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Siani, giornalista a testa alta

22 Sep Siani, giornalista a testa alta

Siani_per_sito_intSono passati 25 anni dalla sua morte, solo uno meno di quanti ne aveva lui quel 23 settembre del 1985. Quel giorno la camorra ha spezzato per sempre la vita, i progetti, le speranze e l’impegno di Giancarlo Siani, giovane e coraggioso cronista napoletano del “Mattino”. Ucciso perché “voleva sapere troppo” e troppo voleva capire. Non solo per fare al meglio il suo mestiere, quello di informare. Ma anche perché si rendeva conto che conoscere le cose è il primo passo per cambiarle, soprattutto se di mezzo ci sono le mafie e quel sistema di omertà, corruzione, illegalità e ingiustizia che le alimenta.
Verità al servizio della responsabilità e dell’impegno: è ciò che ha accomunato il lavoro dei tanti bravi giornalisti uccisi dalla violenza criminale, in Italia e nel mondo. Per noi Giancarlo con la sua passione, la sua onestà, la sua voglia di documentarsi, verificare, raccontare li rappresenta tutti, è il simbolo di un modo “alto” di intendere questa professione, di un’informazione indipendente, libera dai condizionamenti del potere, capace di promuovere una crescita culturale e sociale vera. Ecco perché proprio alla sua memoria – ma indirettamente a quella di tanti altri – abbiamo voluto dedicare il nostro mensile Narcomafie, che nel suo piccolo ha sempre creduto in quest’idea di informazione che è anche un’idea di società, e nella possibilità di realizzarla.

Oggi ricordiamo Giancarlo attraverso le parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, e don Tonino Palmese, referente di Libera-Campania.
 
«Mai come in questo momento è necessario ricordare Giancarlo e ricordarlo nel senso che occorre dare alla parola memoria: impegno.
Giancarlo ci chiede questo. Di non fermarci alle apparenze, di non abboccare alle distorsioni, di denunciare le omissioni. Ci chiede di conoscere, di andare a fondo, di investire su una cultura capace davvero di risvegliare le coscienze.
Giancarlo in queste cose credeva, anzi queste cose le viveva.
Non si accontentava della routine. Non voleva essere complice di un’informazione addomesticata, predigerita, neutrale. Lui l’informazione la cercava, la verificava, la costruiva con cura, passione e rigore, senza riguardo per potenti e criminali, volendo servire solo la conoscenza che è il sale della democrazia e la premessa della giustizia sociale.
Mai come oggi è importante ricordarlo perché è un grande vuoto culturale quello che ci circonda. Un vuoto di servilismi, di silenzi, di leggi che vorrebbero soffocare l’informazione, limitare l’azione dei magistrati, avvolgere di opacità e intoccabilità l’esercizio della disuguaglianza e del privilegio.
Giancarlo ci chiede questo, e allora credo che il modo migliore di ricordarlo, a 25 anni dalla sua morte, è continuare in quello che facciamo ma con più forza, più voglia di collaborare.
Soprattutto con l’entusiasmo e la freschezza di Giancarlo. Cercando di guardare il mondo con i suoi occhi aperti allo stupore, alla rabbia, alla voglia di darsi da fare per costruire qualcosa di più vero e più bello.»

d. Luigi Ciotti

«Celebriamo il XXV anniversario dell’uccisione di Giancarlo Siani, giornalista, ed è ancora forte l’esigenza di VERITÀ  e di GIUSTIZIA. In questi anni, ho letto gli articoli di Giancarlo e mi sono confrontato con le pellicole prodotte sulla vicenda Siani.
Mi dispiace, ma non riesco ad immaginare quale possa essere la VERITÀ . Non vorrei cadere sulle dietrologie giudiziarie perché non sono attrezzato mentalmente dal punto di vista investigativo. Io non riesco a capire quanto il giornale nel quale lavorava Giancarlo fosse direttamente, trasversalmente, indirettamente collegato ai poteri criminali o del tutto estraneo.
Sono un prete salesiano, da anni referente regionale di “Libera – Associazioni, Nomi e Numeri Contro le Mafie” e questa esistenza e allo stesso tempo militanza, mi fanno “giudicare” questa vicenda da una prospettiva che è prima di tutto umana e allo stesso tempo assume una funzione educativa. La magistratura è giunta alla conclusione che Giancarlo è stato ucciso dalla camorra. La camorra che arma le mani dei killer, in vista dell’esecuzione della condanna a morte. Ma la camorra, ovviamente, è anche altro e questo non lo può dimostrare la giustizia. Quando penso alla vita di Giancarlo, anzi quando approfondisco la biografia del giovane cronista ucciso venticinque anni fa, vedo il contesto nel quale si organizzò la “condanna a morte” di Giancarlo, da parte della camorra. Un contesto che oggi si perpetua e giungo pertanto (con pudore) ad alcune conclusioni.
È sistema criminale la precarietà dei lavoratori. È sistema criminale l’assunzione di raccomandati. È sistema criminale vivere in città brutte, violente e ricche solo d’ignoranza. È sistema criminale la politica che non vede e peggio ancora quando collude con il crimine. È sistema criminale non “obbligare” le famiglie a mandare i figli a scuola, ma allo stesso tempo è un crimine non trovare una scuola aperta bella e umana. È sistema criminale non far diventare i bambini ciò che
sono: innocenti. È sistema criminale un’informazione che, ieri come oggi, si innamora delle proprie tesi (magari prezzolate) e non descrive la vita della gente, ma gli inciuci che distolgono l’attenzione dalla vita. È sistema criminale il miti dell’avere e dell’apparire che affolla le pagine dei giornali e delle televisioni. È sistema criminale la demagogia che trasforma uomini mediocri, perché incapaci d’amare, in politici e governanti che dovrebbero aver cura del bene comune, magari con la scelta preferenziale dei più poveri. È sistema criminale quando io, credente, oso dire: addà ì accussì.

Questo e tant’altro hanno determinato l’uccisione di Giancarlo Siani. Eppure, una certezza si fa consolazione e speranza: la memoria di Giancarlo ha messo in vita tanto amore e tanto impegno, mentre il crimine e l’indifferenza dei tanti si dissolve nel nulla. Perciò, penso che Giancarlo vive.»

d. Tonino Palmese



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