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Tagliamo le ali alle armi!

03 Apr Tagliamo le ali alle armi!

Anche il Gruppo Abele, e il suo presidente Luigi Ciotti, hanno aderito all’appello contro l’acquisto di 90 caccia-bombardieri F-35, recentemente confermato dal Ministero della Difesa.
La campagna per scongiurare questo imponente investimento militare è iniziata tre anni fa, ma le associazioni promotrici – Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della Pace – puntano oggi a rilanciarla proprio alla luce delle ultime dichiarazioni governative.

Sabato 25 febbraio in cento piazze d’Italia, tra cui Torino, si è tenuta una mobilitazione delle realtà aderenti, per chiedere di rivedere la decisione – come stanno facendo altri Paesi, e visto che la rinuncia all’acquisto non comporterebbe alcuna penale – e in generale di ridurre le spese di difesa e per gli armamenti.
Di fronte alla situazione di crisi economica, ai tagli a settori cruciali come la scuola, la sanità e i servizi sociali, e ai molti sacrifici imposti ai cittadini, la scelta di acquistare solo 90 aerei da guerra invece dei 131 inizialmente previsti è considerata insufficiente. Si tratterebbe comunque – sottolineano i firmatari dell’appello – di un investimento di oltre 10 miliardi di euro, da sommare ai 30 necessari per la gestione: soldi che potrebbero essere utilizzati per rilanciare l’economia, il lavoro e le politiche sociali.
Le ricadute occupazionali dell’investimento sono incerte, mentre chiaro appare il “tradimento” dello spirito dell’articolo 11 della Costituzione. Le stesse agenzie internazionali, come l’Onu e l’Unione Europea, tendono sempre più a declinare i concetti di “pace” e “sicurezza” in termini di benessere, coesione sociale, diritti, opportunità e tenuta delle istituzioni democratiche: tutti obiettivi che si affermano attraverso l’istruzione, le politiche per l’ambiente, il lavoro e il welfare, e non certo grazie alle armi.
Messaggio chiave dell’ultima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, l’appello contro l’acquisto degli F-35 ha raccolto molte nuove adesioni nella giornata di mobilitazione nazionale, a ribadire che, di fronte all’impoverimento materiale e culturale del presente, le uniche “armi” vincenti sono quelle della pace e della giustizia.
Le firme raccolte verranno inviate entro il 1 marzo al Parlamento, dove la questione dell’acquisto degli F35 dovrà essere discussa.

Il testo dell’appello:
Mentre con le manovre di bilancio del 2011-2012, per pareggiare i conti dello Stato, si chiedono forti sacrifici agli italiani con tagli agli enti locali, alla sanità, alle pensioni, all’istruzione, il Governo mantiene l’intenzione di procedere all’acquisto dei cacciabombardieri d’attacco F35 “Joint Strike Fighter”.Il nuovo annuncio del Ministro Di Paola di riduzione a 90 esemplari non significa nulla: nessun contratto è ancora stato firmato e possiamo quindi fermare completamente questo acquisto (anche perchè la proposta rimodulazione della Difesa deve passare per una discussione parlamentare)
Quello del caccia F-35 è un programma che ad oggi ci è costato già 2,7 miliardi di euro e ne costerà – in caso di acquisto di 131 aerei – almeno altri 15 solo per l’acquisto dei velivoli, che potrebbero scendere a 10 miliardi con una riduzione a 90 (il prezzo unitario si alzerà, secondo l’azienda produttrice Lockheed Martin). Complessivamente arriveremo arrivando ad un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.
Le manovre approvate porteranno gravi conseguenze sui cittadini: si stimano proprio in 20 miliardi i tagli agli Enti Locali e alle Regioni (che si tradurranno in minori servizi sociali o in aumento delle tariffe), ed altri 20 miliardi saranno i tagli alle prestazioni sociali previsti dalla legge delega in materia fiscale ed assistenziale, senza contare il blocco dei contratti e degli aumenti ai dipendenti pubblici e l’aumento dell’IVA che colpirà indiscriminatemante tutti i consumatori.
Il tutto per partecipare ad un progetto di aereo militare “faraonico” (il più costosto della storia) di cui non si conoscono ancora i costi complessivi (cresciuti al momento almeno del 50% rispetto alle previsioni iniziali) e che ha già registrato forti critiche in altri paesi partner (Norvegia, Paesi Bassi, Australia, Canada) e addirittura ipotesi di cancellazione di acquisti da parte della Gran Bretagna. Senza dimenticare che, contemporaneamente, il nostro paese partecipa anche allo sviluppo e ai costosi acquisti dell’aereo europeo EuroFighter Typhoon.
Con i 15 miliardi che si potrebbero risparmiare cancellando l’acquisizione degli F-35 JSF si potrebbero fare molte cose: ad esempio costruire duemila nuovi asili nido pubblici, mettere in sicurezza le oltre diecimila scuole pubbliche che non rispettano la legge 626 e le normative antincendio, garantire un’indennità di disoccupazione di 700 euro per sei mesi ai lavoratori parasubordinati che perdono il posto di lavoro.
Siamo convinti che in un momento di crisi economica per prima cosa siano da salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini, investendo i fondi pubblici per creare presupposti ad una crescita reale del Paese senza gettare i soldi in un inutile e costoso aereo da guerra.
PER QUESTO CHIEDIAMO AL GOVERNO DI NON PROCEDERE ALL’ACQUISTO DEI 131 CACCIABOMBARDIERI F35 E DESTINARE I FONDI RISPARMIATI ALLA GARANZIA DEI DIRITTI DEI PIU’ DEBOLI ED ALLO SVILUPPO DEL PAESE investendo sulla società, l’ambiente, il lavoro e la solidarietà internazionale.

 Firma l’appello



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