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Sciopero della fame nel Cie di Torino

04 Mar Sciopero della fame nel Cie di Torino

cie_torinoHanno iniziato a rifiutare il cibo tre giorni fa e oggi entrano nel quarto giorno di sciopero. Trenta persone tunisine, tutte trasferite da Lampedusa al centro d’identificazione ed espulsione di Torino, hanno smesso di mangiare per chiedere giustizia. Dall’Italia non pretendono documenti o permessi di soggiorno ma soltanto un foglio di via per poter continuare il viaggio verso la Francia. Per molte di queste persone si tratta della prima esperienza in carcere. Ex camerieri negli alberghi dei turisti, meccanici ed elettricisti, sono tutti lavoratori partiti per guadagnarsi un futuro. Ed è proprio la mancanza di chiarezza rispetto a cosa accadrà ora delle loro vite ad averli spinti allo sciopero della fame. Mentre infatti molti dei 6mila tunisini sbarcati in Sicilia nei giorni scorsi oggi sono liberi, accolti nei centri per richiedenti asilo oppure in viaggio per la Francia, alle persone che stanno facendo lo sciopero della fame è toccato in sorte il trattenimento nei Cie, nei quali andranno incontro a sei mesi di detenzione e al rischio del rimpatrio forzato. Contro questa possibilità, domenica scorsa, una cinquantina di persone tunisine ha appiccato il fuoco nell’area gialla del Cie torinese, incendiando materassi e lenzuola. Per spegnere le fiamme sono dovuti intervenire i vigili del fuoco, dopodiché l’intera zona è stata dichiarata inagibile e chiusa, costringendo le autorità a fare a meno dei 30 posti della sezione. E ora è la volta dello sciopero della fame. Tra chi protesta c’è anche un minorenne. Si chiama Basam e dice di essere nato nel 1994. Per legge non può essere trattenuto in un centro d’identificazione e espulsione. Il problema è che fino ad oggi non lo aveva dichiarato a nessuno. Spiega che aveva paura che lo portassero via da solo, senza gli altri. Basam però non ha documenti d’identità, e non li ha per lui neanche il fratello, che vive a Milano. A Basam non resta che la radiografia del polso, usata nei casi dubbi per stabilire l’età di una persona, per capire quale sarà ora il suo destino.

(federica grandis)



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