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Spezzare le catene dei più piccoli. Proposte contro la tratta e lo sfruttamento minorile in Italia

23 Aug Spezzare le catene dei più piccoli. Proposte contro la tratta e lo sfruttamento minorile in Italia

Immagine 19Il 23 agosto è la data in cui l’Onu celebra l’abolizione del commercio degli schiavi. Eppure nei circuiti della criminalità, nazionale e internazionale, il traffico di esseri umani è lontano dall’essere sconfitto. Uomini, ma soprattutto donne e bambini sono utilizzati per l’accattonaggio, nel lavoro nero e nella prostituzione su strada e indoor. Il motivo lo sintetizza efficacemente il quotidiano “La Repubblica“: smerciare esseri umani rende ricchi. Al pari del traffico di droga e di armi. E come è ovvio, dietro all’avidità e alla spregiudicatezza dei trafficanti si nascondono cifre allarmanti: quasi tre milioni di vittime di tratta nel mondo, di cui oltre un milione di minorenni, per un giro di affari che si stima superi i 30 miliardi di euro. Più vasto il numero delle persone ridotte in schiavitù: una cifra che supererebbe i 20 milioni di persone, oltre 5 milioni minori.
Proprio sullo sfruttamento minorile, l’associazione Save the Children ha reso noto in questi giorni il rapporto annuale “I piccoli schiavi invisibili”. Una mappatura del fenomeno nel nostro Paese, resa possibile grazie al coinvolgimento di numerose organizzazioni non profit operanti sul territorio nazionale (tra cui On the Road, Dedalus, Terre des Hommes).
In Italia oltre allo sfruttamento sessuale (fenomeno in crescita, tre volte più diffuso al chiuso che in strada, e che riguarda soprattutto minori rumene e nigeriane, ma anche gli adolescenti maschi rumeni tra i 15 e i 18 anni)  persiste l’abitudine di coinvolgere i bambini (spesso di etnia Rom, provenienti dall’ex Jugoslavia e dalla Romania, ma anche minori italiani nelle regioni del sud Italia) in attività di accattonaggio. Da quanto emerge dal rapporto, le nuove tecnologie diventano sempre più un tramite di “aggancio” tra sfruttatori e sfruttati e per questo è necessario approfondire i meccanismi che portano al “reclutamento” on line. Persiste, specie per i minori egiziani, lo sfruttamento lavorativo, nel settore ortofrutticolo o per lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Al termine del rapporto (scaricabile integralmente on line) le associazioni promotrici indirizzano come ogni anno alcune raccomandazioni al Governo italiano e alcune proposte per il contrasto allo sfruttamento lavorativo che ribadiscono l’importanza del lavoro di rete tra istituzioni, associazionismo, sindacati e gli stessi minori coinvolti.

(manuela battista)



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