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“Schengen: dietro alle norme, persone in cerca di aiuto”

11 Apr “Schengen: dietro alle norme, persone in cerca di aiuto”

immigrati_clandestiniL’Europa ha fermato l’Italia: le persone migranti arrivate a Lampedusa non verranno ripartite tra i diversi Paesi dell’Unione. Accogliere o rimpatriare 23mila tunisini è e resterà un problema soltanto nostro, in quanto i permessi di soggiorno temporanei che l’Italia darà ai migranti tunisini non varranno come passaporti. Nessuna “libera circolazione” in Francia, Germania o negli altri Paesi Ue, dunque. Uno stop che conforta Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, che nei giorni scorsi si erano schierati apertamente contro la protezione temporanea. Ma cosa prevede nel dettaglio il trattato di Schengen? Francia e Germania possono davvero dire di no alla circolazione delle persone tunisine? E l’Europa ha il diritto di tirarsi indietro rispetto a ciò che sta accadendo sulle nostre coste? Abbiamo chiesto chiarimenti a Lorenzo Trucco, presidente dell’Asgi, associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

Dopo l’arrivo di persone extracomunitarie dalle coste del Nord Africa Francia e Germania hanno minacciato di mettere in discussione il trattato di Schengen: cosa temono?
Schengen ha eliminato i controlli alle frontiere creando un’area dove regna la libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari, ma anche per gli altri Stati dell’Unione e per coloro che arrivano da Paesi terzi. Questi ultimi, in particolare, hanno bisogno unicamente di un visto, anche se naturalmente devono sottostare ai controlli svolti alla frontiera.

Quali requisiti devono quindi avere le persone di nazionalità libica e tunisina per circolare liberamente in Europa?
Il trattato di Schengen prevede che per soggiorni non superiori ai tre mesi queste persone devono essere in possesso di un documento di viaggio o di un visto valido. Occorre anche giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi necessari sia per la permanenza sia per il ritorno nel Paese di origine. Oppure bisogna dimostrare di avere sufficiente denaro per transitare verso un Paese terzo nel quale l’ammissione è garantita. Inoltre, chi vuole circolare liberamente nei Paesi dell’Unione non deve essere considerato una minaccia per la sicurezza o per l’ordine pubblico. Esistono però alcune deroghe: se le persone immigrate si presentano alla frontiera senza visto possono essere autorizzate ad entrare in un Paese dell’Unione per motivi umanitari o in virtù di obblighi internazionali. La decisione italiana di rilasciare permessi di soggiorno temporanei per motivi umanitari viene giustificata proprio sulla base di queste deroghe.

Il decreto emesso dal Governo in questo senso rappresenta quindi una buona soluzione?
Le misure di “protezione temporanea” potevano in effetti rappresentare una via del tutto razionale per fronteggiare l’emergenza. Il decreto emanato dal Governo, infatti, consente alle persone tunisine di ricevere fin dallo sbarco un’accoglienza regolare, un titolo di soggiorno di durata non superiore a un anno, prorogabile per non più di un anno e valido anche per studio e per lavoro. Questo titolo tra l’altro consente anche di attuare il diritto all’unità familiare e non impedisce di chiedere eventualmente anche una protezione internazionale. Peccato che il decreto emanato dal Governo sia assolutamente “limitato”. Sin dall’articolo uno, infatti, il decreto chiarisce che le misure umanitarie di protezione “si riferiscono esclusivamente ai cittadini arrivati in Italia dal 1 gennaio 2011 al 5 aprile 2011″. Chi è sbarcato a Lampedusa già solo a Natale o il 6 aprile, dunque, è escluso dal decreto, quindi fuori da ogni protezione. Ciò basta a rendere palese la chiusura che sta dietro a questo provvedimento.

Anche Francia, Germania e gli altri Paesi stanno però dimostrando una certa chiusura…
Certamente. È esattamente questo il fatto. Più che di un problema normativo siamo di fronte ad un problema di coscienza, di affermazione dei diritti della persona. Formalmente, infatti, Francia e Germania hanno dalla loro gli strumenti per muoversi. La Francia ha detto che non violerà l’accordo ma chiederà l’applicazione dell’articolo 5 nella parte in cui si prevede che i migranti debbano essere in possesso di risorse economiche e di documenti, mentre la Germania, a chi la accusa di violare lo “spirito” di Schengen, risponde da giorni che il suo comportamento è perfettamente in linea con le norme che Schengen detta. Tra l’altro anche l’Italia, qualche tempo fa, con l’istituzione del reato di clandestinità, ha “aggirato” Schengen giocando la carta dell'”applicazione di norme proprie per difendersi dall’immigrazione incontrollata”, esattamente come potrebbe fare ora la Germania.

Un problema di “miopia” che accomuna quindi tutti i Paesi…
Sì. Continuiamo tutti a credere che alle persone che arrivano alle nostre porte per cercare migliori condizioni di vita si debba rispondere costruendo muri. Questo è il vero dramma. Finché non ci renderemo conto che la strada della chiusura non ci condurrà da nessuna parte non faremo passi avanti. Né noi, né gli altri Paesi. E le persone che scappano dai loro dittatori in cerca di un aiuto saranno le uniche a pagarne davvero le conseguenze.

(federica grandis)



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