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Se l’Hiv è ancora un tabù

30 Nov Se l’Hiv è ancora un tabù

L’HIV, il virus dell’immunodeficienza umana che provoca l’AIDS e che ha terrorizzato intere generazioni, sembrerebbe scomparso e non riguardarci più da vicino. Eppure nel nostro paese sono decine di migliaia le persone che convivono con l’HIV: in Italia si registrano circa 4000 nuove diagnosi all’anno, con il risultato che le persone viventi sieropositive sono in continuo aumento.
La progressiva diminuzione degli investimenti economici e l’assenza di efficaci politiche sanitarie hanno condotto a un nuovo allarme. Il numero di persone inconsapevoli di avere il virus è impressionante: una su due infatti non sa di averlo. Le diagnosi arrivano tardi perché la percezione del rischio di contrarre l’HIV è bassissima tra la popolazione, e conseguentemente si ricorre poco al test. In materia di HIV e AIDS, la disinformazione è allarmante, perfino sulle modalità di trasmissione del virus.

Restano domande aperte e contraddizioni. Oggi infatti ci si inizia a curare il prima possibile, non appena si scopre di aver contratto il virus. Una terapia tempestiva porta infatti i maggiori benefici per la salute del singolo; rende inoltre le persone sieropositive “non contagiose”, e viene per questo considerata la strategia vincente di prevenzione globale. Nonostante ciò, in Italia il numero delle nuove diagnosi non diminuisce. Di fronte al configurarsi di un problema come di salute pubblica nazionale, le istituzioni sembrano immobili: la politica ha cominciato a disinteressarsi all’HIV e all’AIDS da quando la mortalità è crollata grazie ai progressi della medicina. Sono infatti diminuiti i fondi per la ricerca e quelli destinati alla prevenzione, che è lo strumento indispensabile per far avvicinare le persone al test e informare sui rischi del contagio e le modalità di trasmissione del virus. Le campagne di informazione e prevenzione non esistono più se non in forma di iniziative volontarie di poche realtà associative; i media non si occupano di HIV e di AIDS da più di un decennio.

In uno scenario dove istituzioni e media sono assenti, l’HIV è una patologia che può colpire chiunque, ma che viene vista sempre come qualcosa di altro e lontano da noi. Trovare voci di persone sieropositive che abbiano voglia di raccontare la propria storia è molto difficile: è un segno forte di quanto l’HIV continui ad essere fonte di vergogna e stigma sociale, di quanta ignoranza ci sia ancora in materia di HIV e AIDS. Tutto questo denota la gravità di una realtà che non è ancora accettata socialmente e l’urgente necessità di raccontarla.

 

(giulia elia, autrice del reportage ‘Tabù Hiv’ e vincitrice del Premio Morrione 2017)

 

*** Giulia sarà nella sede del Gruppo Abele il 1° dicembre per discutere con gli studenti e la cittadinanza sul tema dell’Hiv e dell’Aids ***

 



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