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Street Monkeys

24 Mar Street Monkeys

streetmonkeysPochi giorni fa alla Fabbrica delle “e” si è svolto il seminario “Gli adolescenti e i territori dell’appartenenza: relazioni, identità, barriere”, incontro di presentazione e discussione sul lavoro di ricerca svolto sul territorio di Barriera di Milano, nell’ambito del progetto “Street Monkeys” a cura del Gruppo Abele e della Asl To2 di Torino.

Chi sono, cosa fanno e come è possibile approcciarsi in maniera costruttiva ed educativa da parte del mondo adulto e dei servizi agli adolescenti che vivono le nostre periferie oggi? Su questi interrogativi ha provato a fare chiarezza il progetto “Street Monkeys”, realizzato dal Gruppo Abele in collaborazione con il Dipartimento delle dipendenze 2 dell’Asl TO2 di Torino.  L’obiettivo del percorso ha riguardato un’analisi degli stili di vita e di consumo degli adolescenti, italiani e stranieri, che vivono il quartiere, con attenzione a quelli più visibili e problematici, per un’attivazione integrata di interventi specifici sul territorio.

Chi abbiamo incontrato
Ai protagonisti della ricerca, 19 ragazzi italiani e stranieri tra i 14 e i 20 anni, attraverso interviste semi strutturate, è stato chiesto di raccontare le proprie esperienze di vita, socializzazione e aggregazione all’interno del quartiere, con l’obiettivo di comprendere meglio il loro mondo sociale, i significati che essi attribuiscono ai loro comportamenti nel presente e di come si immaginano prefigurano rispetto al futuro.

Cosa ci hanno “raccontato”
L’analisi delle narrazioni ha restituito l’immagine di percorsi di ragazzi in bilico tra le diverse dimensioni della loro vita quotidiana (scuola, lavoro, famiglia, gruppo dei pari), in una continua tensione tra il loro mondo soggettivo e il contesto esterno: da un lato vi sono i sogni, i desideri dei ragazzi per i quali  l’adolescenza è il tempo delle sensazioni forti, della vita al limite (anche della legalità a volte) che viene appresa all’interno dello stesso quartiere; dall’altra si ha un contesto sociale che matura poche attese sui ragazzi, che non attende un cambiamento, bensì un mantenimento delle dinamiche familiari e comunitarie, aspetto che favorisce una condizione di immobilità che si può cogliere anche nel rapporto che i ragazzi hanno con lo spazio, nella loro tendenza a non uscire dal quartiere, per una paura del confronto con un esterno che viene percepito come diverso, più difficile da affrontare.
Sono state raccolte traiettorie di vita complesse di adolescenti che vivono in contesti familiari caratterizzati da difficoltà economiche, da una mancanza di risorse culturali e sociali necessarie a svolgere un ruolo significativo di accompagnamento verso la scoperta delle capacità, competenze e possibilità dei figli.

Giovani stranieri
Questo vale ancor di più per i ragazzi di origine straniera incontrati (principalmente rumeni e marocchini), per i quali si aggiungono le difficoltà di inserimento nella società di arrivo. In tali percorsi, il consumo di sostanze non risulta quindi necessariamente la problematica prioritaria nel percorso del ragazzo, ma si rappresenta come un aspetto della sua vita che non può essere affrontato senza che prima ci si prenda cura dei diversi ambiti della sua vita quotidiana, a partire dalla famiglia, dal rapporto con la scuola e con il lavoro.

Che fare
Oltre a condividere quanto rilevato “sul campo”, il seminario conclusivo è stato un momento di confronto con alcuni referenti di istituzioni e associazioni cittadine che si occupano di migrazione, adolescenti e consumi di sostanze in Barriera di Milano, per condividere e discutere visioni della realtà, oggetti e metodologie di lavoro. Dalla discussione sono emersi alcuni tratti comuni: intanto il fatto che lavorare con gli adolescenti, prevenire i consumi e i comportamenti a rischio indubbiamente significa prendersi cura dei diversi aspetti della loro vita quotidiana. E un punto importante è il mondo adulto intorno che ruota attorno a loro: a partire dai genitori, spesso in difficoltà nel loro ruolo educativo, e gli insegnanti, che si ritrovano spesso soli ad affrontare le complessità dei percorsi di crescita degli studenti. Risulta inoltre importante, dal punto di vista degli educatori e delle agenzie di socializzazione che vogliono costruire percorsi di crescita per i giovani, rendersi visibili sul territorio agli occhi dei ragazzi e individuare gli elementi positivi e negativi del legame che i ragazzi hanno col loro territorio di appartenenza per potenziarli o viceversa modificarli.  Sarebbe quindi importante riflettere sull’idea di spazi nuovi, fisicamente separati dai servizi esistenti, in cui incontrare operatori giovani, mediatori culturali, personale formato all’educativa di strada e pronto a muoversi tra la strada e il servizio, a incontrare i ragazzi nei luoghi di aggregazione informale. Un servizio capace di essere al contempo un luogo ludico e ricreativo, ma anche uno spazio dotato di personale in grado di accogliere e gestire domande di aiuto in tema di consumi.
Solo in questo modo, investendo e condividendo una responsabilità educativa che sappia mettersi in relazione con i modelli di socializzazione appresi dal quartiere, dando vita a “patti educativi locali”, è possibile per gli educatori e gli “attori sociali” che si occupano del mondo giovanile, mostrare a questi ragazzi le alternative (possibili, non imposte) allo stile di vita che hanno scelto, far cogliere loro spiragli di un cambiamento, accompagnandoli nello sviluppo di una coscienza civile e ad essere protagonisti, da giovani e poi ancor più da adulti, di una cittadinanza attiva, partecipe, consapevole.

Chi ha partecipato al seminario finale
La giornata è stata aperta dal Dottor Augusto Consoli con un contributo in merito alle strategie di prevenzione del Dipartimento Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein”. Alla tavola rotonda, moderata da Lucia Portis del Sert di via Ghedini, hanno partecipato Laura Marzin, Responsabile dell’Ufficio Minori Stranieri del Comune di Torino, Nunzia Del Vento, dirigente scolastico e coordinatrice della IV Commissione Sanità e Servizi Sociali della Circoscrizione VI del Comune di Torino, Riccardo D’Agostino dell’Associazione Asai, Angelo Giglio, Responsabile del Sert di via Ghedini e Nicoletta Ponasso, psicologa del Dipartimento Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein”. Il pomeriggio è stato aperto da Roberto Bertolino, del Centro Franz Fanon, a seguire la tavola rotonda moderata da Michele Gagliardo, durante la quale Nicola Pelusi e Luca Delmonte hanno portato i contributi in merito ai progetti di prevenzione territoriale, attivi rispettivamente sul territorio di Barriera di Milano a Torino e Reggio Emilia.

(report a cura di michele gagliardo ed elisabetta bosio)



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