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Razzismo in aumento, l’allarme dell’Unar

14 Feb Razzismo in aumento, l’allarme dell’Unar

lapresse_mi211210cro_0003Nei giorni scorsi qualcuno aveva proposto di chiuderlo. Eppure nel 2010 le istruttorie aperte dall’Unar, l’ufficio nazionale antidiscriminazione razziale, sono raddoppiate. Più di 700 (770 in tutto) le segnalazioni arrivate in un anno, di cui 548 pertinenti, contro le 383 (di cui 243 pertinenti) dell’anno scorso. Ma ad aumentare rispetto al 2009 sono anche i casi di discriminazione diversa da quella razziale, come il pregiudizio legato al genere, all’età o alla disabilità, episodi discriminanti che hanno interessato il 10% dei casi trattati dall’ufficio. I più colpiti, comunque, restano gli immigrati. E le difficoltà maggiori ricadono sulle spalle degli africani, “perché di più facile identificazione visiva”, come sottolinea Massimiliano Monnanni, il direttore generale dell’Unar.
La discriminazione, stando ai primi dati del rapporto, il cui contenuto complessivo sarà reso noto nella settimana contro il razzismo, dal 14 al 21 marzo prossimi, corre soprattutto sul web. Su 770 istruttorie totali, di cui 548 pertinenti, 119 riguardano il settore dei media. E gli articoli apparsi su testate telematiche, blog e social network con contenuto palesemente razzista e discriminatorio sono quasi 100. Tredici segnalazioni coinvolgono anche la carta stampata e tre servizi giornalistici televisivi. “Questa sperimentazione ci ha confermato che l’informazione è un mondo da monitorare, ecco perché vogliamo ora attrezzarci per rendere maggiormente sistematico questo monitoraggio e attivare collaborazione con Agicom e Corecom regionali”, ha chiarito Monnanni. Altro dato interessante quello che riguarda gli interlocutori, cioè coloro che attivano la prima segnalazione all’ufficio antidiscriminazione. Rispetto al 2009 sono cresciute le istruttorie aperte direttamente dall’Unar, passate dall’11,5% al 25,5%, mentre il 7,1% delle segnalazioni è arrivato dalle associazioni e il 19,6% dai testimoni (erano il 17,2 % l’anno precedente). Il 47 % delle denunce arriva, invece, direttamente dalle vittime.

(federica grandis)



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