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StopOpg: a marzo lo sciopero della fame

24 Feb StopOpg: a marzo lo sciopero della fame

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“Autentico orrore indegno di un Paese appena civile”. Queste le parole dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel discorso di fine anno del 2012. Argomento, gli Ospedali psichiatrici giudiziari; istituti inaccettabili per natura, mandato, legislazione, modalità di funzionamento,regole organizzative, gestione. Tanto inaccettabili che dovevano chiudere, per legge, nel 2014. Salvo proroga di un anno, varata il primo aprile 2014, dal Consiglio dei ministri, e motivata dalla mancata realizzazione da parte delle Regioni di quelle residenze per la riabilitazione previste come alternativa agli stessi Opg, le cosiddette Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).
Manca poco più di un mese al primo aprile 2015, data in cui scadrà la proroga. Il coordinamento StopOpg, composto da oltre 40 associazioni impegnate sul campo – tra cui il Gruppo Abele e Libera – impegnate dal 2011,non solo per il superamento, ma per l’abolizione completa degli Ospedali psichiatrici, intende assicurarsi che la proroga abbia fine. Assicurarsi che al posto degli Opg non aprano nuove strutture manicomiali. Assicurarsi che venga nominato un Commissario per l’attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli Opg.
Con questi obiettivi continua la mobilitazione. E la forma scelta questa volta è uno sciopero della fame a catena. I rappresentanti delle associazioni componenti il Comitato nazionale StopOpg hanno stilato un calendario per il digiuno a staffetta, che copre tutti i giorni del mese di marzo. A cominciare, il primo del mese, sarà Stefano Cecconi, coordinatore di StopOpg. Insieme a lui, Giovanna Del Giudice della Conferenza Permanente Salute Mentale nel Mondo. Seguiranno, Franco Corleone garante dei diritti dei detenuti in Toscana, e la senatrice Nerina Dirindin; il 3 marzo,don Luigi Ciotti per il Gruppo Abele e Gabriella Stramaccioni per Libera, il 4 marzo. E poi, Maria Grazia Giannichedda della Fondazione Basaglia; Patrizio Gonnella di Antigone; don Armando Zappolini del Cnca e moltissimi altri ancora. A loro potranno unirsi tutti coloro che intendono prendere parte alla mobilitazione, chiedendo tutti insieme che la legge che determinal’esistenza di queste strutture non continui a “violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, negando i diritti di 1.500 nostri concittadini.


(toni castellano)



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