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Se il carcere non è uguale per tutti

25 Mar Se il carcere non è uguale per tutti

carcereTre anni in carcere. Condividendo con i ragazzi la vita quotidiana negli istituti penali. Nasce così Ragazzi dentro, il rapporto stilato da Antigone sul carcere minorile. La ricerca è frutto dell’osservazione diretta da parte di 16 volontari che hanno visitato e raccolto i dati relativi ai 19 penitenziari per minorenni presenti sul territorio nazionale. Le pagine del rapporto descrivono gli istituti come veri e propri “contenitori di marginalità sociale”, nei quali “si trovano solo stranieri, rom e ragazzi italiani delle periferie delle grandi città del sud”.

Numeri in calo
Il rapporto segnala un andamento sostanzialmente stabile della criminalità minorile, mentre il dato degli ingressi nei Centri di prima accoglienza (Cpa) è decisamente decrescente. Siamo passati dalle 4.222 persone del 1998 alle 2.344 del 2010, con una diminuzione di quasi il 50%. E’ una tendenza opposta rispetto a quella della detenzione degli adulti, che nello stesso periodo ha visto il numero di detenuti sopra ai 18 anni crescere a dismisura. A preoccupare Antigone, però, è soprattutto la situazione dei minori stranieri.

I bambini stranieri
I minori stranieri hanno maggiori probabilità di entrare in un istituto di pena rispetto ai coetanei italiani, per i quali invece le misure alternative alla detenzione sono attuate con maggiore facilità. Il tutto in presenza di un andamento sostanzialmente stabile della criminalità minorile: gli stranieri sono infatti in netta minoranza fra i denunciati, ma in carcere sono quanti o più degli italiani. Fra i minori denunciati all’autorità giudiziaria nel 2007, gli stranieri erano il 27,2%, ma la quota di quanti sono entrati nei Centri di prima accoglienza (che ospitano i minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento fino all’udienza di convalida, entro le 96 ore) raggiungeva il 54,3% del totale. “Si nota – si legge nel rapporto – una sovrarappresentazione degli stranieri nei luoghi di privazione della libertà rispetto al numero di quanti tra loro entrano in contatto con la giustizia penale”, anche se questa sproporzione mostra un lieve miglioramento nel tempo, tanto che l’ultimo dato sugli ingressi di stranieri nei Cpa è del 38,3%. Se si dà un’occhiata alle uscite dai Centri di prima accoglienza, fra coloro per cui è prescritta la permanenza a casa gli italiani sono il 75% e gli stranieri il 25%, mentre in comunità finiscono il 64,7% delle persone italiane e il 35,5% di quelle straniere.  Fra coloro per i quali è disposta la custodia cautelare in carcere gli italiani sono il 46,7% e gli stranieri addirittura il 53,3%. “A mano a mano – scrive Antigone – che ci si sposta verso misure cautelari più contenitive, si manifesta una sovra-rappresentazione degli stranieri”.

Le sezioni femminili 
Anche rispetto agli ingressi negli istituti penali per minorenni sono sempre molti di più i ragazzi stranieri rispetto a quelli italiani, tanto che i primi superano di oltre il 40% i secondi: “A mano a mano che ci si addentra nei luoghi di privazione della libertà, la selettività a danno dei minori stranieri è sempre più forte”, sottolinea Antigone. E la situazione non cambia se si osserva il numero in base al genere: “Se gli stranieri sono circa la metà delle persone ristrette negli Ipm, nelle sezioni femminili le straniere sono una schiacciante maggioranza” (nel 2009 erano l’82,45 del totale delle ragazze detenute). In generale, per le ragazze più che per i ragazzi vale il principio del carcere come extrema ratio: è di sesso femminile il 17% dei minori denunciati ma meno del 10% di quelli detenuti in carcere.

Sproporzioni tra Nord e Sud
Il rapporto segnala anche una disomogeneità territoriale della popolazione detenuta negli istituti di pena: al Nord e Centro ci sono pochissimi ragazzi italiani, spesso peraltro trasferiti da istituti del Sud, mentre nelle strutture del sud del Paese e delle isole si trovano pochissimi stranieri, anch’essi spesso trasferiti da istituti del Nord. La sostanza è che “gli istituti di pena italiani ospitano solo stranieri o meridionali, con poche eccezioni, tra la cui la principale che interessa entrambi i gruppi è quella dei minori rom”. La stima della presenza di ragazzi rom nelle carceri è “molto approssimativa”, dal momento che sfuggono alle statistiche ufficiali, anche perché possono essere sia italiani sia stranieri (il Dipartimento della Giustizia minorile li stimava al 12% nel 2006, mentre un’indagine del 2009 curata su 5 istituti di pena segnalavano una percentuale del 23,8%).
Il sistema della giustizia minorile mostra dunque una forte difficoltà ad intercettare le fasce più marginali della popolazione che entrano in contatto con il sistema penale. E se da una parte la giustizia minorile sembra “più brava” di quella degli adulti nell’evitare il ricorso al carcere, dall’altra nelle carceri minorili la presenza di soggetti che provengono dagli strati più marginali delle nostre società è maggiore, “e il lavoro da compiere negli istituti di pena – chiude il rapporto di Antigone – ancora più difficile”.

 Rapporto_Antigone 2011

 

(federica grandis)



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