sul mondo del lavoro, ancora in grossa crisi.
Nel 2013 l’occupazione è diminuita di 478 mila unità, con un calo del 2,1% rispetto al 2012. Al sud dello stivale lo stesso indice tocca quasi il -5%. Tra disoccupati (3 milioni e 113 mila) e persone disposte a lavorare (3 milioni e 205 mila) a fine 2013 si contano 6 milioni e 300 mila “potenzialmente impiegabili”.

Se i giovani prendono il volo (per l’estero)
La disoccupazione giovanile è al 40%. Nel 2013, 26 mila ragazzi tra i 15 e i 34 anni sono emigrati in altri paesi; nel 2012 erano 16 mila. Negli ultimi 5 anni sono andati via dall’Italia 94 mila giovani. Sono in aumento anche gli sfiduciati, i neet, giovani che non studiano e non lavorano: 2,4 milioni tra i 15 e i 29 anni. Quelli che rimangono, non riescono a fare progetti stabili per il futuro. Tradotto, nel 2013 sono nati in Italia 515 mila bambini. In assoluto la cifra più bassa dalla Seconda Guerra mondiale. In media, ogni donna italiana ha 1,42 figli. La media Ue28 è di 1,58. Per di più sta scemando anche la spinta demografica proveniente dalle famiglie immigrate, anche esse colpite dalla crisi e spesso con una rete famigliare più fragile sui cui potersi appoggiare economicamente in caso di bisogno. Ma anche per la diminuzione fisica degli immigrati stessi: nel 2012 sono arrivati in Italia, per stabilirvisi, 321 mila persone. Prima del 2008 erano ogni anno oltre mezzo milione. Dunque l’Italia non piace più, e non solo ai giovani italiani. Caritas Migrantes fa sapere che, secondo le stime, il 2014 sarà il primo anno a saldo migratorio negativo. Ossia, saranno più gli italiani in fuga che gli stranieri che vengono a cercare in Italia un’opportunità.

Per chi sono le buone notizie?
Nel 2013 l’aspettativa di vita è giunta a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne (rispettivamente superiore di 2,1 anni e 1,3 anni alla media europea del 2012). Vivere più a lungo vuol dire avere un buono stato di vita, oltre che un eccellente sistema sanitario. Vuole anche dire che l’età media della popolazione si sta alzando: al 1° gennaio 2013, nella popolazione residente, ogni 100 giovani con meno di 15 anni si contano 151,4 persone di 65 anni e più.
Le stesse famiglie stanno cambiando assetto e ruoli. Sono 2,3 milioni le famiglie in cui la donna è la sola a portare a casa uno stipendio. Un passo avanti verso la parità di genere o il semplice (amaro) frutto della disoccupazione che colpisce il tradizionale “capofamiglia” in un età in cui ricollocarsi è molto difficile? Chiari e scuri di un quadro italiano non semplice da interpretare.

La Campagna Miseria Ladra
Da tempo il Gruppo Abele, Libera e numerose altre associazioni ed enti hanno lanciato la campagna per offrire al dibattito pubblico e agli amministratori alcune proposte per combattere la povertà, l’esclusione sociale ed ambientale e la disoccupazione. Miseria Ladra: 10 proposte concrete che da subito possono rispondere alla crisi materiale e culturale, rafforzare la partecipazione e rivitalizzare la nostra democrazia.

(toni castellano)



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