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Riflettere per non dimenticare

27 Jan Riflettere per non dimenticare

images3Oggi ricorrono 66 anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz, il giorno in cui il mondo prese ufficialmente coscienza di quello che molti sapevano essere accaduto in mezza Europa: lo sterminio di 12 milioni di persone nei campi di concentramento disseminati in Italia, Germania, Polonia, ma anche in Norvegia, Paesi Bassi, Belgio, Croazia, Lituania, Estonia, Francia, Ucraina, Bielorussia. Tra i 5 e i 7 milioni di morti appartenevano a quella che era stata bollata come “razza ebraica”, gli altri erano oppositori politici, zingari, omosessuali, disabili, persone sospettate di esercitare la prostituzione.
A dieci anni dall’istituzione in Italia della Giornata della memoria, molte riflessioni nascono dalla necessità di ricordare e al tempo stesso di non cadere nella retorica della commemorazione. “Temo che il meccanismo attivato dal 27 gennaio consista nell’osservare con raccapriccio ciò che accadde allora, rallegrandoci in fondo che oggi quella tragedia non stia accadendo a noi. Io propongo un’altra prospettiva: mentre qualcuno attraversava l’orrore, c’erano milioni di persone che voltavano altrove lo sguardo” ha detto ieri lo storico David Bidussa in un’intervista a La Repubblica. Riflettere sulla Shoa può servire a guardare con occhi più attenti le discriminazioni e le intolleranze che tornano a farsi strada, per evitare che, sminuire la portata di quegli eventi oppure al contrario erigerli a caso “limite” e irripetibile, crei nuovamente le condizioni per avvenimenti altrettanto terribili. Il negazionismo è sempre dietro la porta. Lo ha rispolverato a Teramo lo scorso ottobre il docente universitario Claudio Moffa, con una lezione sull’argomento diffusa anche su internet, che ha suscitato un vespaio di polemiche. In quell’occasione avevamo commentato la notizia con Moni Ovadia, intellettuale e artista di origine ebraica. Riproponiamo la sua intervista.



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