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Reddito minimo: don Ciotti, è misura giustizia sociale, “Non è un provvedimento assistenzialistico”

30 Jun Reddito minimo: don Ciotti, è misura giustizia sociale, “Non è un provvedimento assistenzialistico”

30.06.2015 | Ansa

Roma – “Siamo davanti ad una crisi causata da un forte aumento della corruzione e da una caduta verticale della dignità. Possiamo uscirne solo guarendo dalla corruzione recuperando la dignità perduta. I provvedimenti presi, spesso, continuano a seguire il dogma del mercato. Un dogma non solo discutibile sul piano etico, ma inefficace sul piano pratico”. Lo ha affermato don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera e Gruppo Abele partecipando all’incontro sul Reddito di Dignità promosso dalle due associazioni. “Il ‘liberismo economico’ – ragiona don Ciotti – prometteva più benessere per tutti: ha prodotto disoccupazione, povertà, smarrimento, salvo per minoranze che da molto ricche sono diventate ancora più ricche. Ormai sappiamo o dovremmo sapere che una società dove comanda il denaro – dove il denaro non è più mezzo ma fine ultimo – è una società dove la maggior parte delle persone è umiliata, offesa, sfruttata, derubata dalla sua dignità. Per ritornare in carreggiata servono allora provvedimenti urgenti. Il ‘reddito di dignità’ è uno di questi”. “Certo – prosegue don Ciotti – bisogna studiare la formula. Scegliere fra le varie proposte la più efficace, in termini di rapporto fra costi e benefici, ma soprattutto quella che meglio incontra aspettative di milioni di persone, i loro bisogni e le loro speranze. E anche fare un po’ di chiarezza. Si continua a fare confusione tra reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito. Chiariti i particolari tecnici e risolto il nodo del reperimento fondi (attraverso la riduzione delle spese militari, il recupero dell’evasione fiscale, la soppressione delle deroghe sugli appalti per le grandi opere, che fanno lievitare la spesa e la corruzione) va sottolineato che il reddito di dignità non è un provvedimento assistenzialistico. E’ una misura di giustizia sociale e , dunque, un investimento di speranza”.
“E’ necessario – prosegue don Ciotti – ribadire con forza che se cresce il welfare cresce il Paese perché il welfare non è un lusso, ma un bene comune per cui impegnarsi. I diritti sociali abilitano a esercitare gli altri diritti quelli civili, quelli politici”. Il reddito di dignità, secondo don Ciotti, è anche un atto di vera politica per tre ragioni: perché decide sui processi economici invece che subirli e ha il coraggio di modificarli quando ostacolano il bene comune; perché crede che la giustizia sociale sia il vero antidoto alle mafie, alla corruzione, ai privilegi e agli abusi di potere; perché sa che certi frangenti delicati come questo, il sostegno ai deboli, alle vittime, agli emarginati è un imperativo etico, un obbligo di coscienza che precede ogni valutazione, ogni calcolo, ogni opportunità. “Si è sentito dire che il “reddito di cittadinanza” non è una misura di sinistra perché la sinistra non fa assistenza, ma dà lavoro. Belle parole, ma intanto cosa facciamo con i milioni di poveri, di disoccupati? Con chi vive in strada, razzola nei cassonetti, lavora ma non ha un salario che permette di sopravvivere? Quando una persona sta affogando, ci si tuffa in acqua e si cerca di portarla in salvo, non si sta a discutere se farlo nuotando a rana o a stile libero…”, conclude il presidente di Libera e del Gruppo Abele don Ciotti.



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