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Tav: fermatevi! Un appello a istituzioni e politica

26 Jun Tav: fermatevi! Un appello a istituzioni e politica

NO_TAV_1_300x200La Valle di Susa sta vivendo le sue ore più difficili: oltre 2.000 uomini delle forze dell’ordine in queste ore stanno sfondando i presidi dei manifestanti che chiedono di fermare la costruzione della Tav. L’autostrada verso la Francia è stata chiusa e in parte bloccata, un fitto lancio di lacrimogeni sta interessando tutta l’area di Chiomonte. Sindaci e cittadini valsusini si stanno battendo per fermare la costruzione della linea di Alta Velocità, che definiscono inutile e pericolosa, data l’alta densità di amianto presente nelle montagne della zona. Dall’altra parte, il ministro Maroni è stato chiaro: “Il cantiere si apre entro il 30 giugno, e l’opera si fa, altrimenti dovremo dire addio alle centinaia di milioni del contributo Ue”. Don Luigi Ciotti promuove con altri esponenti del mondo del sociale, della cultura e della politica un appello alla responsabilità e alla mediazione, affinché si costruisca un’agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.

“I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.
Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente.
Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.
Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza, ma di responsabilità e di intelligenza politica”.

Primi firmatari
Don Luigi Ciotti, Paolo Beni, Marcello Cini, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli



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