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Salviamo la cooperazione!

07 Jul Salviamo la cooperazione!

burkinaNegli ultimi 15 anni la regione Piemonte ha promosso, realizzato e sostenuto centinaia di interventi di cooperazione internazionale, dalle prime attività in aiuto delle popolazioni colpite dalle guerre nei Balcani al lancio, nel 1997, di un Programma per la sicurezza alimentare e la lotta alla povertà in Africa Occidentale. Un impegno realizzato in forma così efficiente da far assumere al Piemonte un ruolo di primo piano a livello italiano, europeo ed internazionale. Nel 2010, però, le risorse destinate dal Piemonte ai progetti di cooperazione internazionale sono state tagliate più del 70% e quelle previste dal bilancio 2011 rischiano di essere addirittura azzerate. Nel giro di 15 giorni oltre 350 associazioni e Ong piemontesi hanno promosso e sottoscritto un appello per chiedere che non venga azzerato con un colpo di spugna il sostegno del Piemonte al sistema di solidarietà e di cooperazione.
Ospitiamo sul tema l’intervento di Umberto Salvi, presidente del consorzio delle Ong piemontesi, il coordinamento delle organizzazioni non governative per la cooperazione internazionale e l’educazione ad una cittadinanza mondiale.

Quando sentiamo parlare di cooperazione internazionale ci vengono probabilmente alla mente immagini di sofferenza, di fame, di guerra, di calamità naturali. Ed è giusto, perché la cooperazione è anche questo. Ma non solo. Fare cooperazione è un atto di grande generosità e umanità perché si rivolge a fratelli lontani, spesso sconosciuti, a fronte dei tanti problemi che vediamo o viviamo ogni giorno nelle nostre città, nei nostri luoghi di vita e di lavoro. Ma è anche altro. La cooperazione risponde a un grande imperativo morale: quello di essere vicini a chi soffre, indipendentemente dal colore della pelle, dalle differenze di lingua e di tradizioni, dalla lontananza. Ma è al tempo stesso uno strumento straordinario di crescita per il nostro territorio. La Regione Piemonte lo ha capito da tempo, promuovendo lo sviluppo di un sistema di cooperazione che ha coinvolto più di 800 enti pubblici e associazioni private e che ha rappresentato un modello sia a livello nazionale che internazionale.
Oggi questo modello rischia di essere distrutto dai tagli al bilancio regionale che per la cooperazione, fino a questo momento, si preannunciano come un annullamento totale dei fondi a disposizione. Anche per questo è importante ricordare che fare cooperazione in questi anni ha significato: attivare e rafforzare collaborazioni con più di 20 paesi, in Africa, America Latina, Asia ed Est Europa, compresi quelli da cui provengono la maggior parte dei nostri immigrati, realizzando oltre 300 progetti, sviluppare relazioni con le associazioni di migranti, sia per la realizzazione di progetti nei paesi di provenienza sia per l’integrazione in Italia, lavorare in rete fra enti pubblici e associazioni private piemontesi ma anche di altre regioni italiane e di paesi confinanti (come la regione francese di Rhone Alpes). E ancora: realizzare iniziative di formazione con i docenti dalla scuola primaria all’università, mostre, convegni, eventi culturali che aprono prospettive di sviluppo al nostro stesso territorio, offrire una occasione di formazione e una prospettiva di impegno e di lavoro a molti nostri giovani, sia nell’ambito della cooperazione stessa sia più in generale in quello delle relazioni internazionali, attirare fondi (da Nazioni Unite, Unione Europea) fino a 10 volte il valore stanziato dalla Regione, con ricadute non  solo in termini di progetti al Sud ma anche di lavoro e di progetti sul nostro territorio. Quando diciamo di vivere in un mondo globalizzato dove le distanze fra i paesi e i mercati sono sempre più ridotte, dobbiamo sempre pensare che ciò riguarda certo i problemi e i pericoli ma anche e sempre più le possibilità di sviluppo. La cooperazione allora non è solo un atto di buona volontà ma un investimento per il futuro di tutti, nostro e del nostro prossimo, vicino e lontano.

(umberto salvi)



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