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Scuola Common: l’etica (personale e istituzionale) come risposta alla corruzione

25 Jun Scuola Common: l’etica (personale e istituzionale) come risposta alla corruzione

20170625_102900“L’unico sistema di controllo che può salvare la democrazia è il controllo civico, che si attua attraverso il monitoraggio dell’amministrazione. Il nostro compito è di far comprendere che i cittadini devono interessarsi alla corruzione, al bene pubblico, alla richiesta degli atti pubblici poiché è anche un loro interesse personale, prima ancora che collettivo”. Sono le parole di Raffaele Cantone, presidente Anac (Autorità nazionale anti corruzione) che con un video ha contribuito alla tavola rotonda conclusiva della Scuola Common organizzata da Gruppo Abele, Libera e Master Apc di Pisa alla Certosa1515 di Avigliana. Cantone si è anche soffermato sulle attuali criticità nel portare avanti questa pratica di “auto-difesa” dalla corruzione: “Purtroppo la normativa vigente è inadeguata, quindi dobbiamo sforzarci di offrire maggiori tutele e garanzie al soggetto, chiamato whistleblower, che decide di non essere connivente e di non tacere. Una scelta etica compiuta da poche e coraggiose persone è un segno di arretratezza e debolezza per il nostro Paese”.
All’etica del singolo, si deve dunque affiancare l’etica della pubblica amministrazione. Questo processo in Italia è ben visibile nei 360 enti che oggi aderiscono ad Avviso Pubblico, associazione nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità nella politica, nella Pubblica amministrazione e sui territori da essi governati e che negli ultimi anni ha registrato un incremento di adesioni da parte delle amministrazioni settentrionali. Tra tanti, un esempio virtuoso è rappresentato dai Comuni di Bologna, Reggio Emilia e Mantova: hanno scelto un tema preciso sul quale formarsi, hanno deciso di incontrare i cittadini che hanno un rapporto privilegiato con quel tema per confrontarsi insieme su cosa stesse accadendo in quei territori. Secondo Francesco Vignola, responsabile del Dipartimento Formazione di Avviso Pubblico: “questa modalità di lavoro permette un approccio positivo verso l’altro, aiutando a comprendere chi si ha di fronte e che compito ha. Purtroppo infatti nell’immaginario collettivo l’amministratore in quanto tale è corrotto, sporco dal punto di vista etico e morale e quindi il suo compito è dimostrare che non lo è. In maniera critica ma puntuale e costruttiva”.
Di alleanza tra pubblica amministrazione e società civile ha parlato anche Claudio Cesarano, illustrando i punti di forza dell’Open Government Partnership, un modo di governare la pubblica amministrazione attraverso strumenti di trasparenza e una maggiore partecipazione dei cittadini. A oggi, conta un’alleanza di 75 Paesi tra cui l’Italia, presente fin dalla nascita, nel 2011. Il terzo Piano d’azione italiano è ricco di obiettivi da raggiungere e di strumenti già messi in atto: il registro trasparenza (al quale ci si deve registrare per chiedere e ottenere un appuntamento con il ministro con cui si vuole dialogare), l’agenda trasparente dei comuni di Milano e Roma, le linee guida Anac sul Foia e sugli obblighi di pubblicazione.
Giuseppe D’Avella ha invece raccontato l’esperienza significativa del Comune di Messina, impegnata in un’alleanza forte e dichiarata tra l’amministrazione e i cittadini attraverso il Programma Operativo Nazionale per le città Metropolitane (Pon Metro). Un tavolo di lavoro e di confronto, i cui risultati sono riscontrabili sfogliando il Piano operativo.
Altra buona prassi, questa volta campana, è stata raccontata dalla docente Daniela Vellutino (Università di Salerno): “La mia idea di università è quella di formare persone competenti. Quando è esplosa l’emergenza rifiuti, ho intuito che avrei potuto raggiungere questo obiettivo attraverso il mio corso di Comunicazione pubblica e comunicazione d’impresa. Così ho chiesto ai miei studenti di effettuare una ricerca dati, troppo spesso introvabili, sul tema della gestione dei rifiuti e di renderli fruibili”.
“La comunicazione pubblica – ha concluso Vellutino – passa attraverso queste tappe. Per esempio, ritengo che il modello emesso per il pagamento della tassa sui rifiuti sia sottoutilizzato: il contribuente viene considerato passivo poiché conosce solo l’importo da pagare e la data di scadenza. Sarebbe invece utile e importante per i cittadini che i Comuni dichiarassero per esempio quanto guadagnano attraverso questa tassa e la quantità di rifiuti raccolta”.

(marika demaria)



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