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Storie di ragazzi che si ribellano al bullismo: il caso di Radio Immaginaria

10 Oct Storie di ragazzi che si ribellano al bullismo: il caso di Radio Immaginaria

silenzio-e-bullismo“L’idea di Radio Immaginaria nasce dal fatto che noi ragazzi sentiamo il bisogno di dire la nostra”. Parla Lorenzo, 17 anni, di Castel Guelfo (Bo), uno dei fondatori di Radio Immaginaria. La radio è gestita da ragazzi che vanno dagli 11 a 17 anni, e tratta temi cari agli adolescenti. Con il programma Scaccia bulli, co-diretto con Radio 24, i giovani hanno trattato il tema del bullismo. Con Lorenzo abbiamo parlato anche di cyber bullismo. I cui dati sono allarmanti: 397 denunce con vittime minorenni in nove mesi. E novanta i minori denunciati.

Da cosa nasce l’idea di questa radio e quali sono i temi trattati?
Il mondo degli adulti non ci considera, pensa che noi siamo solo degli scavezzacollo che non hanno la propria opinione su quello che accade. Invece non è vero. La radio poi è uno strumento mediatico fantastico, utile ed efficace.
I temi trattati sono i più vari: ogni ragazzo dice la sua su ogni argomento. Pensiamo che ognuno debba avere la possibilità di dire quello che pensa, e la radio gli dà possibilità di farlo.

Tra i vostri temi, uno a cui molto vi siete dedicati, in quanto giovani, è il bullismo. L’esperienza della radio, a parer vostro, è utile al contrasto del fenomeno, e se sì, come?
Il bullismo ci riguarda da vicino: frequentiamo ambienti dove casi di questo genere si verificano continuamente, dalla scuola, ai campi di calcio.
Ne abbiamo parlato molto nell’ultimo periodo, specialmente perché abbiamo fatto una collaborazione con Radio24, con il programma Caccia bulli. Dove ognuno di noi ha realizzato un piccolo servizio parlando di un’esperienza che gli era accaduta. È capitato anche a me di farlo, e non me ne sono vergognato, grazie all’aiuto della radio. È proprio per questo che la radio è utile: spesso i ragazzi non riescono ad aprirsi sul tema, nemmeno con la famiglia. Essere inseriti in un ambiente di coetanei che ti capiscono e hanno fatto le tue stesse esperienze ti dà un grande aiuto ad aprirti, e, di conseguenza, a confidarti. È una pratica terapeutica.

Pensi che l’attività di Radio Immaginaria sia utile anche per sensibilizzare le persone sul tema?
Certamente. Ha una funzione terapeutica per i ragazzi ed educativa per tutti gli altri.  I giovani che ci ascoltano sanno che ci possono contattare quando vogliono, così da parlarne in radio, in modo anonimo. L’obiettivo del programma è fare capire al ragazzo interessato che il bullismo non è un ostacolo insormontabile. Bisogna solo prendere il coraggio e parlarne.
Le vittime però non sono solo i bullizzati. Sono anche i bulli fraintesi. Quei ragazzi che sono considerati bulli ma che non lo sono. Ad esempio può succedere che a scuola un ragazzo più grande spintoni un altro un po’ più piccolo: anche se lo fa solo per giocare, questo ragazzo potrebbe passare per bullo pur non essendolo. È l’altra faccia della medaglia. Anche loro sono vittime, e anche per loro Radio Immaginaria può essere terapeutica.

Dal vostro punto d’osservazione, come giovani e comunicatori, la lotta al bullismo italiana – istituzionale e familiare – è sufficiente nei mezzi?
Dipende ovviamente da famiglia a famiglia. Dal punto di vista delle istituzioni si potrebbe fare di più. Attualmente servono sforzi dove il bullismo è più frequente – a scuola o nei luoghi dello sport – in modo da sensibilizzare in primo luogo i ragazzi, in secondo luogo chi li sorveglia, come gli allenatori e i professori. Spesso si pensa che sia un problema che riguarda ragazzi dagli 11 ai 17 anni e basta. Non è vero. I problemi di bullismo possono incidere sulla vita di un ragazzo molto più a lungo.

Secondo te i social media e internet incidono su questo fenomeno, amplificandolo?
È il fenomeno del cyberbullismo:  il bullismo applicato al mondo dei social. Adesso se ne parla di più, perché ci si sta rendendo conto che è un problema grave e frequente. Oggi il primo smartphone arriva nelle mani di ragazzi, o meglio, bambini, tra i 9 e i 10 anni: è necessario sensibilizzarli fin da allora per capire che bisogna stare attenti su internet. Sia perché si può incontrare una persona che fa cyberbullismo, sia perché si può diventare cyberbulli, pensando che non sia una cosa grave.
Noi vediamo continuamente casi di persone perseguitate perché magari hanno fatto una foto particolare, hanno dei modi di fare originali, o per le caratteristiche fisiche. Secondo me, questa pratica è ancora più subdola del bullismo vero e proprio. Il cyber bullismo è molto più snervante e struggente: si viene maltrattati spesso da sconosciuti. Ma i media non vanno solo visti come un problema. Sono anche una risorsa: come è facile essere aggrediti, sui social è altrettanto facile farsi delle amicizie. Certo, virtuali, ma l’importante è avere qualcuno con cui parlare.

Dipende quindi dall’uso che si fa dei social. Certo ultimamente la tendenza è usare la rete anche per importunare le persone. E i bulli coprono tutte le fasce d’età…
Il bullo può essere sia un quarantenne che un bambino di otto anni che non si rende conto di quello che sta facendo. Tra l’altro, si tende a sottovalutare il cyber bullismo, perché spesso non si ha un contatto diretto con l’aggressore. Ma il bullismo dei social può essere anche peggiore di quello classico, soprattutto per il grado di diffusione che possono avere alcuni contenuti.
L’idea di Caccia bulli è proprio quella di far sentire ai nostri coetanei che tutta la comunità di Radio Immaginaria è molto vicina e attenta a queste piccole storie. Che non sono però da sottovalutare. Noi siamo la voce degli adolescenti, non per forza la voce di un solo speaker di Radio Immaginaria, ma anche di un ragazzo che non ha il coraggio di parlare con i suoi genitori. Il nostro punto di forza è che con noi ci si confida in via del tutto anonima: se qualcuno ci manda una storia non diciamo né nome né cognomi. Se serve, li inventiamo. E siamo sempre pronti ad ascoltare tutti.

(giacomo pellini)

 

 



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