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Reagire all’indifferenza

06 Jun Reagire all’indifferenza

Il 4 giugno scorso Claudio Magris ha denunciato, dalle colonne del Corriere della Sera, l’effetto drammatico di una cronaca divenuta ormai consueta: “Le tragedie odierne dei profughi in cerca di salvezza (…) che periscono, spesso anonimi e ignoti, in mare non sono meno dolorose, ma non sono più un’eccezione sia pur frequente, bensì una regola”.
L’editoriale faceva riferimento alle centinaia di persone che stanno perdendo la vita in questi ultimi mesi, tentando la traversata del Mediterraneo e in particolare a quei 200 e più esseri umani travolti dalle onde in acque tunisine alcuni giorni fa. Il rischio secondo Magris è quello che, data la frequenza con cui avvengono i naufragi, la distanza tra coloro che soffrono (e muoiono) e tutti gli altri si colmi con l’insensibilità. Un’insensibilità che nasce “dalla ripetizione di quei drammi e dall’inevitabile assuefazione che ne deriva”. Insomma una reazione di “stanca abitudine”.
Alla sollecitazione dello scrittore ha risposto, sul medesimo quotidiano, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

«Caro Magris,
Lei ha dolorosamente ragione. Tocca noi tutti («pure me stesso mentre sto scrivendo queste righe»: lei ha voluto sottolineare nell’articolo sul Corriere di sabato) l’assuefazione alle tragedie dei “profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile” che periscono in mare.
Le notizie relative ai duecento, forse trecento esseri umani scomparsi giorni fa in acque tunisine non riuscendo a salvarsi da un barcone travolto dalle onde, sono sparite dai giornali e dai telegiornali prima ancora che si sapesse qualcosa di più sull’accaduto. E con eguale rapidità è sembrata cessare la nostra inquietudine per un fatto così atroce.
Non si è trattato – lo sappiamo – di un fatto isolato, ma di un susseguirsi, negli ultimi mesi, di tragedie simili. ei ha spiegato con crudezza come miseria della condizione umana l’acconciarsi a convivere con quella che diviene orribile “cronaca consueta”. Ma se in qualche modo è istintiva l’assuefazione, è fatale anche che essa induca all’indifferenza? A me pare sia questa la soglia che non può e non deve essere varcata». Secondo Napolitano, se la «democrazia è tale in quanto sappia “mettersi nella pelle degli altri, pure in quella di quei naufraghi in fondo al mare”», è allora necessario «scongiurare il rischio di ogni scivolamento nell’indifferenza, occorre reagire con forza – moralmente e politicamente – all’indifferenza: oggi, e in concreto, rispetto all’odissea dei profughi africani in Libia, o di quella parte di essi che cerca di raggiungere le coste siciliane come porta della ricca – e accogliente? – Europa.
La comunità internazionale, e innanzitutto l’Unione europea, non possono restare inerti dinanzi al crimine che quasi quotidianamente si compie organizzando la partenza dalla Libia, su vecchie imbarcazioni ad alto rischio di naufragio, di folle disperate di uomini, donne, bambini. È un crimine lucroso gestito da avventurieri senza scrupoli, non contrastati dalle autorità locali per un calcolo, forse, di rappresaglia politica contro l’Italia e l’Europa. Ma è un crimine che si chiama “tratta” e “traffico” di esseri umani, ed è come tale sanzionato in Europa e perfino a livello mondiale con la Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite nel 2000.
Stroncare questo traffico, prevenire nuove, continue partenze per viaggi della morte (ben più che “viaggi della speranza”) e aprirsi – regolandola – all’accoglienza: è questo il dovere delle nazioni civili e della comunità europea e internazionale, è questo il dovere della democrazia.
La ringrazio, caro Magris, per la sua sollecitazione: che ho sentito come rivolta anche a me, come rivolta, di certo, a tutti gli italiani».

(toni castellano)



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