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Rifugiati. Marzo si porta via la Primavera

01 Mar Rifugiati. Marzo si porta via la Primavera

rifugiati_fdgQuarto anniversario per il “Primo Marzo” contro il razzismo e la discriminazione dei migranti. Nato nel 2010 sotto forma di sciopero di tutti i lavoratori di origine straniera (sotto il titolo “Un giorno senza di noi”) l’appuntamento vuole far riflettere sugli stereotipi e i pregiudizi con cui spesso si etichettano le persone provenienti da altri Paesi, da differenti culture e contesti.
L’attenzione dei media sul tema è scarsa, ancor più per questa edizione, che vede le cronache dei giornali prese d’assalto da stravolgimenti politici e religiosi epocali.
ripartirevolumeLa “Rete Primo Marzo” attiva con diverse iniziative sul territorio Italiano, presenterà in questa occasione il volume “Ripartire. Storie di un mondo che migra“. Una raccolta di testimonianze ed esperienze di convivenza, confronto e condivisione, raccontate attraverso le riflessioni (e le emozioni) di alcuni tra i più validi intellettuali del panorama internazionale dell’interculturalità come il vignettista Vauro, Riccardo Noury (portavoce di Amnesty Italia), Stas’ Gawronski, Enrico Fontana, Luca Bauccio e tanti altri: “il vero protagonista di questo volume – spiegano i curatori – è l’essere umano, con la sua infinita ricerca di sé e con l’esigenza innata di superare i limiti imposti dalle circostanze”.
La “Rete Primo Marzo” ha avuto il merito di mettere insieme associazioni, enti e singoli che operano affinché siano rispettati i diritti delle persone migranti (e i valori di dignità e giustizia su cui si basano le vere democrazie). I temi su cui la rete si batte, lanciando un appello-agenda da verificare il 1° marzo 2014 sono elencati sul sito di “Frontiere News“, progetto di informazione on line nato due anni fa. In sintesi sono:

– Il diritto alla libera circolazione di tutti e di tutte e il riconoscimento del diritto a poter scegliere il luogo in cui vivere.

– Una nuova legislazione in materia di immigrazione che abroghi la Bossi-Fini e i decreti sicurezza, cancellando il contratto di soggiorno e ricono-scendo diritti effettivi e dignità piena ai migranti.

– La chiusura di tutti i CIE e la cancellazione definitiva del reato di clandestinità.La cittadinanza per tutti i figli di migranti nati o cresciuti in Italia. Il diritto di voto amministrativo per gli stranieri residenti.

– Una legge organica sull’asilo politico e la proroga dell’emergenza Nord Africa fino a che tutti i profughi abbiano concluso l’iter per la richiesta d’asilo e monitorando l’attivazione di un serio percorso per l’inserimento sociale.

Nord Africa: fine dell’emergenza?
Proprio ieri l’ultima proroga decisa dal governo per i rifugiati sin qui assistiti nell’ambito delle misure adottate per la cosiddetta “emergenza nord Africa” è scaduta. Sono state molte, in questi due anni, le iniziative di sostegno e assistenza a quei migranti (circa 13.000 solo in Italia) che ora si trovano a non essere più in carico alla Protezione Civile. Alcune sono state esperienze costruttive. In altri casi, le storie a lieto fine stanno sulle dita di una mano. Tutti gli interventi, lungi dall’essere guidati da una regia comune, hanno la caratteristica di essere stati attivati “a macchia di leopardo”.
La gestione della “emergenza nordafrica” è costata oltre 3 miliardi di euro fino al 2013, di cui un miliardo stanziato per finanziare la partecipazione italiana alle missioni di pace. I soldi tuttavia, sono stati spesi per assicurare vitto e alloggio alle persone, mentre un investimento non è stato fatto per la costruzione di percorsi di fuoriuscita dall’emergenza. Ora, con 500 euro a testa in tasca (con i quali si spera di evitare problemi di ordine pubblico al momento dello “sgombero” dalle strutture di accoglienza) i migranti che fuggivano dalla polveriera nordafricana, sono invitati ad andare per la propria strada, senza che vi siano prospettive chiare o sentieri tracciati per loro.
cnsaA Torino (dove sono circa 1500 i rifugiati che oggi smettono di essere in carico alle strutture che fino a ieri li hanno ospitati, sostenute dai soldi pubblici) torna ad alzare la voce il coordinamento “Non solo asilo”, che dal 2011 ha ripetuto impotentemente i difetti della gestione emergenziale: “Non abbiamo fatto parte della progetto Emergenza nord Africa perché da subito abbiamo espresso dubbi e perplessità sull’intero progetto e sulle sue gravi e palesi carenze – spiegano le associazioni piemontesi riunite nel coordinamento, che aggiungono – Bisogna smetterla di pensare che la creazione di parcheggi per persone siano la soluzione da cui partire per costruire accoglienza ed autonomia. E nello stesso tempo siamo disposti a provare a rimettere in circolo energie, capacità di  fare rete, risorse competenti, coinvolgere cittadini dei territori su cui insistono i progetti di accoglienza, ma  anche  risorse  per  provare  finalmente  a  risolvere  il  problema,  partendo dalle storie, dalle capacità e dai desideri delle singole persone accolte”.

(manuela battista)



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