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Social network: quello che i genitori devono sapere

20 Nov Social network: quello che i genitori devono sapere

gianfranco_todescoIn questi giorni alla Camera è stata presentata la carta dei diritti in Internet. Una bozza che contiene ragionamenti fondamentali e norme quali il rispetto della dignità; il diritto di accesso in condizioni di parità; il diritto all’oblio; la tutela dei dati personali e dei sistemi informatici. Il 27 ottobre dovrebbero cominciare le consultazioni: ogni cittadino, associazione o ente potrà proporre correzioni al testo e accorgimenti. Abbiamo chiesto a Gianfranco Todesco, Commissario Capo del Nucleo Investigazioni Scientifiche e Tecnologiche della Polizia locale di Torino, quali dovrebbero essere le priorità di questo documento.

“Innanzitutto la protezione. È un diritto fondamentale in rete. Tanto importante quanto complicato, perché rischia di entrare in collisione con la democrazia, la libertà di espressione… Oggi attraverso la rete passano anche le opposizioni ai regimi o le critiche a situazione di privazioni di democrazia. Alcune informazioni sono possibili solo attraverso la libertà della rete, questo è palese. Ma questa libertà deve essere bilanciata con la tutela e il rispetto della dignità della persona. Accanto a questo, non dovranno mancare formazione e consapevolezza: senza ciò le norme tutelanti sono
inutili”.

La rete sta diventando strumento di rappresentanza politica. Quali potrebbero essere i vantaggi e quali i rischi?
“L’apertura della rete sicuramente amplia la possibilità di dare il proprio parere a coloro che hanno vicinanza con le tecnologie che lo consentono. Ma crea un deficit di democrazia rispetto a coloro che non si avvicinano alla rete per comunicare, informarsi o votare. Esiste una fascia di popolazione di età medio-alta, che peraltro è numericamente la maggioranza, che con la tecnologia non ha affinità. La rappresentanza democratica deve garantire
a tutti le stesse possibilità di intervento nella vita decisionale del Paese.

Una volta approvata, la Carta dei diritti di Internet potrebbe essere un’eccellenza italiana. Quanto reputa possibile che diventi un documento esteso all’Unione europea tutta?

“Applicare delle norme nazionali o continentali a un fenomeno (come la rete) globale e mondiale può risultare complicato. Per aggirare il problema e commettere un crimine in rete impunemente è sufficiente posizionarsi su un server al di fuori della legislazione di quegli stati che non consentono quel che si desidera fare. Detto ciò, una legislazione italiana prima ed europea dopo, potrà certamente condurre, con tempi debiti, a una legislazione globale e mondiale. Quindi, la legislazione a livello europeo sarebbe un ottimo punto di partenza, perché metterebbe in moto un’omogeneità di approccio al problema. Sostanzialmente: come esiste la Carta dei diritti dell’uomo che numerose istituzioni hanno fatto propria, anche una carta dei diritti digitali agevolerebbe l’uniformità su alcune questioni fondamentali”

Il mondo virtuale sono uno strumento meglio diffuso e più utilizzato tra i giovani, che spesso escludono gli adulti e i genitori dalla condivisione di questa realtà. Cosa, i genitori, dovrebbero assolutamente imparare sull’uso dei social network?
“Si tratta di un argomento delicato, perché i figli sono cresciuti con
tecnologie che i genitori conoscono poco o non conoscono affatto e quindi non sono in grado di interagire razionalmente con queste tecnologie: o le sottovalutano o le sopravvalutano. Secondo me sarebbe opportuno, ad esempio all’interno delle istituzioni scolastiche, individuare momenti formativi, sia per i ragazzi che per i genitori, sul corretto uso delle tecnologie rispetto ai rischi, tecnologici, giuridici o di carattere patologico. Una formazione diretta sia alla consapevolezza dei ragazzi sia a quella dei genitori”.

Quali sono i rischi maggiori nell’uso dei social?
“Purtroppo sta assumendo sempre più rilevanza la dipendenza da tecnologie e da internet. Che si aggiunge a una serie di dipendenze già conosciute. Molte associazioni si stanno attrezzando con sportelli di ascolto e aiuto verso questa dipendenza. Uno dei primi rischi è appunto la dipendenza.
Un altro rischio che si corre è quello di commettere dei reati inconsapevolmente, tramite l’uso di queste tecnologie, o esserne vittima,
basti pensare alla pericolosità delle relazioni superficiali che spesso internet favorisce, facendo interagire persone che non si conoscono (e che si crede di conoscere). Posto che, il problema maggiormente percepito, dagli adulti verso i più giovani, è la pedopornografia, nella realtà ci sono fenomeni meno conosciuti. Capita per esempio, che in una relazione finita, filmati, foto o documenti di natura intima diventino strumenti per diffamare. Un altro rischio molto diffuso nel mondo virtuale è il cyber-bullismo. Un bullismo reale portato sui social. Vengono filmati atti di violenza e diffusi tramite i canali telematici”.

Come fa un genitore che non fa uso dei social a guidare il figlio verso un uso corretto?
“Ci sono programmi che dobbiamo “installare” per proteggere i nostri figli. Questi programmi si chiamano vicinanza, ascolto, presenza. Essere fisicamente in dialogo e relazione profonda con i figli. Solo questo ci consente di affrontare con loro il disagio. Non esistono sistemi tecnologici per tutelarli. Un esempio: se proibisco a mio figlio l’uso dello smartphone per una punizione, lui andrà a studiare a casa di un amico e navigherà da lì. Nemmeno le dittature riescono, fortunatamente, a inibire l’uso della rete. Questo aiuta a capire come nelle relazioni famigliari, anche in questo caso, non sia l’inibizione la soluzione. Piuttosto la vicinanza e la condivisione. La protezione passa attraverso la relazione profonda con i figli”.

(toni castellano)



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