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Sopra Petrini batteva il “cuore”

13 May Sopra Petrini batteva il “cuore”

13.05.2011 | La Stampa

Quando il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II proclamò l’avvenuta costituzione del Regno d’Italia, nel paese appena unificato erano state censite 210 biblioteche di cui 133 pubbliche, 33 governative e 31 appartenenti a istituti scientifici e religiosi. Sul numero delle librerie invece non esistono dati certi, ma dalle notizie relative alle botteghe librarie delle grandi città è possibile ipotizzare che si aggirassero intorno alle 150.

Il 75% della popolazione era analfabeta con punte del 90% al Sud. La capitale del nuovo Regno, Torino, contava venti botteghe librarie e 200.000 abitanti. In via Carlo Alberto 3 esercitavano i Fratelli Bocca, «librai di Sua Maestà e di Sua Altezza Reale il principe Savoja-Carignano», così recitava l’insegna. L’astigiano Giuseppe Bocca, prima di aprire la bottega con il fratello a Torino nel 1829, aveva fatto dieci anni di tirocinio a Milano di cui quattro come «subalterno» nella libreria Giegler. Questa all’epoca era la più fornita di libri francesi. Qui Cavour acquistava una parte dei suoi libri, gli altri li faceva arrivare da Parigi, Londra e dalla vicina Svizzera.

Nel 1861 Hermann Loescher acquista la libreria Internazionale di via Po 19 dal suo connazionale Gustav Hahmann specializzato in libri inglesi e tedeschi. Al 33 di via Carlo Alberto vi era l’Unione Tipografica Torinese, erede del libraio-editore Pomba. Marietti Pietro esercitava in Via Po accanto al 7 e il fratello Giacinto in piazza San Carlo accanto al 10. Sotto i primi portici di Torino, quelli medievali di Piazza Palazzo di Città, due librerie: la libreria Ormea e la libreria Giovanni Battista Paravia che sarà protagonista per più di un secolo delle vicende editoriali non solo della nostra città e creerà la prima catena di librerie italiane aprendo, dopo Torino, a Firenze nel 1864, quando quest’ultima diviene capitale, e poi nel 1870 a Roma, capitale definitiva del regno. Il libro di cui tutti parlavano quell’anno, in testa alla classifica dell’epoca, era La morte civile del ligure Paolo Giacometti .

Tanti sono i cambiamenti che le librerie hanno vissuto da quel 17 marzo. Fare il libraio significava nella maggior parte dei casi veder coincidere il mestiere con quello di editore ed in molti casi dello stampatore. Tante librerie sono sparite dai centri storici e continuano a sparire. In quegli spazi che ora ospitano altre attività è passata un pezzo di storia del nostro paese. Tra quelle mura tanti librai hanno venduto libri per far crescere il paese ed unificarlo linguisticamente.

Oggi, dopo 150 anni, ripercorrendo i luoghi dove quelle venti botteghe erano ubicate, solo in due casi sono rimaste delle librerie, e non con il nome originario. Come allora, la più alta densità di librerie è concentrata tra Via Po, la zona dell’Università e le vie limitrofe. Certo, dopo un secolo e mezzo la città è cambiata ed è cresciuta: cento librerie per poco meno di un milione di abitanti. Ma il rapporto tra popolazione e numero di librerie è rimasto lo stesso.

Dal 1861 ad oggi tante botteghe librarie hanno aperto e chiuso i battenti. Da Treves a Lattes, il cui fondatore Simone iniziò come fattorino alla libreria Casanova e successivamente aprì la sua bottega nel 1883 in via Garibaldi 3, a Luigi Druetto che aprì in via Roma la bottega e che Piero Gobetti stava per rilevare con il socio Giovanni Gallizio. La stessa sorte tocca alla libreria antiquaria Burlot frequentata da Benedetto Croce e Luigi Einaudi. Delle librerie storiche di proprietà a Torino è rimasta solo la libreria dei pontremolesi Fogola nata nel 1910 e la libreria Viglongo che è legata alla casa editrice fondata da Andrea Viglongo che fu con Gramsci tra i fondatori del partito comunista. Nel 1944 fonda la casa editrice e rileva i diritti per pubblicare l’opera di Salgari. La libreria-editrice si è spostata in via Genova 266 e da questo stabile Giovanna e Franca Viglongo continuano ad editare libri tra cui il famoso Almanacco Piemontese e a vendere libri antichi. Nella loro libreria-magazzino è possibile ancora trovare volumi di Bocca, Casanova, della gloriosa Sten, di Treves, Paravia e tanti altri editori.

La Luxemburg di via Cesare Battisti è nei locali che furono prima della libreria Beuf, succursale di quella di Genova e poi di Giovanni Casanova che ne prese il posto. Torino continua ad avere un rapporto particolare con i libri. È vero che sono scomparse buona parte delle librerie storiche. È anche vero che sono nate tante librerie antiquarie che si sono affiancate a quelle esistenti. Torino è la città italiana che ha più librerie antiquarie, in rapporto al numero di abitanti. Da Soave a Gilibert a Monge a Pregliasco che ha appena celebrato un secolo di attività (si veda la guida www.viedellacarta. it).

Chi scrive lavora nei locali che furono della libreria-editrice Petrini fondata nel 1872 e che aveva la prima sede in via Garibaldi 23. In via Pietro Micca 22 è passato un pezzo di storia di Torino: al primo piano di questo palazzo De Amicis ha scritto il libro Cuore e nell’inverno del 1906 nasceva il Torino calcio. La libreria fu distrutta dalle bombe della seconda guerra mondiale e poi ricostruita. Sempre in questi locali nasce nel 1926 la casa editrice Slavia fondata da Alfredo Polledro che traduce e dà alle stampe I fratelli Karamazov. La storia di questa libreria si intreccia con la storia della casa editrice che deve la sua fortuna ai testi di scolastica su cui intere generazioni di torinesi si sono formate e soprattutto al dizionario di francese Ghiotti che diede notorietà nazionale all’editore.

Nel secondo dopoguerra la libreria era frequentata da tanti intellettuali torinesi tra cui Rita Levi Montalcini, Sanguineti, Getto e tanti altri. Il vicino teatro Alfieri ha sempre facilitato la frequentazioni di attori e attrici, da Macario alla Pampanini e tanti altri che prima di salire all’Albergo Fiorina, sopra la libreria, passavano a prendersi un libro, da Buazzelli a Calindri a Glauco Mauri a Paola Borboni. Anche la vicinanza della casa editrice Einaudi, a poche centinaia di metri in via Biancamano, facilitava il passaggio di scrittori e di intellettuali che dopo le riunioni del mercoledì venivano a vedere le novità degli altri editori. Da dieci anni questo spazio ospita la libreria dell’Associazione Gruppo Abele, La Torre di Abele, che dal 2010 è un progetto condiviso con il Gruppo Editoriale Giunti; tuttavia la scritta storica libreria editrice Petrini 1872 è ancora presente a rendere visibile la continuità tra ieri e oggi, con i libri ancora, nonostante tutto, protagonisti.

UN CICLO PARALLELO
Al percorso «Libri d’Italia», che abbiamo qui avviato nel settembre 2009, affianchiamo da questo numero un viaggio tra i «Librai d’Italia», per raccontare i cambiamenti dall’Unità ad oggi visti attraverso le storie e le vicissitudini delle librerie nelle principali città capoluogo.
Si inizia da Torino, con Rocco Pinto, libraio alla Torre di Abele, che ha ideato e coordinato il ciclo, con i contributi dei suoi colleghi.

 



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